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Numero 41
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
TERESA D'AVILA una donna ribelle, una santa
Antonia Bonomi
Confesso che mi ha sempre
affascinato la personalità di Santa Teresa d'Avila, o di Gesù, da quando
lessi, molti anni fa e non ricordo neppure a quale proposito, in uno dei suoi
motti: "Teresa da sola è una povera donna, Teresa con la grazia di Dio una
forza, Teresa con la grazia di Dio e il denaro una potenza". Mi
sembrava un discorso così poco adatto ad una mistica, direttore di anime,
riformatrice di conventi. Nel tempo, e con altre letture, leggendo il suo quadro
natale (perciò Dietro lo Specchio dell'Astrologia) la personalità di Teresa mi
è apparsa più chiaramente e una volta di più mi sono confermata nell'idea che
sono strane le vie della santità, ma l'antico fascino che suscitava in me si è
trasformato in affetto, un grande affetto verso questa donna che aveva le sue
paure, i suoi dubbi, le sue incertezze ma che, una volta presa una decisione,
lungamente meditata, non si è lasciata sgomentare da niente, neppure dal
rischio di incappare nell'Inquisizione e finire al rogo, che ha massacrato
fisicamente se stessa, ma è
arrivata dove si era prefissa di arrivare.
Teresa Cepeda y Ahumada nasce ad Avila, nella Vecchia Castiglia, il 28
marzo del 1515. Il padre, don Alonso Sanchez, era un ebreo convertito che, dopo
varie peripezie e l'aver mutato il cognome in Cepeda, era approdato ad Avila,
città famosa per la sua tolleranza religiosa. Teresa è la prima femmina, dopo
due maschi, del suo secondo matrimonio con Beatriz de Ahumeda, una cattolica
molto pia sposatasi a soli tredici anni. Dal precedente matrimonio, don Alonso
"esattore delle tasse", aveva avuto altri due figli, Beatriz gliene
partorirà ben nove prima di morire quando Teresa, la beniamina del padre, ha
all'incirca dodici anni. Della madre, la santa parlerà come di una bella donna
che viveva da reclusa, quieta, intelligente e "gravemente inferma",
indebolita com'era dalle gravidanze continue.
Teresa cresce in una famiglia numerosa in proprio e ulteriormente allargata
poiché abita in una casa dove vivono un mucchio di parenti.
La sua è un'infanzia serena e piissima, ma lei è estroversa, piena di vita e
femminilmente civetta. Legge molto, è la madre che si diletta con i romanzi
cavallereschi e li passa alla figlia, ha una passione per lo scrivere e a
quattro mani con il fratello maggiore Rodrigo scrive
un romanzo che, purtroppo, non è mai emerso. È adolescente quando tra lei e un
cugino nasce un idillio. Per sua stessa ammissione, infatti si rifiuterà sempre
di considerarla una sciocchezza, il padre e i fratelli "furono prossimi a
dover difendere il loro onore, poiché lei fu sul punto di perderlo". E il
padre la mette in una scuola religiosa rigorosamente condotta. Per qualche tempo
i due cugini si cambiano bigliettini, poi la cosa finisce e Teresa dichiara di
sentirsi felice. Aveva amato la lusinga dell'ammirazione, l'intrigo, ora che la
cosa è finita si sente sollevata. È in questo periodo che in lei prende corpo
d'idea di farsi monaca, anche se non vuole prendere il velo. Secondo le sue
parole, si sentiva divisa in due: "Pregavo Iddio perché si degnasse di non
chiamarmi, ma avevo paura del matrimonio". I suoi esegeti mettono in
relazione questo timore con il fatto di aver osservato la madre spegnersi
progressivamente a causa di tutte quelle gravidanze,. Ma possono esserci,
dicono, altre ragioni e queste emergono chiare
dalla sua vita, dai suoi scritti e dall'astrologia: Teresa era ribelle, non
amava avere padroni sopra la testa tanto che scherzava con le sue figlie
spirituali facendo notare loro che l'aver rinunciato al matrimonio significava
l'essere sfuggite alla soggezione
al marito, al dover ridere o piangere secondo gli stati d'animo di lui, e non ai
propri, come era richiesto ad una buona moglie. Del resto, si trattava di una
considerazione fatta molti secoli prima anche da Sant'Ambrogio che la usava per
esortare le fanciulle a farsi monache! La paura delle gravidanze? Anche ma,
forse, più il timore di dover dire che non le interessava assolutamente avere
figli e, in caso di matrimonio, il non poterli evitare. Infatti, nel quadro di
Teresa manca totalmente l'istinto materno: è un'ottima insegnante, una maestra
nata con i suoi pianeti nei Gemelli e nel Sagittario, ma non una madre.
