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Anno 11
Numero 5
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
29
30 31 GENNAIO
i giorni della merla e la candelora retaggio del tempo che fu
Vittoria
Inverni
Gli ultimi tre giorni
di gennaio, 29-30-31, sono tradizionalmente considerati i giorni più
freddi dell’inverno. Secondo la leggenda, sono chiamati della merla
perché, per ripararsi dal gran freddo, una merla si rifugiò con i suoi
merlottini in un comignolo, e ne emersero il primo febbraio tutti neri. E
neri furono i merli da quel momento, perché prima erano bianchi. Ma perché
sono i giorni più freddi dell’inverno? A prescindere che non tutti gli
anni sono o saranno stati i più freddi, che siano tra i più gelidi deve
avere un fondo di verità se ne è nata una leggenda, che ha sempre per
protagonista un merlo. Gennaio aveva ventotto giorni ed era il mese più
freddo dell’anno. Giunto al ventottesimo giorno, un merlo, rallegrato,
gridò al cielo: “Più non ti curo Domine, che uscito son dal verno”.
Gennaio vendicò la bestemmia facendosi prestare tre giorni da febbraio e
rendendoli ancora più gelidi.
Febbraio fa parte del periodo oscuro del calendario dei popoli
indo-europei, periodo senza nome prima che fossero creati i due nuovi
mesi, gennaio e febbraio. Il suo nome, Febrarius, in latino significa
purificare. Macrobio ricorda che Numa lo aveva dedicato al dio Februus e
stabilito che durante questo mese si celebrassero riti funebri agli dèi
Mani. Nelle feste, che cadevano nella seconda quindicina di gennaio, era
ricordata anche Iunio Februata, Giunone Purificata che si ricordava nelle
Calende di febbraio come Iuno Sospita, Giunone Salvatrice.
Nel VII secolo la Chiesa Romana adattò al 2 febbraio una festa che già
era celebrata in Oriente fin dal IV secolo, ovvero la presentazione al
tempio del Signore. La presentazione del neonato al tempio, e la
conseguente purificazione della madre, dovevano avvenire quaranta giorni
dopo il parto e, poiché il giorno della nascita era stato fissato, per
convenzione, al 25 dicembre, ecco coincidere perfettamente la
purificazione della Vergine con la festa pagana di Giunone purificata. Nel
tempo, la Purificazione della Vergine aveva preso il sopravvento sulla
presentazione al tempio di Gesù, l’ultima riforma liturgica ha
riportato al festa del Figliolo. Ma è rimasta l’usanza di chiamare
questo giorno Candelora, Candelaia in Toscana e Ceriola, Siriola, Zariola
in altre regioni, perché vi si benedicono le candele che saranno
distribuite ai fedeli. Perché candele benedette in questo giorno
particolare e non in altri? Perché durante i festeggiamenti a Giunone
Purificata e Giunone Salvatrice i fedeli correvano per la città portando
fiaccole accese. E nel VII secolo si svolgeva già a Roma, in occasione
della festa cristiana, una processione notturna con ceri accesi. I fedeli
giungevano a Sant’Adriano da ogni parrocchia della città e insieme
confluivano tutti verso Santa Maria Maggiore.
La benedizione delle candele è un’usanza successiva alla
processione, ed è documentata a Roma tra la fine del IX e l’inizio del
X secolo, probabilmente introdotta dal clero francogermanico. Venivano
accese con un cero in una cerimonia simile a quella della veglia pasquale,
mentre ora sono semplicemente benedette. Secondo
la tradizione, i ceri benedetti erano conservati in casa dai fedeli e
venivano accesi, per placare l’ira divina, durante i violenti temporali,
aspettando una persona che non tornava, o che si pensava fosse in grave
pericolo, assistendo un moribondo, durante le epidemie o i parti
difficili. E Giunone era detta anche Lucina, dea della luce, protettrice
tra l’altro delle partorienti.
Ai nostri giorni, febbraio ha perduto la sua connotazione di mese dedicato
alla purificazione e ai morti, poiché il mese dei morti è stato spostato
a novembre, nel quale inizia l’Avvento, periodo dal carattere
purificatorio e di attesa della nascita di Cristo.
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