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Anno
9
Numero
15

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Costume
 
LA PASQUA E I SUOI SIMBOLI uova, colomba e campana 

Almalinda Giacummo 

Una volta la Pasqua era detta anche Pasqua dell’Uovo, poiché era tradizione festeggiare l’evento con uova sode colorate e benedette in chiesa. Altre uova realizzate in materiali diversi: smalto, ceramica, lapislazzuli, vetro o addirittura materiali preziosi, venivano regalate. L’usanza sopravvive anche oggi, sotto forma di torte farcite con uova sode e le uova di cioccolata.
La simbologia dell’uovo è semplice: in tutte le religioni ed in ogni tempo è sempre stato il simbolo della fecondità, della rinascita e della resurrezione.
Per un mito indiano, Colui che sussiste volle creare il cosmo dalla propria sostanza: fece prima le acque in cui depose un uovo splendente. Nell’uovo si formò Brahma che vi rimase per un anno. Poi il dio divise l’uovo in due parti creando il cielo e la terra, con nel mezzo le acque.
Per un mito greco, la Notte, con le sembianze di un uccello, venne fecondata dal Vento. Depose un uovo d’argento, dal quale nacque Eros dalle ali d’oro, che portò con sé quel che vi era nascosto: il cosmo intero con le sue creature.
L’uovo è come un sepolcro da cui risorge la vita, è il Cristo stesso: una volta era usanza, il giovedì santo,  deporre nelle cattedrali uova di struzzo,  per toglierle poi il giorno di Pasqua, allorché la Vita era rinata. Ancora nel medioevo, i reliquiari contenevano uova.
Per secoli si sono benedette le uova il sabato di Pasqua e ancora i parroci benedicevano le uova quando benedicevano le case dei fedeli. Molto antica è anche la tradizione di regalare uova di materiali più o meno preziosi a seconda dell’estrazione del donatore (uova vere, d’oro o d’argento). Di poco successiva l’usanza di inserirvi una sorpresa all’interno.
In occidente l’usanza è andata scemando, al contrario dell’oriente dove, invece, viene associato alla scrittura: l’assimilazione si deve al fatto che la sera prima sul guscio vengono tracciati dei simboli, in un ambiente pervaso da canti e preghiere. Forse l’origine può essere collegata al risveglio della primavera e ad una successiva cristianizzazione del rito.
Un altro simbolo pasquale è la colomba, che può simboleggiare sia il Cristo sia lo Spirito Santo. Per alcuni è il Cristo che porta la pace agli uomini di buona volontà, per altri è lo Spirito Santo che scende sui fedeli grazie al sacrificio del Redentore.  A complicare l’identificazione sono il brindellone e la colombina fiorentini: infatti, la colombina viene lanciata a far scoppiare i fuochi d’artificio posti sul brindellone e se i fuochi si accendono allora ci sarà un buon raccolto. La colomba è lo Spirito Santo che accende il fuoco divino suo fedeli? Oppure, è il Cristo che, risorto, porta fuoco e luce ai fedeli?
In linea generale, il suo carattere pacifico  ne ha fatto l’espressione della mitezza e dell’amore: per la medicina antica, le colombe non avevano bile e la loro carne aveva un particolare effetto terapeutico, poiché si cibavano di piante medicinali quali il vilucchio e la verbena. E’ l’uccello dell’anima del giusto, della sublimazione degli istinti e del predominio dello spirito, ed è anche il simbolo della virtù della moderazione, della semplicità: le ali rappresentano il distacco da ciò che è terreno, in rapporto con la Grazia dello Spirito Santo, indicando la partecipazione alla Natura Divina. In Asia occidentale la figura della colomba è legata alla dea della fertilità, Ishtar, passata ai greci e ai romani come Afrodite-Venere a cui era sacra la colomba, mentre nel mondo musulmano era sacra perché secondo la tradizione aveva protetto Maometto durante la fuga.
Simbolo   della Pasqua è anche la campana. Il nome le deriva dal tardo latino campana (vasa), vaso di bronzo prodotto in Campania poiché, secondo la tradizione, il loro uso religioso si fa risalire a San Paolino vescovo di Nola all'inizio del quarto secolo d.C., e in Campania furono fuse le prime. Le prime campane di cui si ha traccia scritta si trovano nella Bibbia: Aronne, fratello di Mosè, sommo sacerdote, durante i riti indossava un mantello ornato di campanelle, più verosimilmente sonagli, d'oro il cui suono gli permetteva di entrare nel Santo dei Santi alla presenza del Signore e uscirne vivo. In Cina le campane erano presenti fin dal 1500 a.C., anche se diverse dalle nostre, non nella forma, ma per la mancanza del batacchio. Infatti, il suono era prodotto percuotendole con mazzuoli di legno.
La campana è identificata con il riflesso della vibrazione primordiale, simbolo dell’unione fra cielo e terra, le è riconosciuto il potere di purificare e di esorcizzare, può entrare in relazione con il mondo dei morti, chiama i fedeli alla preghiera e ricorda l’ubbidienza alle leggi divine più o meno con le stesse valenze in molte religioni. In alcune, come la cristiana e l'indiana, la campana simboleggia la “voce di Dio”, udendo la quale l’anima va al di là delle limitazioni della vita terrena. Come tale, la campana ha anche la facoltà di allontanare gli esseri soprannaturali maligni: sant’Antonio aveva una campana attaccata al  bastone per scacciare i diavoli tentatori del deserto, san Patrizio ne portava sempre una con sé mentre evangelizzava l'Irlanda. Si racconta che fu sepolto con la sua campana e che questa, trecento anni dopo, suonando salvò il paese presso cui era la tomba, che stava per essere devastato da un furioso incendio. Molte sono le credenze legate alle campane, nel Medioevo si pensava che avessero un'anima  e che agissero autonomamente per annunciare qualcosa di gioioso o una disgrazia. Prima di collocarle erano benedette con una sorta di battesimo, avevano un padrino e una madrina ed erano dedicate a un santo. Tracce delle antiche credenze sono arrivate ai nostri giorni grazie alle iscrizioni sulle più antiche: "Fulgura frango, dissipo vento", ricorda che al suono delle campane era attribuito il potere di prevedere i disastri e  scongiurarli, oppure di propiziare il favore divino salvando il raccolto dalla siccità. Nel Meridione si credeva che la campana avrebbe avuto un suono più argentino con l'aggiunta del sangue di una vergine al metallo della fusione. Un detto popolare racconta che durante la Settimana Santa le campane non suonano perché "si recano in pellegrinaggio a Roma".  
La campana è considerata simbolo delle virtù femminili, la sua forma la ricollega alla volta del cielo e il batacchio rappresenta ciò che è sospeso tra cielo e terra. Insieme simboleggiano gli organi riproduttivi. Perciò anche le campane sono un simbolo di fertilità che ben si addice alla primavera.

LE PREFIGURAZIONI DELLA PASQUA
Dalle altre religioni e dalla mitologia greca
singolari analogie pasquali 


PASQUA EBRAICA E PASQUA CRISTIANA
 identità e divergenze fra le due feste