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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Attualità
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LULA
il miracolo brasiliano che dà fiducia al mondo: quello no-global
Sara
Robibaro
Sono
molti a scommettere che il miracolo brasiliano fallirà. Sono molti gli scettici
che credono all’impossibilità di un miglioramento economico del Brasile.
Invece Luiz Ignacio Lula da Silva e i componenti del suo governo sono convinti
di farcela. Forse perché sono degli idealisti o forse perché l’esempio di
Belem, cittadina alla foce del Rio delle Amazzoni, gli dà speranza. Edmilson
Rodriguez, sindaco di Belem e membro del Partito dos Trabalhadores di Lula,
amministra da 6 anni quelle terre desolate con ottimi risultati. I miglioramenti
nella zona sono dovuti soprattutto al fatto che il popolo prende parte alle
iniziative dell’amministrazione: è stato creato un congresso della città di
50 rappresentanti eletti dalle assemblee dei quartieri. La partecipazione
diretta dei cittadini dà fiducia e crea entusiasmo. A Belem sono stati attivati
progetti sanitari per i più poveri, programmi culturali e borse di studio per i
“meninos da rua” (ragazzi di strada), nella cittadina sperduta e arretrata
si è verificato in piccola misura quello che Lula intende fare per il grande
Stato brasiliano.
Luiz Ignacio da Silva, 57 anni ed ex operaio metalmeccanico, ha alla spalle una
passato da rivoluzionario e dissidente. Lula è un uomo che ha conosciuto la
dittatura militare e le sue prigioni. E’ un ex sindacalista che ha imparato a
comprendere i problemi economici del paese e conserva l’amore per il suo
popolo. Così descritto sembrerebbe più un eroe da romanzo che un politico del
2003. La stessa stampa brasiliana vicina alla destra lo ha sempre dipinto come
un “politico romantico fuori dalla realtà, cui non si potrebbe affidare
nemmeno la gestione di un condominio”. E’ pur vero che il neo Presidente del
Brasile si è preso una grande responsabilità davanti al suo paese e al mondo
intero dicendosi convinto di “abbattere il muro della fame” e di risanare
l’economia che soffre di un gravoso debito con il Fondo Mondiale
Internazionale e con le banche straniere. Ma Lula dopo nemmeno 10 mesi di
governo ha già dimostrato grandi capacità: la finanza pubblica ha incassato il
più alto surplus mai registrato, è stata appena promossa la riforma delle
pensioni grazie alla quale la previdenza sociale verrà allargata a 4 milioni di
brasiliani, è in programma un piano di opere pubbliche a bassi tassi di
interesse per incentivare lo sviluppo. Il Brasile è un paese che negli ultimi
10 anni ha già vissuto l’illusione del cambiamento e ne è rimasto deluso.
L’ex Presidente Fernando Henrique Cardoso aveva portato avanti ambiziosi
programmi di privatizzazione insieme a un abbassamento delle barriere
economiche, cosicché il Brasile era divenuto per un certo lasso di tempo mira
degli investitori stranieri. Ma l’entusiasmo per le potenzialità del Brasile
è stato ben presto sedato. Anche per questo molti cittadini brasiliani vedono
in Lula una speranza, ma tanti altri se ne stanno a guardare col timore che il
piano del governo possa fallire gettando il paese per l’ennesima volta nello
sconforto e nella fame. Per questo quando Luiz Ignacio Lula da Silva ha vinto le
elezioni ha detto: “la speranza ha vinto la paura”, riferendo al coraggio e
alla fiducia che il Brasile gli aveva dimostrato.
Al World Economic Forum di Davos Lula ha chiesto stanziamenti ai G7 per creare
un fondo mondiale per abbattere il “muro della fame”, per far sì che i
paesi dell’America Latina non siano più considerati di serie B, creando un
libero mercato che aiuti il Brasile nella crescita economica. Il grande problema
di questi paesi va risolto cambiando l’ordine economico mondiale ed eliminando
le pesanti barriere monetarie legate all’esportazione. Uno spirito di
collaborazione da parte dei giganti del mondo creerebbe un nuovo equilibrio
economico fatto di maggiore equità e democrazia. Ma sono pochi gli Stati
disposti a mettere in discussione le proprie ricchezze per aiutare i paesi che
soffrono ancora la fame. “Una mancanza di democrazia sociale ed economica –
ha affermato Luiz Ignacio Lula da Silva in un articolo al The
Guardian – minaccia la democrazia in genere. I valori della solidarietà
sociale sono in crisi.”
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