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Anno 9
Numero 15
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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PASQUA
EBRAICA E PASQUA CRISTIANA identità e divergenze fra le due feste
Almalinda
Giacummo
Anche
gli ebrei avevano una festa che veniva celebrata all’inizio della primavera,
secondo un calendario che era basato sulle fasi della luna. Era la festa di
Pesah, al plenilunio del primo mese lunare dopo l’equinozio di primavera. Una
festa che viene celebrata ancora oggi e che ricorda l’intervento di Dio
liberatore nel passato e pone le basi per la salvezza futura.
La parola Pesah significa «saltare oltre», a memoria perenne della piaga per
la quale l’Angelo del Signore uccise tutti i primi nati delle famiglie
egiziane, dopo di che il faraone concesse agli Ebrei di lasciare per sempre
l’Egitto.
Inizialmente questa ricorrenza era legata ai pastori che festeggiavano
l’inizio della bella stagione la notte di plenilunio precedente la partenza
verso i pascoli estivi, immolando i piccoli del gregge e spargendone il sangue
su capanne, familiari ed animali per proteggerli dalle disgrazie e renderli
fecondi. Poi si mangiava la carne e si eseguiva una danza rituale che
comprendeva anche tutta una serie di salti, una sorta di «saltar oltre».
Allorché ci fu la strage dei primogeniti egiziani, si seguirono gli stessi
dettami della festa, cospargendo gli stipiti delle case degli Ebrei con il
sangue di agnelli o capretti appena nati, mangiando le loro carni abbigliati in
maniera rituale e bruciando i resti all’indomani mattina. Era la partenza per
la nuova Terra.
Collegata alla Pesah, era la settimana delle Mazzoth, o degli azzimi. Derivava
da una festa in ricordo dell’arrivo degli Ebrei nella terra di Canaan, dopo la
fuga dall’Egitto. Era l’inizio della mietitura con l’offerta del primo
covone e la regola di cibarsi di pane non lievitato (quindi azzimo), a perenne
ricordo della veloce partenza dall’Egitto e del viaggio, durante il quale non
era stato possibile far lievitare il pane. Il tutto accompagnato da erbe amare
per ricordare l’amarezza della schiavitù in Egitto.
Quella ebraica è la Pasqua della memoria, del ricordo infinito della bontà di
Dio nel liberare dal terrore e dalla fame il popolo d’Israele: è il compendio
e la ricapitolazione di tutta la storia della salvezza, degli interventi di Dio
in favore del suo popolo, in un percorso che è una sorta di rinascita degli
Ebrei.
L’analogia è evidente nella lettura dei Vangeli, ove Gesù viene detto
Agnello di Dio. Quando Dio ordinò a Mosè di far cospargere le case degli Ebrei
con il sangue di agnelli, precisò che le ossa degli agnelli non venissero
rotte, ma fossero lasciate intatte. Allo stesso modo, quando Gesù venne
crocefisso era venerdì e al sabato non si poteva far rimanere in croce i
condannati: infatti, Gesù fu l’unico crocefisso, gli altri due erano solo
legati. I giudei chiesero quindi a Pilato di poter spezzare le gambe dei
crocefissi, cosicché potessero essere portati via. Pilato acconsentì e vennero
spezzate le gambe dei due ladroni: ma quando venne la volta di Gesù, questi era
già morto, e venne solo ferito nel costato. Come per gli agnelli degli Ebrei,
anche all’Agnello di Dio non venne spezzato alcun osso.
Secondo la tradizione, fu durante la celebrazione della Pasqua che Gesù Cristo
istituì il sacramento dell’Eucarestia: dal pane e dal vino il corpo, il
sangue, l’anima e la divinità di Dio.
Ma la differenza sostanziale fra la Pasqua ebraica e quella cristiana sta nel
fatto che l’Agnello cristiano è risorto e di questo viene dato annuncio
subito. E la Resurrezione di Cristo (che vuol dire l’Unto) è per i Cristiani
l’evento nuovo e divino che offre agi uomini il dono della nuova Vita,
veicolata dal battesimo. Infatti, in origine si battezzava una sola volta
l’anno, nella notte di Pasqua, perché momento di morte e nascita a nuova vita
in Cristo e con Cristo.
Inizialmente la Pasqua cristiana era celebrata ogni domenica, poi, in età
apostolica, si giunse alla celebrazione annuale, ma vi fu disaccordo sulla data.
Una corrente orientale celebrava la Pasqua secondo il calendario ebraico al 14
di Nisan o alla domenica successiva, mentre quella occidentale nella domenica
successiva al primo plenilunio di primavera.
La questione fu a lungo dibattuta e si cercò per diversi anni di risolverla, ma
fu solo con il Concilio di Nicea, nel 325 d.C., che si stabilì di festeggiare
la Pasqua nello stesso giorno per tutta la cristianità. Di stabilire di volta
in volta la data fu incaricata la chiesa di Alessandria. Dal 525, per il computo
di Dionigi il Piccolo, la Pasqua venne fissata fra il 22 marzo e il 25 aprile.
La Pasqua ortodossa non coincide con quella cattolica poiché la chiesa
ortodossa non ha ancora accettato la riforma gregoriana del calendario, quindi,
il più delle volte, cade successivamente.
LE
PREFIGURAZIONI DELLA PASQUA
Dalle altre religioni e dalla mitologia greca
singolari analogie pasquali
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