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Anno 12
Numero 4
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
CARNEVALE
PERCHÉ?
Tutto ciò che c'è da sapere sulla storia della festa più pazza dell'anno
Almalinda
Giacummo
Secondo
la teoria più accreditata, la parola Carnevale sarebbe etimologicamente legata
all’idea di astinenza: cade nel mese di febbraio, anticamente considerato mese
della purificazione e dei morti.
Un’altra interpretazione lo vede come un momento di libertà temporanea
concessa agli istinti elementari; ancora, sarebbe stato il periodo di grandi
abbuffate di carne, per esaurire le scorte invernali
prima dell’inizio della primavera.
In poche parole: un periodo di sregolatezza, inteso come valvola di sfogo, per
canalizzare le tendenze meno nobili che albergano nell'animo umano.
La durata varia a seconda delle prescrizioni ecclesiastiche e precede il periodo
della Quaresima.
Diverse sono le date di inizio della festa più spensierata dell’anno: il 1°
gennaio, il giorno dell’Epifania, il 17 gennaio giorno di Sant’Antonio o il
2 febbraio, cioè la Candelora.
In alcune regioni, addirittura, il Carnevale iniziava il giorno di Santo
Stefano, come testimoniano alcuni proverbi («dopo Natale, è subito Carnevale»).
Più semplice è indicare la conclusione:
il martedì che precede il mercoledì
delle Ceneri salvo che per il
calendario ambrosiano, quando la fine slitta alla prima domenica di Quaresima.
Tradizionalmente, il carnevale è il prosieguo di feste e riti più antichi, per
lo più della stagione invernale, durante la quale la vita sociale era più
intensa.
Tutti questi riti e credenze erano in relazione con la scomparsa della luce del
sole per un certo periodo e la sua repentina riapparizione con l’avvicinarsi
della primavera.
La gioia e la maschera, distensione ed evasione del Carnevale moderno, servivano
in origine a scacciare gli spiriti maligni e la maschera assimilava l’uomo
all’animale, accorpandogli, simbolicamente e temporaneamente, anche la potenza
divina degli animali sacri.
Per quel che riguarda i paesi che si affacciano sul mar Mediterraneo, il
Carnevale ha un’origine agricola e insieme storica, discendente da feste
classiche che attenevano sempre alla purificazione e alla fertilità.
Le Antesterie o feste di Dioniso: tre giorni di bagordi
che cominciavano con l’ebbrezza, una sfilata del carro del dio Dioniso
insieme a personaggi mascherati e a un toro sacrificale.
I Saturnali romani, festeggiati in realtà a dicembre, ma spostati dalla Chiesa
per non turbare le festività natalizie che vi si erano sovrapposte.
I Lupercali dell'antica Roma, che consistevano nella corsa sfrenata di giovani
per lo più nudi o cinti di corregge di pelle di capre, con le quali frustavano
le donne per renderle fertili.
Altre feste emblematiche si svolgevano a Babilonia per l’equinozio di
primavera, il momento in cui si rinnova la vita, che veniva salutato dal popolo
con processioni di carri. Tutte queste feste cadevano nello stesso periodo del
Carnevale.
E il passaggio dal vecchio al nuovo, non dimentichiamo che anticamente l'anno
iniziava in marzo, è anche
testimoniato da alcune leggende connesse al Carnevale.
Ad esempio, in Val d’Aosta si narra la storia di un ponte che, distrutto da
una piena, fu riedificato dal diavolo su preghiera di San Martino. Il diavolo,
però, non lo fece gratis: chiese in cambio la prima anima che fosse transitata
sul ponticello. San Martino acconsentì ma, furbescamente, fece in modo che il
primo essere a passare sul ponte fosse un cane. Qui il Carnevale termina con il
falò di un fantoccio a sembianza diabolica.
Ad Ivrea si racconta del marchese di Biandrate, che imperversava sulla cittadina
e sulle sue fanciulle, esercitando lo ius primae noctis (il diritto di
precedenza sul legittimo consorte
durante la prima notte di matrimonio di ogni fanciulla del paese). Ma un giorno,
purtroppo per lui, la mugnaia Violetta proprio non volle saperne di passare
sotto le grinfie del signorotto e, con l’aiuto di un anonimo cavaliere, si
rifugiò sana e salva nelle campagne vicine. Da qui la fortunata mugnaia divenne
l’istigatrice della rivolta contro l’oppressore che lei stessa uccise
durante l’assalto al castello. Nel Carnevale di Ivrea, il cavaliere anonimo
viene rappresentato coperto da una veste nera ed un cappuccio bianco. Ogni anno,
l'avvenimento è ricordato con la caratteristica battaglia delle arance. Durante
la sfilata storica, gli "aranceri", che si muovono su carri trainati
da cavalli, colpiscono con le arance chi non porta un cappelluccio rosso. E
tutti gli anni i feriti si contano a decine.
Durante il cristianesimo, la Chiesa tollerò la parte gioiosa delle feste,
facendo perdere le connotazioni magiche
e rituali. Nel medioevo erano di gran moda i balli mascherati e nei secoli XV e
XVI era normale fare mascherate pubbliche. Nel XVIII secolo, in
Francia, fecero la loro comparsa i balli mascherati dell’Opéra.
Ma con il trascorrere del tempo, queste feste persero d’importanza e di
splendore. Anche quelli che oggi sono carnevali famosi, come quello di Venezia,
altro non sono che un pallido ricordo della gaiezza dell’epoca dei Dogi e
della magnificenza del Rinascimento.
Mascherarsi altro non è che la manifestazione delle proprie aspirazioni, il
rimescolarsi di classi sociali, allora come oggi. Per qualche ora si immagina di
essere diversi da quello che si è, nel vano tentativo di sfuggire una realtà
spesso dura o poco gratificante. In tutto ciò, il divertimento può essere più
o meno reale, anche perché, quando è un obbligo divertirsi, per molti non è
il momento giusto.
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