Dibattuta tra prendere o meno il velo, Teresa si ammala e torna a casa. Passano
lunghi anni durante i quali aiuta il padre a crescere i fratelli, ha vent'anni
quando decide di entrare in convento malgrado l'opposizione del genitore.
Infatti, fugge e si racconta che mentre stava saltando sulla carrozza le si
scoprirono le caviglie suscitando l'ammirazione di un gentiluomo di passaggio.
Ridendo, Teresa gli raccomanda di guardarle bene, perché era l'ultima volta che
ne aveva la possibilità. Entra come conversa, per dote ha solo la promessa che
il fratello Rodrigo ha fatto, in forma di testamento, di lasciarle in caso di
morte tutto l'oro che avesse trovato come conquistadores nel Nuovo Mondo. Il
padre si rabbonisce e la dote arriva in soldoni e non in promesse. Per sua
ammissione Teresa dichiara di essere entrata in convento per paura dell'inferno
nel quale l'avrebbe precipitata la debolezza del suo carattere se fosse rimasta
nel mondo. Ma è come cadere dalla padella nella brace. Il convento nel quale
entra è molto "aperto", le suore tengono salotto e lei ne è la
regina. Allegra, parola facile e arguta, metafore piacevolissime è una perfetta
padrona di casa e i visitatori si affollano, per lo più di sesso maschile.
Voleva fuggire alle tentazioni, si trova in mezzo alle tentazioni e per di più
monaca. Confusa e scoraggiata, si
ammala di nuovo e fa ritorno a casa. La mandano da un noto guaritore, fa una
sosta presso la casa di uno zio e trova l'Abbecedario spirituale, un libro che
insegna la preghiera mentale e comincia a sperimentarla. La sua malattia dura
tre anni, entra in coma, resta
paralizzata a letto, si ristabilisce, torna
al convento e torna a tenere corte . Tra quanti frequentano il suo salotto c'è un
uomo in particolare (non bisogna dimenticare che Teresa era molto bella e, a
detta di tutti, affascinante oltre che brillante), che le riserva molte
attenzioni. Per sua stessa ammissione, fu un periodo molto tormentoso perché
"non godevo di Dio, ma non gioivo del mondo, quando mi trovavo tra i
piaceri mondani mi tormentavo pensando a Dio, quando pensavo a Dio mi mancavano
i piaceri mondani". Il tormento dura a lungo, Teresa dubita, non
sa più pregare, cambia continuamente confessore perché non si trova a suo
agio, passano gli anni fino ad arrivare attorno ai quarant'anni o poco prima
quando, a detta dei suoi biografi, ha un'altra conversione. Riprende la
preghiera interiore, iniziano i rapimenti, le estasi, parla con Gesù.
Incomincia a circolare il sospetto che sia indemoniata, le vengono consigliati
scongiuri perché le visioni "diaboliche" spariscano, ma non c'è
niente da fare, tutto continua fino alla visione del "dardo
fiammeggiante" che il piccolo Gesù le conficca nel cuore procurandole un
dolore che la faceva gemere, ma una dolcezza che non c'era da desiderarne la
fine. In questo periodo avvengono anche le nozze mistiche: durante una visione
Gesù le porge uno dei chiodi della croce dicendole che da quel momento in poi
sarà sua sposa.
All'improvviso le estasi finiscono e, a chi le chiede notizie al riguardo,
ridendo risponde di avere trovato un modo migliore per pregare, ma di essere
grata di averle provate perché le hanno insegnato il distacco da ogni cosa,
compreso l'affetto e l'ammirazione degli altri di cui aveva avuto sempre un
disperato bisogno. Ora, la sicurezza e la gioia le troverà all'interno di se
stessa. È l'insegnamento a ripiegarsi in sé che sarà uno dei cardini della
sua dottrina.
