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Direttore responsabile
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Attualità ALBERTO SORDI ti chiedo pubblicamente scusa
Antonia Bonomi Caro Alberto Sordi, dovunque tu sia ti chiedo pubblicamente scusa per averti accusato per anni di rappresentare un italiano nel quale non mi riconoscevo. La folgorazione l’ho avuta domenica 21 dicembre 2003, mentre nel corso del Tg1 delle 13.30 ascoltavo il conduttore Francesco Giorgino intervistare, tra virgolette l’intervistare perché in realtà il pezzo era quella che in gergo si chiama una marchetta gigante con i tre che si facevano i complimenti, affermare che il film Vacanze in India, o qualcosa di simile, interpretato dalla svaccata coppia De Sica- Boldi “è uno spaccato dell’Italia di oggi, con i suoi vizi e le sue virtù”. Il solo pensiero che quei due sciamannati, volgari nell’immagine e nelle performance cinematografiche rappresentassero uno “spaccato dell’Italia di oggi, con i suoi vizi e le sue virtù” mi ha sconvolta quasi più delle due ore e passa di conferenza stampa di Berlusconi andate in onda due giorni prima nello stesso spazio. La prima punta d’irritazione l’avevo avuta quando la coppia di attori, attori sempre tra virgolette, è stata presentata perché, per quanto accenda poco la televisione, da quindici giorni li vedevo imperversare in ogni dove, tipo Vespa, reclamizzando questo loro sottoprodotto annuale che, non per snobismo ma per debolezza di stomaco, non ho mai visto, la seconda punta di irritazione con risata incorporata è scattata quando il rigido conduttore dagli occhi cerulei ha svelato di avere nel film “una piccola particina”. Ale’, eccolo di nuovo il Giorgino lapalissiano: se dici che è piccola, non serve aggiungere particina”, questa non è modestia, è errore. La terza è che non capisco come la televisione pubblica reclamizzi certe schifezze, ha forse contribuito a realizzarle? Per concludere, le mie scuse prima mentali e poi pubbliche ad Alberto Sordi: non mi riconoscevo e non mi riconosco nei tuoi personaggi, ma riconosco che i tuoi spaccati sull’Italia e sugli italiani avevano un altro spessore. Se adesso sono i film di quei due con conduttore incorporato a rappresentarci, non ci resta che constatare che al peggio non c’è mai fine e levare al cielo uno sconsolato “mio Dio, come siamo caduti in basso”.
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