Lattuale situazione della sanità in
Italia, avendo registrato un aumento dinteresse del pubblico e di utenti che
richiedono interventi terapeutici diversi daIlutilizzo della medicina ufficiale o
"convenzionale", ha sollecitato la necessità di una regolamentazione della
materia e dellemanazione di normative idonee a tutelare sempre la salute
dellindividuo (principio costituzionalmente garantito) e la sua informazione per una
corretta e consapevole scelta sulIefficacia del tipo dintervento medico
adottato.
In Europa (e nel mondo) già operano Scuole organizzate sui criteri e
metodi diversi dalla medicina ufficiale, con norme che regolano, sulla base di
raccomandazioni ufficiali (tra cui la risoluzione del Parlamento Europeo in data
29.05.1997), che invitano gli organi comunitari ed i singoli Governi ad emanare una serie
di norme regolanti e che regolano la materia; invito recepito anche dal nostro Paese con
una proposta di legge della Camera del Deputati (n. 3891 del 19.06.1997), sulla cui
efficacia e sul cui esito però non si hanno riscontri oggettivi.
Ma che cosa sintende per "omeopatia"? Con tale
termina si indica quel tipo di terapia scoperta solo 200 anni fa da Samuel Hahnemann e
fondata sul principio sul principio che "il simile cura il proprio simile"
(cosiddetta Legge dei Simili); in base al quale si è scoperto che delle piccole quantità
di ciò che causa la malattia sono somministrate al paziente per stimolare il suo corpo ad
autocurarsi; pertanto i sintomi del male sono indicazioni che il corpo sta combattendo per
curarsi da solo, attivando cosi quei processi di attivazione delle difese immunitarie già
presenti nel nostro corpo, che è cosi sollecitato a contrastare efficacemente la
malattia.
Gli omeopati, pertanto, partono dal presupposto che molta parte del
trattamento omeopatico sia preventivo tanto quanto curativo; per cui invece di prescrivere
medicine che si sostituiscano alle difese del corpo (come ad esempio gli antibiotici),
ponendo Iattenzione alle tendenze del sintomi, incoraggia dolcemente il corpo ad
autorisanarsi, lasciandolo poi più forte di prima. Ma al fine di predisporre la cura
appropriata, Iomeopata (II cui esercizio costituisce sempre "un atto
medico"), sulla base di forse una delle più complesse terapie da capire, dovrà
prendere in esame ogni aspetto della vita del paziente:
lalimentazione, le abitudini, le modalità del sonno, gli umori,
Iambiente, le emozioni e tutto quanto utile per comprendere quel complicato
meccanismo che regola lequilibrio psicofisico di ciascuno.
In un intervista apparsa di recente sulla stampa, il caposcuola della
omeopatia italiana, prof. Antonio Negro, spiega che attualmente in Italia ed
aIlestero è in atto una modifica sostanziale della omeopatia dal messaggio
originale di cui sopra si sono sinteticamente descritti i presupposti, ad una omeopatia
"ibrida e meticcia"; la quale al posto della vera omeopatia sostituisce quella
priva di studi preventivi ed attenti del malato nella sua individualità.
Ma, se questa terapia ha II pregio di non introdurre sostanze tossiche
o chimiche che per curare possono "inquinare" il nostro corpo, ci si chiede
quali siano stati I motivi che hanno spinto anche una autorevole rivista internazionale,
"The Lancet", a sollevare dubbi sui risultati ottenuti dalla omeopatia, a suo
dire dovuti esclusivamente ad un effetto placebo.
Nel nostro paese, comunque, non è stato un organismo scientifico o medico a fornire
una risposta al quesito, bensì è stata la stessa Corte Costituzionale; la quale,
pronunciandosi su una norma di legge che regola la repressione dellesercizio abusivo
della professione sanitaria, ha ribadito espressamente il "divieto di farsi
pubblicità qualificandosi come medico omeopata"; in quanto "finora i titoli (di
specializzazione in omeopatia) sono stati rilasciati solo da scuole private post-
universitarie non riconosciute dallo Stato".
Ma questa sentenza senza ombra di dubbio ineccepibile da un punto di
vista formale, ci fa riflettere sui motivi che hanno portato altri paesi europei (tra cui
Francia, Germania, Inghilterra) a riconoscere tale specialità terapeutica, regolamentando
(e non ignorando) la produzione di farmaci omeopatici, con elencazione di quelli
addirittura rimborsabili dal Servizio Sanitario (in Francia).
In Italia, invece, a fronte di una specialità ormai riconosciuta, di
fatto, e che, nonostante le resistenze, si era conquistata spazio allinterno delle
strutture pubbliche, (ambulatori omeopatici negli Ospedali di Lucca, Napoli e Roma), pur
se riconosciuta "illegale" dalla Consulta, si assiste tuttavia
aIIaffermarsi di una situazione non priva di paradossi: da un lato i Direttori
Sanitari degli Ospedali che sospendono momentaneamente lattività negli ambulatori
"a scopo cautelativo"; daIlaltro i medici che privatamente possono
esercitare Iattività di medicina omeopatica (senza però poterla dichiarare),
prescrivendo farmaci che sono posti in vendita nelle farmacie per le quali non vale II
divieto e/o la illegalità della vendita stessa.
Ma anche la prescritta futura istituzione di Registri Regionali, ove
potranno iscriversi medici omeopati, sarà sufficiente a distinguere i
"ciarlatani" (in quanto non conoscitori dei presupposti della "omeopatia
vera" fondata sul "principio della similitudine", ma seguaci di quella
"ibrida", avendo seguito solo un corso triennale generico e non fondato sullo
studio del malato nella sua individualità dai veri specialisti; tra cui II novantenne
capostipite deIlomeopatia italiana, prof. Negro, che, continuando ad affermare II
carattere di vera e propria scienza delIomeopatia, sostiene che per i laureati in
medicina occorre una apposita specializzazione triennale post-laurea in medicina,
disconoscendo gli omeopati di scuola diversa da quella di indirizzo Hahnemanniano.
Ma, a prescindere dalle diatribe tra scuole mediche, che pure sono
state tipiche da Esculapio in poi della stessa medicina ufficiale, quello che appare poco
consolante è il riproporre continuo nella società italiana della tardiva
regolamentazione giuridica di fenomeni nuovi, anche di medicina alternativa; creando cosi
incertezza tra i malati ed medici, ed affidando alla supplenza della giurisprudenza, del
diritto e delle sentenze, la risoluzione di gravi problemi di natura scientifica e medica,
come nel recente discusso caso Di Bella.
Essere la cosiddetta "patria del diritto", significa dire
ancora una volta che è il diritto a doversi occupare di "tutto"?