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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
IN UN MONDO DI CIOCCOLATO
Chi, cosa, come, dove, quando e perché: identikit del cioccolato
Almalinda Giacummo
Il cacao fu introdotto nell'America centrale e messo in
coltivazione all'incirca duemila anni fa dall'uomo. Secondo uno studio recente, furono gli
Olmechi, popolazione precedente i Maya e gli Aztechi, i primi a sfruttarlo. Alla scoperta
dell'America, i nativi stimavano grandemente questo prodotto, al punto che venivano
indette feste e celebrazioni al momento della semina e della messa a dimora degli alberi,
ai quali si attribuiva origine divina. I semi del cacao, considerato "cibo degli
dei", erano usati come moneta, ad esempio per pagare i tributi all'imperatore. Al
momento della sconfitta, 1520, Montezuma ne aveva accumulato un enorme quantitativo,
stimato attorno ai 5.000 quintali. I nativi chiamavano l'albero cacao-quahuitl, che gli
spagnoli semplificarono in cacao. Nelle classi privilegiate, il cacao era consumato
miscelato con miele, succo d'agave o vaniglia, il popolo lo mischiava a farina di
granturco, bolliva con acqua e condiva con peperoncino. A questa bevanda, o cibo,
attribuivano anche poteri afrodisiaci e si dice che Montezuma, il cui harem contava
all'incirca 600 concubine, ne consumasse cinquanta tazze al giorno. Il cioccolato veniva
offerto in occasione delle feste più importanti, come nozze e battesimi, riti della
pubertà e funerali, ed era dato come compenso ai soldati che si erano maggiormente
distinti in battaglia.
Il
primo straniero a ricevere in dono il cioccolato, fu Cristoforo Colombo, che lo portò con
sé al rientro, ma con nessun risultato presso la corte spagnola. Solo con Cortez
cominciarono ad affluire i primi quantitativi. Sir Francis Drake, pirata e corsaro al
servizio di Elisabetta I, predando un galeone spagnolo portò in Inghilterra una
tonnellata di cacao e un congruo bottino di barre d'argento. I grani di cioccolato furono
scambiati per
escrementi di pecora e gettati in mare. Comunque sia, il cioccolato e
la bevanda che se ne ricavava incominciò ad essere apprezzato in Europa, per conquistarla
definitivamente all'inizio del diciassettesimo secolo.
Ad esserne conquistati, anche perché solo i ricchi potevano
permetterselo, furono i nobili di tutte le corti, ed era in gran voga al tempo di Luigi
XIV detto re Sole. Sempre con la vaga idea che fosse afrodisiaco (lo aveva sostenuto anche
un esimio medico di corte inglese), Madame du Barry, favorita di Luigi XV, lo offriva ai
suoi amanti e Casanova lo raccomandava prima e dopo le fatiche d'amore. Secondo alcuni,
Napoleone era solito stare sveglio a pensare alle sue prossime battaglie bevendo molte
tazze di cioccolata. Alexandre Dumas, nel suo Grand dictionnaire de cuisine consiglia di preparare la
cioccolata la sera prima e di lasciarla riposare prima di berla, poiché riposando diventa
più densa e vellutata. Non solo, in linea con Casanova consigliava di berla sia prima sia
dopo "l'aver bevuto con avidità alla coppa del desiderio", aggiungendo a mezzo
chilo di cioccolata (dose per lui ottimale), 72 grani di ambra grigia. Questa quanto meno
originale teoria è ripresa anche dal Brillat-Savarin nel suo Trésor gastronomique de
France. Una voce non confermata, voleva che il cioccolato facesse bene alla milza. A
quanto pare, si trattò della scusa inventata da un ghiotto cardinale che non volendosi
privare della sua bevanda preferita durante la quaresima e i giorni di digiuno, le aveva
attribuito questo beneficio. Il cioccolato entrò di diritto anche nella cucina del tempo:
si facevano salse che accompagnavano piatti di cacciagione, tendenza ripresa da alcuni
cuochi attuali che preparano salse di cioccolato per piatti di tacchino, e che resta nella
ricetta originale della caponata di melanzane alla siciliana, che si dovrebbe servire con
una grattugiata di cioccolato amaro e uova di tonno.
Nel
1832 nasce il dolce più famoso, quasi del tutto a base di cacao: si tratta della torta
Sacher opera, di Eduard Sacher, cuoco personale di Francesco I dAsburgo, mentre la
prima tavoletta di cioccolato fu realizzata dallinglese Joseph Fry.
Il cioccolato così come lo mangiamo oggi è una realizzazione
piuttosto recente: nel 1876 lo svizzero Peter mette a punto una prima lavorazione, mentre
nel 1879 sempre uno svizzero, Lindt, inventa il "concaggio", loperazione
che toglie lacidità al fondente. Il gianduiotto è invenzione italiana della fine
del secolo scorso ed il suo nome deriva dalla maschera piemontese Gianduia.
