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Anno 8
Numero 43
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
IL COLOSSEO E ROMA, ROMA E IL COLOSSEO
Alla scoperta di uno dei più interessanti e famosi monumenti dellantica Roma
(prima parte-continua)
Almalinda Giacummo
Da poco tempo è rientrato nel circuito degli spettacoli e
nonostante le idee più o meno bislacche per le quali è usato, continua a far parlare di
sé, famoso nel mondo: è il Colosseo! Furono gli imperatori Flavi a dotare per primi Roma
di un anfiteatro stabile e degno della grandezza della capitale dellImpero: i lavori
iniziarono durante il regno di Vespasiano nella zona compresa tra Palatino, Esquilino e
Celio, al di sopra dello stagno che si doveva trovare allinterno della Domus Aurea
di Nerone. Vespasiano, demagogicamente parlando, restituiva al popolo quello che il
tiranno-Nerone aveva voluto solo per sé. Singolarmente, il nome Colosseo deriverebbe dal
colosso rappresentante Nerone che lo stesso aveva voluto nellatrio della sua
magnifica residenza. In precedenza un anfiteatro era stato commissionato da Augusto a
Statilio Tauro, ma si trattava di una struttura lignea provvisoria.
I lavori furono piuttosto lunghi e poco avanti la morte di Vespasiano
il Colosseo venne dedicato una prima volta: si era solo al secondo ordine esterno. La
definitiva dedica, e quindi il termine definitivo dei lavori, si ebbe solo nell80
d.C., sotto limperatore Tito: furono indetti 100 giorni di festa e vennero uccise
circa 5000 fiere; venne inoltre emessa una nuova serie di sesterzi con lanfiteatro
rappresentato sul verso. Ma la struttura originale doveva essere molto particolare: per i
regni di Vespasiano e di Domiziano sono note allinterno del Colosseo delle
naumachie, cioè delle battaglie navali. Questo può solo significare che originariamente
la pavimentazione del Colosseo doveva essere tale da consentire una grande portata
dacqua, magari proprio mantenendo loriginale stagno nato per la casa di
Nerone. Solo in seguito vennero approntati i sotterranei in muratura di mattoni e blocchi
di tufo, tuttora visibili allinterno, per consentire il passaggio al di sotto della
pavimentazione in tavolato ligneo sia di gladiatori sia di fiere per munera e venationes,
oltre alla manutenzione ed alla movimentazione nelle scenografie: ciò avveniva
attraverso un sistema di carrucole-ascensori poste probabilmente allinterno delle 30
nicchie del muro perimetrale ed al centro dellarena. Tra laltro, nella
pavimentazione in opera spicata dei sotterranei (mattoncini disposti a formare un disegno
a lisca di pesce) sono inseriti dei grandi blocchi di travertino con una fossetta
rettangolare sulla faccia a vista con un bocchettone in bronzo: questo serviva per
lalloggiamento del perno per gli argani. La pavimentazione lignea era comunque
piuttosto pericolosa: le fonti ricordano per il 217 d.C. un disastroso incendio che ebbe
origine proprio da qui, mentre per il pericolo rappresentato sia dalle fiere sia dai
gladiatori, una rete veniva innalzata fra larena e gli spettatori. La rete era
dotata nella parte alta di zanne di elefante e rulli davorio posti orizzontalmente
e, per ogni evenienza, una squadra di arcieri si trovava fra la cavea e la rete.
La presenza del laghetto fu abbondantemente sfruttata per
risparmiare sulle fondamenta, realizzate in pilastri di travertino poggianti su un anello
di calcestruzzo continuo, intervallato solo da alcuni fognoli per lo scorrimento delle
acque di falda che, altrimenti, avrebbero allagato tutta larea.
