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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

Attualità

DEPRESSIONE GIOVANILE
una storia vecchia come il mondo 

Antonia Bonomi  

Gioventù bruciata, film culto del 1955 che ha dato il nome ad una generazione, era avanti sui tempi e descriveva qualcosa che, per gli italiani medi, a quel tempo era impensabile: figli che si ribellano ai genitori, che rischiano la vita per gioco a bordo di automobili lanciate a folle corsa? Forse qualcuno ci sarà stato, ma la diffusione dei giornali era relativa, la radio trasmetteva canzonette, i notiziari davano l'essenziale e la televisione era cosa di pochi, solo i fattacci clamorosi avevano risalto, come i casi Montesi e Fenaroli- Ghiani o la rapina di via Osoppo, le "piccole cose locali" non arrivavano certo alle orecchie di noi bambini o ragazzini. L'automobile, poi, era un sogno per i genitori, figuriamoci se c'era qualche ragazzo che pensava di sfasciarla in una gara suicida. Quello sarebbe arrivato dopo.  Quanto ai giornali, se ripenso a quelli che circolavano in casa mia, siamo sempre stati accaniti lettori, mi viene da ridere. Oltre al quotidiano, che non potevamo leggere se non di nascosto, ricordo la Domenica del Corriere per tutti e Mimosa, tutt'altro che femminista malgrado il nome, per noi figlie. Era "per ragazze", c'erano consigli d'ogni genere, ma soprattutto regole di buona creanza, di pulizia dentro e fuori. Era un mondo fasullo quello che illustrava? Non credo, visto che era pari pari un giornale femminile dei nostri giorni, con tanto di moda chic delle sorelle Fontana, Gattinoni, Schubert, che la sarta di famiglia ricopiava fedelmente, t'insegnava a fare la manicure mettendo in evidenza le mani e la tecnica che dovevi usare, non tette e  sederi per attirare maggiormente l'attenzione. Insegnava ad apparecchiare la tavola, a sedersi compostamente (non a cosce aperte come si vede  continuamente nella pubblicità del giorno d'oggi), a cucinare, tutte cose da "brave donnine", non lo metto in dubbio, ma che non mi ha fatto male sapere. Nessuno m'impediva di leggere anche L'Intrepido, Topolino, ho letto tutto Salgari, tutti i libri delle collane Salani, quelle con la copertina di tela rossa, di morti ammazzati ce n'erano in tutte le salse, ma non erano gratuiti, era il Bene che lottava contro il Male, avevano una loro morale. Quanto alla vita familiare, c'erano regole precise da seguire e non si sgarrava: oltre al massimo rispetto verso i genitori, dovevi collaborare attivamente all'andamento della casa e anche all'economia della famiglia se era necessario. Avevi  compiti da svolgere, e dovevi dare il meglio, non solo del tuo meglio, ti facevano vedere una cosa una volta, dovevi impararla e non sbagliare. Eri malinconico, avevi crisi di pianto, eri un po' irritabile? Crisi di crescenza era la frase sbrigativa, tutt'al più una bella cura di ferro, l'odiosissimo olio di fegato di merluzzo e bistecche di cavallo. Per non prendere l'olio di fegato di merluzzo, liquido e con il cucchiaio che faceva veramente schifo, allora non c'erano le perline che ho poi usato per le mie figlie, ti facevi passare la malinconia, anche se il tuo disagio non era solo il classico derivato dal rapporto genitori-figli, ma qualcosa di più tangibile, dato da fatti di cui, oltre tutto, eri vittima e non artefice. Ma le cose non si sapevano, se c'era qualcuno che accoltellava la madre o si suicidava non diventava un tormentone, in ogni caso il timore della pena serviva da deterrente, almeno per me considerando che pur vedendo molte cose storte e provando a volte, lo confesso, l'istinto omicida non mi è mai venuto in mente di andare oltre il pensiero che, forse, il mondo sarebbe stato meglio senza tizio o caia, leggi patrigno e sorellastre, di sicuro sarei stata meglio io. E per rigare diritto, bastava la minaccia  che saresti finito in collegio, inteso come correzionale, solo perché non eri stata rapida a portare le pantofole a papà quando rientrava o, non essendo stata l'ultima ad andare in bagno, non avevi sostituito il rotolo di carta igienica finito. Non solo, ti portavano sempre ad esempio qualcuno che era più bravo di te, c'era sempre una pietra di paragone con cui dovevi misurarti, ma erano paragoni umani come la compagna di scuola che prendeva voti migliori, magari solo perché era la cocca dell'insegnante, e se avevi amor proprio cercavi… di fare del tuo meglio.
