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Anno 9
Numero 46
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
MARCO ANTONIO BARBARIGO, il cardinal Borromeo
della Tuscia
Antonia Bonomi
Nel trecentesimo centenario
della sua morte, avvenuta a Montefiascone il 26 maggio del 1706, Tarquinia ha
dedicato una piccola mostra al Cardinale Marco Antonio Barbarigo, Vescovo
di Corfù prima e poi di Montefiascone-Corneto (Corneto è il vecchio nome di
Tarquinia), proprio nella casa natale di Santa Lucia Filippini, legata con Santa
Rosa Venerini alla vita e alle opere del cardinale come vedremo nel corso del
nostro racconto.
Marco Antonio Barbarigo nasce a Venezia da una delle più note famiglie patrizie
di origini istriane. Compiuti i venticinque anni, seguendo la tradizione inizia
a partecipare alle sedute del Gran Consiglio della Repubblica Veneta e sotto la
guida di un senatore anziano si esercita a parlare in pubblico, a redigere
memoriali, ad impratichirsi nelle leggi. Ma, invece di proseguire
la trafila di altri che seguono all’estero gli ambasciatori per
impratichirsi nella diplomazia, irresistibilmente attratto dagli ideali del
Vangelo preferisce prendere la strada del sacerdozio. Anche prima di essere
consacrato, Marco Antonio era solito riunire i servitori per insegnare loro la
dottrina cattolica ed esortandoli a mantenere un comportamento dignitoso, sobrio
anche con l’esempio pratico dell’austerità della sua vita. La sera,
accompagnato da un servitore, usciva per soccorrere i bisognosi recandosi nelle
zone più povere della città. Durante un viaggio a Padova per incontrare
l’amico Luigi Canal, questo lo presenta a Gregorio Giovanni Barbarigo, una
delle più grandi figure della Chiesa secentesca, suo lontano parente e vescovo
della città. Tra i due nasce una grande amicizia, insieme si recano in
pellegrinaggio sulla tomba del cardinal Carlo Borromeo, Marco Antonio chiede a
Gregorio di essere lui ad ordinarlo sacerdote. Intanto si laurea
in diritto civile e canonico, Gregorio lo vuole accanto a sé nella città
di Padova come sovrintendente alla dottrina cristiana oltre che come canonico
della cattedrale e visitatore. E
Marco Antonio ha la possibilità di dedicarsi alla sua vocazione di educatore.
Al seguito di Gregorio, che è chiamato per il conclave, approda a Roma e
diventa stretto collaboratore del nuovo pontefice Innocenzo XI che, resasi
vacante la sede di Corfù, nel 1678 lo nomina vescovo dell’isola e qui si
distingue per le sue doti pastorali e organizzative. Nel 1685, in seguito ad una
discussione con il generalissimo della flotta veneziana Francesco Morosini, che
pretendeva di occupare in cattedrale il posto spettante al vescovo umiliando la
Chiesa, e di conseguenza con la Repubblica veneziana che considera il vescovo
come un funzionario dello stato, torna a Roma, chiarisce l’episodio con il
papa che gli rinnova la fiducia nominandolo cardinale nel 1686. L’anno
seguente il papa gli propone la guida delle diocesi unite di Montefiascone e
Corneto, Marco Antonio accetta di buon grado pur sapendo che sulla diocesi grava
una pesante pensione annua a favore del cardinal Paluzzo Altieri, che possiede
poche risorse oltre a non essere prestigiosa.
Giunto nella nuova sede la trova in condizioni disastrose e non solo
finanziariamente: da trent’anni non c’è vescovo, secondo Giovanni
Marangoni, che conobbe Marco Antonio e del quale ha scritto la prima biografia,
“Regnava negli ecclesiastici una crassa ignoranza della dottrina cristiana e
dei sacri riti”. Salvo pochi, continua, la maggioranza dei preti ignorava
anche i principi della lingua latina, oltre a vivere in modo dissoluto, peggio
dei secolari, dai quali non si distinguevano neanche nell’abbigliamento,
frequentando bettole, intervenendo a balli e festini vestite da donne. Se questo
era l’esempio dei pastori, figurarsi in quale stato era il gregge perciò,
secondo il suo costume, Marco Antonio si rimbocca le maniche, chiama i preti
della Missione di Monte Citorio a Roma perché per un mese predichino e
confessino in tutto il territorio, in prima persona inizia l’opera di bonifica
del clero e per formare nuovi sacerdoti ristruttura e amplia un piccolo convento
che acquista fama immediata richiamando studenti
da altre regioni d’Italia.
In visita a Tarquinia conosce Lucia Filippini, si rende conto delle potenzialità
della ragazza e la porta come educanda nel Conservatorio di Santa Chiara, a
Montefiascone.
Nella sua opera di rinnovamento della diocesi, Marco Antonio avverte la necessità
di scuole per le fanciulle povere, avvertendo che il cambiamento morale doveva
passare necessariamente attraverso le donne, istruendole per prepararle al
futuro compito di moglie e madri. Ma non sa a chi rivolgersi.
Sono due gesuiti di passaggio a segnalargli una signorina viterbese, Rosa
Venerini, che sotto la direzione di un loro confratello ha fondato una scuola
per giovani povere chiamando alcune amiche a collaborare. Interpellata, Rosa
accetta di recarsi a Montefiascone a patto di poter tornare a Viterbo appena
portato a termine il suo compito.
Nel giro di due anni si aprono undici scuole nei paesi della diocesi, quando
Rosa deve abbandonare perché sono sorti problemi a Viterbo, è Lucia Filippini
a rilevarne il
posto.
Instancabile, Marco Antonio Barbarigo era solito dire che “non è un buon
Vescovo quello che non muore con il pastorale in mano”, segue personalmente
ogni iniziativa, visita paesi, scrive le regole delle Maestre Pie,
ristruttura conventi finché muore consumato dalla fatica, dalla febbre e povero
in canna.
Com’era Marco Antonio Barbarigo Dietro lo Specchio dell’Astrologia?
L’inclinazione religiosa è inserita dal segno natale, i Pesci, che indicano
comprensione per le sofferenze umane, mentre Mercurio e Saturno nell’Aquario
sottolineano una mente aperta, moderna. Sommandosi, i due segni parlano di
conformismo e insieme anticonformismo, bisogno di rinnovamento conservando le
basi della tradizione. Nel quadro sono evidenziati intelligenza, intuito e punte
di genialità grazie anche alla capacità di astrarsi e sviluppare al massimo le
facoltà mentali, energia, dolcezza, razionalità e spirito organizzativo,
questi ultimi forniti da un solido Giove nel Capricorno che toglie ogni pietismo
o fanatismo. Marte nel Sagittario indica l’educatore, riconferma
l’innovatore, splendido il trigono tra Venere e Plutone che parla di armonia
intima e desiderio di armonizzare tutto ciò che lo circonda, il divino e
l’umano, amore per la bellezza. E ci
dice che era un sincero ammiratore della donna, delle sue qualità e delle sue
potenzialità, della sua saggezza.
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