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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Costume

 

PROSTITUZIONE E CASE CHIUSE nel fascismo fino alla chiusura
(3 parte-fine)

Antonia Bonomi

CabiriaIl controllo della prostituzione, anche i tentativi per debellarla, sono stati alcuni, non tantissimi. A proposito, sapete perché si chiamavano bordelli? Perché solitamente erano alloggiati in villini isolati ai bordi delle città. Durante il '700, il governo austriaco tentò di arginare il fenomeno della prostituzione condannando le donne ree di esercitare questo mestiere ad un pubblico processo e alla condanna del taglio dei capelli, più il tenere pulite le strade delle città. Da prostitute a netturbine!

In Italia, le diàtribe sulle case chiuse degli ultimi anni prima dell'avvento del fascismo si spensero subito. In sostanza, questi luoghi erano un po' la celebrazione maschio, della sua virilità. Però, negli anni Trenta, Mussolini dispose che i tenutari di nuove licenze s'impegnassero ad isolare le case mediante muri, detti "del pudore", alti non meno di dieci metri.

Il funzionamento delle case chiuse era molto semplice. Il tenutario, spesso tenutaria ed ex prostituta, affittava o era padrone dei locali, le "pensionanti", com'erano chiamate le prostitute, erano reclutate dai "collocatori" nei luoghi più svariati e fatte "girare" per i vari casini ogni quindici giorni. Spesso, le prostitute erano precedute dalla loro fama, ognuna usava un nome d'arte e un nomignolo che evidenziava il luogo d'origine, magari fasullo, o la specialità. Il tenutario prendeva il 50% del prezzo della "marchetta", il resto andava alla donna che pagava anche il "collocatore" il quale poteva essere il suo uomo del cuore, o che credeva tale. Legalizzata o meno, la prostituzione ha avuto sempre visto la figura del "pappone". Il numero delle prestazioni giornaliere d'ogni prostituta si aggirava attorno alla quarantina e il pagamento era sempre anticipato. L'igiene intima era curata, ogni stanza aveva il bidè e il lisoformio si consumava in quantità industriali. Le visite ginecologiche avvenivano periodicamente, su disposizione delle autorità, nelle case medesime e la visita del "tubista", così era chiamato il medico, era vista con terrore poiché se trovava la donna malata l'interruzione dell'attività era immediata e la ripresa rimandata sine die. Ogni casa aveva il "salottino d'attesa", dove sostavano le pensionanti, in abiti discinti, in attesa che qualcuno le scegliesse. Non avevano diritto di rifiutare: che piacesse loro o meno il tizio che le sceglieva, dovevano seguirlo. L'attività della casa si svolgeva per lo più il pomeriggio e la sera. Al mattino c'era un'unica prostituta a disposizione di chi avesse necessità impellenti, o solo quel momento libero. Non tutti andavano per consumare: c'era anche chi, come gli studenti, andava per fare "flanella", cioè per vedere, curiosare, respirare l'aria del peccato. Secondo i racconti di personaggi famosi del cinema, della letteratura ecc. che li hanno frequentati, salvo che nei bordelli d'infima qualità, il linguaggio non era mai scurrile. Secondo Dino Buzzati, nelle case chiuse era trasmessa un'arte di fare all'amore che stava disperdendosi.

TariffeQuesto "messaggio di civiltà erotica", sempre parole dello scrittore, si è interrotto il 20 settembre 1958, con l'entrata in vigore della legge Merlin.

L'esperienza personale che ho avuto come giornalista con le prostitute, mi ha lasciata molto perplessa e tutte le volte che sento di "povere ragazze costrette a prostituirsi" mi torna in mente. Seguivo il processo ad un protettore accusato d'avere ucciso una delle sue donne. Era inverno, faceva un freddo boia, per lunghe ore eravamo costretti a sostare sulle scale e nella piazza del Tribunale. Questo signore, splendido ragazzo debbo dire la verità, era confortato dalla presenza di cinque o sei prostitute che seguivano quotidianamente le varie udienze. È chiaro che, giorno dopo giorno, si finisce con lo scambiare due parole. Io, inoltre, ero curiosa e interrogavo queste donne sulla loro vita, sul perché della scelta, cercando di non offenderle. Tutte, indistintamente, avevano una storia lacrimevole: erano state sedotte e abbandonate dal solito "porco" che le aveva illuse, avevano tenuto il bambino frutto dell'inganno che era cresciuto o dai genitori o parenti della medesima o dalla balia, tutti esosissimi, sempre a chiedere soldi. E loro con una gran voglia di smetterla con "la vita". Un giorno, mi scappò detto quello che pensavo e che penso avrei fatto in prima persona se mi fossi trovata in quella condizione: "Ma se le pesa tanto, perché non riduce un po' le spese, prende il bambino con sé e cerca un'attività diversa? Se non ha titoli di studio, può sempre fare la domestica". Non l'avessi mai detto. La più triste per la propria vita mi afferrò per il bavero e a muso duro mi chiese: "Quante pellicce hai, bimba?". Non ho dovuto neppure fare il conto: "Nessuna, ho il cappotto che indosso", "Bene, io ne ho cinque e questa è la più scadente" disse indicando il mantello di volpe che portava. Certo, non bisogna generalizzare, ma neppure nel senso contrario.

La prostituzione e le prostitute hanno alimentato narrativa, teatro e cinematografia. Citiamo qualche esempio: "Filumena Marturano", tratto dal lavoro teatrale di Eduardo De Filippo, ne presenta un risvolto in chiave napoletana, in "Adua e le compagne" e "Mamma Roma" si mette in luce come sia difficile abbandonare il vecchio mestiere per fare le ristoratrici o altro quando qualcuno ti ricatta. In "Rocco e i suoi fratelli", spicca la storia della prostituta amata da due fratelli e che sarà il perno della disgregazione della famiglia. In "Roma" di Fellini due casini, uno popolare e l'altro lussuoso, fanno parte delle scoperte "meravigliose" del provinciale in visita alla città eterna. Con "Le notti di Cabiria" Fellini fa poesia, con "La Romana" anche la Lollobrigida si cimenta in una parte di prostituta, arriverà poi la Loren in un episodio di "Ieri, oggi e domani". Anche la Cardinale fa la prostituta ed ecco "La viaccia", ma non fu neanche un mezzo successo. All'estero spiccano "Casco d'oro", con la Signoret che ritroveremo in "Adua", "Bella di giorno", dove una gelida borghese insoddisfatta, l'inespressiva Catherine Deneuve, cerca di liberarsi dalle frustrazioni prostituendosi tutti i giorni dalle 2 alle 5 e in "Quell'oscuro oggetto del desiderio". "Lola, donna di vita" vede la prostituta con figlio a carico finire in bellezza la propria vita scappando con il suo uomo finalmente arricchitosi. In Inghilterra troviamo "Ballando con uno sconosciuto", in America "Whore-Puttana" e…chi più ne ha più ne metta. Ringrazio Paola Aspri per avermi rinfrescato la memoria anche se per brevità di spazio ho dovuto tagliare il copioso elenco di titoli.

RISULTATO DEL SONDAGGIO "Sei favorevole alla riapertura delle case chiuse?"