Ai nostri giorni, con una frequenza che sembra avere un'accelerata ogni giorno che passa, la cronaca ci rimanda fatti spaventosi, e parlo solo di quelli commessi da giovani, non degli adulti che sterminano la famiglia o madri e padri che ammazzano i figli come sembra stia diventando di moda. Ragazzine e ragazzini che si suicidano per un brutto voto, per una pena d'amore, che commettono omicidi efferati, che si riuniscono in bande per commettere furti, per uccidere. Disagio giovanile è diventata l'etichetta della vecchia "crisi di crescenza", gli adolescenti sono depressi, le ragazze lo sono in numero doppio rispetto ai maschi, la colpa di chi è? Naturalmente dei genitori sordi che non capiscono, dei genitori che lavorano, dei padri assenti. Ma, mi chiedo, quando mai i padri sono stati presenti, se non per rincarare la dose delle sgridate, e delle sberle, che già avevi avuto dalla mamma? Quando e quanti sono stati i genitori illuminati che nel passato, oltre tutto molto più ignorante o meno  informato, hanno dialogato con i figli, hanno cercato di capirli? Ci saranno stati, non dubito, come ce ne sono tuttora, ma il nocciolo della questione non è solo o tutto nel tipo di educazione che ricevi, quanto in ciò che sei, che hai dentro. Perché questa recrudescenza? Dopo avere riflettuto a lungo, me la spiego seguendo queste linee. Primo: non ci sono più regole in famiglia, i giovani non hanno più doveri, ma gli sono stati dati solo diritti. Inutile girarci attorno, banalmente si diceva che è la regola che mantiene il convento, se non ci sono limiti si sconfina. Secondo: che esempi hanno questi ragazzi, con la televisione come "tata", giochetti elettronici prima d'imparare a leggere e scrivere (infatti si sente come parlano!), con la calcolatrice invece di fare i conti sulle dita, che ti prendevi pure una sberla perché dovevi farli a mente? Hanno esempi d'impunità, compassione e titoloni sui giornali più la fai grossa, prostitute ree confesse che diventano personaggi televisivi  pagati milioni, signore senza arte né parte altrettanto, esempi di ragazzotte svestite a tutte le ore del giorno che ballonzolano nei vari spettacoli televisivi, programmi televisivi dove chiunque può andare purché abbia qualcosa da recriminare e dove non t'insegnano certo le ipocrite belle maniere del formalismo,  modelle svestite che sfilano in passerella e seni al vento, anche palpeggiati, per presentare un profumo, mani maschili e femminili che si abbassano vicendevolmente le mutande per una casa di mode, due donne che si toccano rispettivamente  le tette per una linea di abiti, o con un serpente che, guarda caso, sta tra le cosce aperte di una anoressica signorina. Sesso a mitraglia sugli schermi, sui giornali, sui cartelloni stradali. Ragazze depresse? E ci credo. Ma le avete viste mangiare? Insalata e qualche yogurt quando ancora dovrebbero mangiare piatti di pasta, latte, carne e pesce per crescere. Già, ma la moda impone di essere filiformi, perciò si tira la cinghia e a dodici, tredici anni si trascinano stancamente in giro su scarpe dalla suola impossibile e truccate come mascheroni, ombelico al vento. Di maschietti arrapati ce ne sono sempre stati, magari non ti spiegavano il perché ma nei tempi andati t'insegnavano non solo a difenderti, ma t'imponevano di non metterti nella condizione di essere aggredita perché tu puoi essere una brava ragazza finché ti pare, ma il porco è sempre in agguato. Se di sesso si parlava poco, e non certo con i giovani, ora se ne parla troppo, se ne vede troppo anche dove non sarebbe il caso, e la libertà è eccessiva. Bombardati dalla violenza e dal sesso, senza le odiose vecchie regole, con l'esempio quotidiano che se sei furbo vinci, se fai la troietta hai successo, in giro non si vedono che calciatori spompati e comparse televisive assurti al rango di vip, dove volete che vadano quanti non hanno qualcosa di proprio dentro? Non c'è niente di nuovo sotto il sole, intendiamoci, furbi e troiette ce ne sono sempre stati, le raccomandazioni hanno sempre funzionato, solo che adesso è tutto ampliato e lo spirito emulazione, purtroppo, non è un'invenzione, i deboli esistono e non è certo tutto l'andazzo dei media odierni la cura adatta per contenere il male.