Siamo attorno al 1560, quando è spinta dal suo sposo divino a riformare
l'ordine delle carmelitane, si sente direttamente assecondata dal Signore che le
ingiunge ciò che deve fare. Una vedova sua amica le procura i fondi necessari e
nel 1562 fonda il primo monastero, quello di San Giuseppe. Da
quel momento fino alla sua morte sarà un continuo correre da un capo all'altro
della regione per aprire conventi, quelli troppo lontani saranno aperti da
altri. Ha molti nemici, i carmelitani vedono nelle sue regole un'implicita
critica al loro modo di condurre i monasteri, dal nunzio Filippo Sega viene
descritta come: "Femmina inquieta e vagabonda, disobbediente e contumace,
che sotto colore di devozione inventa cattive dottrine uscendo di clausura
contro i dettami del Concilio di Trento e insegna come maestra, in opposizione a
quanto scritto da San Paolo che proibisce alle donne d'insegnare". Ma
Teresa è intelligente e usa tutte le armi in suo possesso, arrivando a
simulare d'essere meno abile di quanto sia, piuttosto scaltra che intelligente,
donnetta e non donna di polso. E lo fa tanto bene da confondere l'Inquisizione,
da conquistare i nemici, compreso il suddetto nunzio che arriva ad appoggiare
presso il re la richiesta di riforma degli Scalzi.
Teresa può quasi essere considerata una femminista ante litteram, anche se è
un termine riduttivo in quanto non ha mai rinunciato alle prerogative proprie
del gentil sesso, ma ha sempre rifiutato le limitazioni che la società, da
sempre, imponeva alle donne. Nel Cammino di perfezione, supplica Gesù di aprire
il cervello agli uomini visto che, quando peregrinava quaggiù lui, Gesù, non
aveva mai aborrito le donne. E si augurava venisse presto il giorno in cui non
ci fosse più motivo, anche da parte della Chiesa, di sottovalutare il lavoro di
animi forti e virtuosi per il solo fatto che appartengono a donne.
Nell'ottobre del 1582, mentre si trova a consolare un'amica, viene colta da
emorragie e muore la sera del 14. Soffriva di cattiva digestione, reumatismi,
aveva il cuore debole e un cancro alla gola (Giove e Marte in Gemelli, il segno
dell'eloquenza, opposti a Saturno il pianeta delle prove).
Che dire? Il suo quadro ce la rimanda esattamente come descritta da chi l'ha
conosciuta, da chi ha espresso giudizi su di lei, dai suoi stessi scritti: era
intelligente, arguta, dotata di dono d'osservazione, eclettica, versatile,
ribelle da brava Ariete, anche bastian contrario, ambiziosa, prepotente,
autoritaria, arrogante, frivola, civetta ed esibizionista, indecisa e testarda,
curiosa, perennemente
insoddisfatta, attaccata ciecamente alle proprie idee, formalista, dotata di
senso della giustizia, vitalissima, non sempre sincera non fosse altro che per
senso dell'opportunità, ipocondriaca e masochista (ecco le malattie che la
coglievano provvidenziali quando non sapeva più che pesci prendere), alla
ricerca perenne della felicita che, sestile Sole-Mercurio con Giove, avrebbe
potuto trovare verso l'età media, cosa verificatasi con la seconda conversione
attorno ai quarant'anni. Mescolando insieme tutti questi elementi disparati,
anche con un po' di violenza perché non mancava d'aggressività, ecco Teresa d'Avila,
una gran donna che non avrebbe mai accettato di camminare un passo dietro un
uomo mortale prima, e una gran santa poi.
Ultime pennellate curiose: aveva un'acutissima percezione della propria
femminilità e della bellezza, la Luna era nella Bilancia. Quando, era attorno
alla sessantina, un frate la ritrasse, alla vista della tela Teresa esclamò
adirata: "Che dio ti perdoni, fra' Juan, che dopo avermi annoiata a lungo,
mi hai pure dipinta brutta e cisposa!".
Al momento della morte stava recandosi presso un'amica perché costei voleva che
assistesse alla nascita del nipotino. Lungo il viaggio fu raggiunta dalla
notizia che il bambino era nato, e Teresa esclamò: "Dio sia lodato, non
occorrerà loro la santa!". Ma chi glielo aveva detto che l'avrebbero
santificata?
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