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Costume
GLI ANGELI: un
paio d'ali dalla Bibbia ai Vangeli al Corano per finire nella New Age
Antonia Bonomi Di creature alate compagne degli uomini è piena la storia religiosa dalla notte dei tempi, molto prima della scrittura del testo sacro agli ebrei e della venuta di Cristo con gli angeli che lo annunciano e lo seguono nel corso della sua vita come narrano i Vangeli. Le più antiche e note rappresentazioni di figure alate, anche se per lo più zoomorfe, appartengono alla religione assiro-babilonese, seguite da Mercurio, messaggero alato degli dei greci, e dagli angeli che si trovano nella Bibbia. Ed è curioso notare che nelle parti più antiche della Bibbia è nominato genericamente l'Angelo di Jahvé, quasi una manifestazione del Dio stesso. Nel periodo immediatamente precedente l'esilio babilonese, circa 700 a.C., l'angelo degli ebrei assume una dimensione diversa, diventa il messaggero di Dio verso gli uomini e viceversa, è un essere creato da Dio, gli è inferiore, non una sua emanazione. Dopo l'esilio, il cielo si riempie d'angeli, diventano legioni, milioni, miliardi. Sempre nella Bibbia, Daniele afferma che mille volte mille angeli servono Dio e diecimila volte diecimila stanno in piedi davanti a Lui. Secondo altre fonti, sarebbero novantanove volte il numero di tutti gli abitanti della terra vissuti nei secoli e che vivranno nel tempo a venire. Una cifra in concreto impossibile da computare.
La Chiesa insegna che gli angeli furono creati in uno stato di grazia e felicità, ma con libera scelta tra il bene e il male. È articolo di fede che alcuni di loro caddero in peccato e furono cacciati dal Paradiso, divenendo demoni o diavoli. Lo spiegava anche Giovanni Paolo II nel 1986, ribadendo che la divisione in angeli buoni e angeli cattivi, o diavoli, non si è operata per creazione di Dio, ma sulla scelta libera delle creature che erano state sottoposte a una prova morale di carattere. Dio non poteva non prevedere anche la possibilità che peccassero, continua il papa, ma li ha lasciati liberi di fare scelte ed essi, accecati da un falso senso di autosufficienza, dalla sopravvalutazione della propria perfezione si sono ribellati. Un particolare curioso: i posti lasciati vacanti dagli angeli caduti sono occupati dai Santi, che però non diventano angeli essendo passati attraverso la vita terrena e non creati contemporaneamente al mondo come i puri spiriti. Quanto ai nomi degli angeli, quelli ufficialmente riconosciuti sono Michele, il principe delle schiere divine che cacciò gli angeli ribelli dal Paradiso al grido di "Chi è come Dio?" che corrisponde al significato del suo nome, e difensore del popolo di Israele oltre che patrono di innumerevoli nazioni e città. Gabriele, la forza di Dio come indica il suo nome, è l'angelo degli annunci mentre Raffaele è l'angelo risanatore. Compare anche Uriele, ma è poco citato.
Il culto degli angeli si è manifestato fin dagli albori del cristianesimo, ma gli stessi primi padri della Chiesa, San Paolo in testa, avvertirono la necessità di mettere un freno al loro culto per contrapporsi ai pagani che avevano una speciale simpatia per le creature intermedie tra gli uomini e gli dei. Già Origene distingueva tra l'adorazione che era riservata unicamente a Dio e la venerazione che doveva essere riservata anche agli angeli, oltre che ai santi ecc. Atanasio e Agostino dichiararono che "Gli angeli possono essere onorati con l'amore, non con la servitù". Angeli da pregare, dunque, ai quali rivolgersi per aiuto, ma da non confondere con la potenza divina. (1 parte-continua) GLI ANGELI nella storia dell'uomo (2 parte) GLI ANGELI ai nostri giorni con intervista a Don Claudio Sorgi (3 parte) |