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Anno 12
Numero 6
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Attualità
ELUANA,
ora che cosa sarà di noi?
Antonia
Geninazza
Eluana
Englaro è morta il 9 febbraio 2009 alle ore 20.10 dopo diciassette anni di coma
vegetativo irreversibile. La notizia è stata data in tempo reale dal Tg1, per
pochi secondi come lancio di agenzia senza conferme e immediatamente confermata.
Negli ultimi dieci anni la vicenda di questa ragazza era andata man mano
montando nelle cronache per la battaglia portata avanti dal padre che chiedeva
di permettere a sua figlia di morire perché, diceva, questa era la volontà di
Eluana, espressa poco prima dell’incidente automobilistico che l’aveva
ridotta ad un vegetale. Le foto di questa ragazza sorridente nel fiore dei suoi
vent’anni hanno invaso giornali, televisioni, dopo anni di cause legali il
Tribunale aveva dato ragione al padre consentendo che venisse sospesa
l’alimentazione-idratazione forzata che la manteneva “in vita”. È
iniziato il balletto tragico andato avanti per mesi della ricerca delle
strutture idonee a consentire che si concludesse la vicenda terrena di Eluana,
chi si offriva, chi si ritirava, finché una casa di riposo di Udine si è
offerta, si è creato un comitato apposito di medici e infermieri per espletare
il pietoso compito, la ragazza è stata trasportata… e si è scatenato il
finimondo.
I favorevoli alla sospensione dell’alimentazione-idratazione forzata la
consideravano accanimento terapeutico, i contrari a gridare all’eutanasia,
all’omicidio, all’assassinio. E all’improvviso il governo, nelle vesti del
presidente del consiglio, ha deciso sui due piedi di varare un decreto legge per
impedire che la sentenza del tribunale fosse eseguita. Un decreto a tambur
battente, il Presidente della Repubblica rifiuta di firmarlo, il governo
prosegue con una legge da varare a forza e le chiacchiere… le chiacchiere…
le chiacchiere. Appunto, le chiacchiere. Su come fosse in realtà Eluana dopo
diciassette anni sono circolate le versioni più diverse: fiorente, sorridente,
i lunghi capelli neri e ricci sparsi sul cuscino, affidata alle amorose cure
delle suore misericordine che dicevano di portarla in giardino quando era bel
tempo, di sentire che rispondeva alle loro carezze. Immobile, rigida, con gli
arti deformati secondo un articolo del 2002, con il sondino naso gastrico.
Eluana, si legge, ha avuto la disgrazia di avere risparmiata la zona cerebrale
deputata alla respirazione, mentre la corteccia dell’encefalo è
irrimediabilmente lesionata. Non sono un medico, ma se il Prof. Umberto Veronesi
nel 2001 e allora ministro della Sanità si era espresso a favore della
sospensione dell’alimentazione-idratazione forzata in pazienti in stato
vegetativo che avessero espresso la volontà di non essere mantenuti in
“vita” in quelle condizioni, perché considerare assassino un padre che
cerca di esaudire la volontà della propria figliola? Quante crudeltà, quante
cattiverie verso quest’uomo, in uno dei cosiddetti salotti della televisione
privata ho sentito un esperto psico qualche cosa gridare che è emblematica la
mancanza della figura della madre in questa vicenda, dov’è la madre, perché
non si vede la madre? Forse, il mancato predicatore e ora psicologo non sapeva
che la madre della ragazza è gravemente ammalata, ha un tumore. E in mezzo al
mare di chiacchiere ecco il presidente del consiglio affermare che “Eluana
potrebbe anche procreare se fosse inseminata”. Pietà, ma per lui, mista a
ribrezzo per la sua grossolanità, perché anche davanti al corpo inerte di una
donna che non ha coscienza di sé non sa fare altro che pensare ai genitali.
Ora, Eluana è morta, riposi in pace. Dal decreto di legge improvvisato si
pensa, si spera che finalmente si parli del testamento biologico e mi auguro
ardentemente che venga permesso al comune mortale che lo desidera di esercitare
il proprio libero arbitrio e rifiutare macchinari, accanimenti terapeutici anche
se rappresentati “solo” da quel sondino che permette
l’alimentazione-idratazione di un involucro.
Nel mare magnum delle chiacchiere dei medici che a quanto ho capito non sanno
niente (e per dolorosa esperienza personale non ne ho mai trovati tre che
facessero le stesse diagnosi) e dei politici che cercano solo consensi
dall’elettorato, sono due le considerazioni che mi girano per la testa:
1)
la persona in stato vegetativo non avverte dolore, non ha coscienza del
proprio stato, vegeta in un letto affidato alla famiglia o ad altri che si
occupano di tutte le sue necessità. Non c’è che una remota speranza, un
miracolo, che possa recuperare uno stato di vita cosciente.
2)
la persona in stato vegetativo avverte dolore ed è cosciente del proprio
stato, ma è intrappolata nel suo silenzio, nella sua immobilità, nel suo
limbo, ma non può esprimere le proprie sensazioni. Per me non ci sono che due
ipotesi: o ringrazia chi si prende misericordiosamente cura del suo corpo,
oppure si dispera.
Non sono un medico e credo che non sia possibile sentire per anni e anni
dolore, disperazione per la propria condizione di involucro maneggiato per
quanto misericordiosamente dagli altri senza che qualcosa non trapeli
all’esterno. Sia nel primo punto sia nel secondo ritengo indispensabile il
testamento biologico, che ognuno dica cosa vuole per sé nel malaugurato caso
dovesse accadergli una disgrazia simile, e continuo ad augurarmi che lo stato mi
consenta di rifiutare “il rifornimento di acqua e cibo” per usare la frase
dell’ineffabile cavaliere se il mio corpo è un involucro inerte, lo riterrei
accanimento. Chi vuole continuare a “vivere” lo faccia, ma se io non voglio,
voglio che la mia volontà sia rispettata, mi sentirei violentata
psicologicamente e fisicamente, umiliata nel pensare che altri puliscano le mie
inconsapevoli deiezioni e questo non per superbia ma per dignità o, almeno,
quella che io considero dignità.
E, mi chiedo, come mai la Chiesa accetti le scoperte della scienza quando si
tratta di mantenere in “vita” una creatura incosciente e vieti
l’inseminazione artificiale che potrebbe far nascere esseri vivi e vitali.
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