Il cioccolato, un tempo coltivato solo in America e dagli
europei piantato in tutte le zone tropicali dell'Africa e dell'Asia, è prodotto dai semi
della Thoebroma cacao, posti allinterno di grosse drupe dallo spesso involucro, dure
e tondeggianti, dette fave del cacao. Liberati dai residui della polpa, sottoposti ad una
prima cernita, torrefatti, sgusciati a macchina e, dopo una nuova cernita, macinati e
ridotti ad una pasta fluida. A questultima vengono poi uniti lo zucchero raffinato,
la vaniglia ed altri aromi. In seguito il composto viene versato in apposite forme
scaldate e messe su un tavolo oscillante: una volta che le tavolette si sono raffreddate,
vengono avvolte nella carta stagnola per proteggerle dallumidità. Puro è un
alimento dallalto valore energetico e nutritivo, anche in dipendenza dalla quantità
di polvere di cacao usata e dallo zucchero aggiunto, che stimola gli organi della
digestione, oltre ad essere uno degli alimenti dalla più rapida digestione, visto che il
burro di cacao viene accolto dallo stomaco come un normale grasso vegetale. Con il burro
di cacao vengono preparati molti tipi di cioccolato e altri prodotti alimentari con
l'aggiunta di latte, mandorle, nocciole, ecc.
I frutti vengono raccolti due volte lanno: è una pianta
esigente, che vuole umidità e calore. Se la temperatura scende sotto i venti gradi,
soffre; se la corteccia dellalbero viene rotta o graffiata, si altera il sapore dei
frutti. Agli esperti basta annusarne un seme, vederne il colore per capire tutto del
frutto, dalla provenienza al sapore: Sumatra per il cioccolato al latte, Trinidad per il
fondente.
A proposito di linea, il cioccolato "migliore" per non
ingrassare è quello in cui è maggiore il quantitativo di cacao perché necessita di un
minore dosaggio di zucchero e, quindi, ha meno calorie. È una questione di prezzo: più
è caro, e pesa sul portafogli, e meno pesa sulla ciccia. Il cioccolato, poi, non ha
alcuna colpa nella comparsa di antiestetici brufoli e foruncoli. Secondo una ricerca
americana, il brufolo non è altro che una ghiandola infiammata, è una questione
ormonale, non da cacao. Forse, una parte di colpa possono averla certi grassi aggiunti!
Il cacao rientra anche nella preparazione di saponi a base
vegetale, adatti a non togliere alla pelle la protezione grassa che le è necessaria. Da
vere "depravate" il trucco-cioccolato sia nel sapore, per le labbra, sia nei
colori: dal latte al rosato, più o meno sfumato a seconda delle ore del giorno e delle
sera.
Altre "benedizioni" del cacao-cioccolato? In virtù
delle circa 500 sostanze che contiene, aiuta nella riconquista del buonumore grazie
allalta dose di serotonina che contiene, alla teobromina ed alle endorfine: queste
ultime contrastano il dolore, mentre le altre aumentano la capacità di concentrazione e
la prontezza di riflessi, oltre a infondere calma e migliorare lumore. Anche i denti
non ricevono poi alcun danno dallassunzione del cioccolato, poiché al suo interno
vi è un elemento che ingloba il cattivo potere cariogeno dello zucchero. Secondo uno
studio dell'associazione dentistica americana di Boston, il cioccolato sarebbe acerrimo
nemico dello "streptococco mutans", responsabile della carie! È, poi, un grande
apportatore di energia sia per il contenuto di zucchero, che regala carica immediata, sia
per la presenza del burro di cacao e del latte che, invece, vengono rilasciati più
lentamente, aiutando lo sforzo muscolare eccessivo e prolungato e migliorando anche il
"tono psichico". Contiene un'alta percentuale di fosforo, dei polifenoli, che
agiscono come antiossidanti e favoriscono la lunga vita, dellacido fenico che evita
lispessimento delle arterie, della feniletilamina, che alza i battiti cardiaci e la
pressione, aiutando a reagire meglio allo stress: probabilmente questa molecola si lega
agli stessi recettori cerebrali delle anfetamine, mentre lanandamide agisce sugli
stessi recettori cerebrali attivati dalla canna da zucchero. Inoltre, sembra che il
cioccolato limiti il desiderio di alcool e che sia utile nel mitigare lastinenza da
ecstasy.
Sono noti casi di allergia nei confronti di questo composto:
persone che lamentano forti mal di testa dopo aver assunto determinate quantità di
cioccolato, senso di vertigine, nausea, eccessiva sensibilità alla luce ed ai suoni.
Il
modo più corretto per assaporare la cioccolata è mangiarne poca ma di buona qualità,
lasciandola sciogliere in bocca. Secondo stime recenti la maggior parte dei consumatori di
gelato annovera come gusto principale proprio il cioccolato, mentre la maggior parte delle
persone lo ritiene il dolce più buono in assoluto; per gli esperti, il tipo di cioccolato
che si consuma sarebbe un buon test per misurare la maturità psicologica: chi ama il
fondente sarebbe una persona matura, in grado di affrontare qualunque prova, perché
consapevole dei diversi lati di una stessa medaglia, mentre chi ama solo un gusto, e solo
quello, sarebbe molto intransigente e severo, a cominciare da se stesso.
Poiché Pasqua è ormai alle porte, non resta che abbordare con
rispetto le uova, preferibilmente fondenti, senza dare retta ad una coscienza sbagliata
per quel che riguarda la tasca, ma molto saggia quando si tratta della quantità.
Evviva il cioccolato, purché mangiato con moderazione e scelto
di qualità super!
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