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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
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Costume
8 MARZO: festa internazionale della donna, conquista o "contentino"?
Antonia Bonomi
Com'è nata la festa Internazionale della Donna? Per prima cosa
va detto che si tratta di una festa di matrice socialista e la sua nascita la si deve alla
defezione di un uomo.
I fatti: il 3 maggio 1908 al Garrick Theater di Chicago doveva tenersi la solita
conferenza domenicale delle donne socialiste. Quel giorno, per impegni improrogabili, il
conferenziere non si presentò. Senza perdersi d'animo, le donne organizzarono la prima
Giornata della donna che ottenne una tale risonanza da far decidere entro l'anno
l'esecutivo del partito socialista di riservare l'ultima domenica di febbraio del 1909 per
una manifestazione del diritto al voto femminile. E quella domenica del 1909 divenne il
Giorno della Donna.
Nel 1910 le socialiste americane approdarono in Europa, a
Copenhagen per la Seconda conferenza internazionale dei partiti socialisti per proporre
l'istituzione di questa famosa giornata da fissare sempre nell'ultima domenica di
febbraio, come in U.S.A., ma la questione non venne neppure presa in considerazione.
Fu la delegata tedesca del partito socialdemocratico Clara
Zetkin a proporla sul giornale di cui era direttrice, suscitando consensi e l'anno
seguente la Giornata internazionale della donna si svolse il 19 marzo poiché in quel
giorno, nel lontano 1848 in piena rivoluzione, il re di Prussia aveva promesso tra le
varie cose anche il voto alle donne.
Non tutti i Paesi accettarono la data e non tutti iniziarono a
festeggiare la donna nello stesso anno. In molti si scelse il 1° maggio, in Russia il 3
marzo nel 1913, in Francia il 9 marzo nel 1914.
L'8 marzo fu una scelta dovuta a un piccolo fatto accaduto in
Russia. Il 23 febbraio del 1917, a Pietroburgo, sempre in occasione della Giornata della
donna per le strade sfilarono operaie e mogli di operai, chiedendo pane per i figli e il
ritorno degli uomini dal fronte.
Il 14 giugno 1921, le donne comuniste riunite a Mosca per la
Seconda conferenza internazionale, decisero di scegliere l'8 marzo come giornata
internazionale dell'operaia, in ricordo delle donne che sfilarono nel 1917 contro la
tirannia zarista. Non vi confondano il 23 febbraio e l'8 marzo. È semplicemente la
differenza esistente tra i calendari giuliano e gregoriano, la data è quella: 8 marzo.
La leggenda delle 129 operaie bruciate in una fabbrica americana
alle quali sarebbe stato dedicato il giorno, è pura invenzione, come invenzione è
l'altra favola metropolitana delle operaie tessili di New York che avrebbero dimostrato
l'8 marzo del 1857 scatenando una dura repressione della polizia. Si tratta di favolette
inventate per cercare di svincolare questa giornata dall'area socialista e comunista.
In Italia, oltre al tentativo del 1° maggio 1913, ce ne fu un
altro il 12 marzo del 1922, ma la cosa finì lì e il perché è chiaro: la festa era
social comunista e il ventennio era all'orizzonte.
Dal 1945 è entrata nel calendario e nella tradizione grazie
all'iniziativa dell'Unione donne italiane di sinistra che l'8 marzo si radunarono al liceo
Visconti di Roma insieme alle Cattoliche del Centro italiano femminile, alle vedove,
partigiane e sindacaliste. Tutte insieme approvarono una Carta della Donna nella quale si
chiedeva la parità con l'uomo.
A partire dal 1946, a guerra finita, la ricorrenza venne
festeggiata tutti gli anni, in tutta Italia e nel mondo che riconosce, o dice di
riconoscere, i diritti delle donne.
In una riunione preparatoria alla prima giornata del dopoguerra,
qualcuno pensò di mettere all'occhiello un fiore che caratterizzasse proprio quella
giornata. La scelta della mimosa fu casuale. Nel 1946 non c'era la possibilità che c'è
ai nostri giorni di far arrivare fiori da fuori, le serre erano quello che erano, ma gli
alberi di Roma erano fioriti di mimose
Festa della Donna? Non mi interessa e non per ragioni politiche.
La parità alla quale aspiro è quella tra essere umano e essere umano. Chi ha tempo rifà
i letti e stira le camicie (tocca a me perché mio marito non le sa stirare e fa piegacce
ai pantaloni), fa un uovo al tegamino
ma non è neppure questo. È il rispetto
costante che si dovrebbe esigere, la comunione degli intenti non una mimosa una volta
all'anno. Oltretutto, sono anche allergica alle mimose, è la mia unica allergia! Ma il
rispetto dipende anche dal comportamento che si ha, dalle azioni che si svolgono. Non lo
si può pretendere e basta. È la mentalità che va ricreata, maschile e femminile.
A proposito: la mimosa è simbolo di resurrezione e di vittoria.
L'acacia, che per lo più viene regalata l'8 marzo ha gli identici significati a cui si
sommano l'immortalità, è un simbolo prettamente femminile.
Nell'antica Roma, le feste dedicate alle donne erano tantissime.
Sì, erano dedicate a qualità specifiche della donna quale moglie e quale madre, ma a
fronte della moderna giornata, loro ne avevano sette. Per essere trattate più o meno
nello stesso modo, se proprio vogliamo lamentarci, ci abbiamo rimesso.
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