Architettonicamente parlando si tratta di unellisse
di 188 per 156 metri, per un totale di 527 metri di circonferenza, alta quasi 50 metri:
esternamente a partire da uno stilobate di due gradini ci sono quattro piani, di cui tre
con arcate inquadrate da semicolonne di ordini diversi, dal basso verso lalto,
tuscaniche (simili al dorico ma con la base), ioniche e corinzie. Il quarto piano è
composto da una specie di attico diviso da lesene corinzie: negli spazi così inquadrati
si aprono finestre quadrate alternate a scudi in rilievo. In ogni spazio sono poi tre
mensole di travertino, in corrispondenza di altrettanti fori praticati nel cornicione
terminale della struttura. Tutto questo sistema serviva a sostenere i pali necessari a
reggere il grande velario a spicchi che veniva steso da alcuni marinai della flotta di
stanza a Miseno per proteggere gli spettatori. In cima la struttura era completata da un
cornicione a tre fasce e da una cimasa con un grandioso gocciolatoio. La cinta esterna non
è completa: ciò che resta è inglobato nei muraglioni di sostegno fatti costruire dal
Valadier nel 1820 per ordine di Pio VII. Tutti i fori che "movimentano" la
struttura sono dovuti allasportazione medievale dei perni di metallo che servivano a
trattenere i blocchi di travertino che ricoprivano tutto. Allinterno, poi, la
struttura è divisa in spicchi da alcuni cunei che partono dalla base: i già citati
pilastri, collegati da archi e da volte rampanti, facevano da sostegno alla cavea. Il
vantaggio stava nel poter così permettere a più cantieri di proseguire autonomamente
nella costruzione della stessa struttura, praticamente divisa in quattro cantieri
principali ed a sé stanti. Senza dubbio un mirabile esempio di organizzazione e
programmazione del lavoro da effettuare. I sotterranei sono divisi da tre muri concentrici
ed i conseguenti tre corridoi anulari: verso il centro i muri divengono rettilinei e
paralleli allasse centrale, anchesso un corridoio. Questultimo si
prolungava nelle due direzioni, est e ovest, anche al di fuori della struttura: il ramo
est raggiungeva una delle più importanti caserme gladiatorie conosciute, il Ludus
Magnus, ancora oggi visibile allincrocio fra via Labicana e via di S. Giovanni
in Laterano. Sempre allesterno della struttura maestosa del Colosseo si trovano
alcuni cippi di travertino, scoperti nel 1895, infissi nella pavimentazione anchessa
in travertino: concentrici allo stesso edificio, dovevano contrassegnare larea di
rispetto. Secondo unaltra interpretazione, erano usati per pensionare a terra le
funi del velario.
Ma come avveniva lingresso degli spettatori per gli spettacoli?
Sopra ad ognuna delle 80 arcate che scandiscono lellisse si trovava un numero
progressivo, indicato con i numeri romani, che doveva essere ugualmente riportato al di
sopra delle tesserae che ognuno degli spettatori doveva portare con sé: dalle
arcate si accedeva quindi alle scalinate interne ed ai vari settori della cavea attraverso
i vomitoria. Solo le quattro arcate degli assi principali non erano numerate e la
presenza di tracce di un portico allesterno di quella verso nord e di stucchi
dipinti allinterno del corridoio corrispondente, fanno pensare ad ingressi per
personalità di spicco. Forse questa era lentrata riservata allimperatore,
vista la diretta corrispondenza con la tribuna regia, o pulvinar, e probabilmente
era sormontata da una quadriga. Oggi restano solo gli ingressi dal XIII al LIV. Al di
sotto della tribuna principale era un criptoportico coperto a volta e decorato con stucchi
e lastre marmoree, detto "passaggio di Commodo": metteva in comunicazione gli
edifici claudiani sul Celio con il podio.
Anche nella cavea gli spettatori non potevano sciamare a
piacimento: questa era divisa in tre settori principali, cosiddetti maeniana, una
serie di gradini subito dopo la recinzione ed un quarto piano in alto, ligneo, simile alla
moderna piccionaia dei teatri. Ognuno aveva una collocazione precisa e non cera il
prezzo del biglietto a fare la differenza, infatti lingresso era gratuito: era la
classe sociale a stabilire il posto. I posti più vicini allarena erano riservati ai
senatori, il primo meniano ai cavalieri e così via. Il piano ligneo, o maenianum
summum, era riservato alle donne, ammesse da Augusto ai giochi solo distanti dagli
uomini: sui gradini dellanfiteatro la classe cui era riservato il posto veniva
sempre ricordata. Gli unici personaggi cui era riservato il posto per nome erano i
senatori: sui gradini loro riservati, realizzati completamente in marmo e non solo
foderati, infatti, sono ancora oggi presenti i nomi di vari personaggi, a volte cancellati
e sostituiti da altri. Il meniano sommo era conchiuso da 80 colonne di cipollino e granito
con capitelli di ordine composito e corinzio.
La capienza totale doveva aggirarsi sulle 40-45.000 persone
sedute, più circa 5.000 in piedi, nella parte superiore: se si interpretano alcuni dati
desunti dai Cataloghi Regionari, una sorta di elenco dei maggiori monumenti
dellantichità, i posti potrebbero essere innalzati fino a 73.000 circa.
Come erano organizzati gli spettacoli? In origine i giochi
avevano carattere religioso, ma per la maggior parte delle persone, del popolino, era
loccasione per divertirsi, per essere feroci alle spalle di qualcun altro: una certa
sacralità veniva comunque conferita dalla presenza delle Vestali, del Pontefice Massimo e
dellimperatore-dio, o di quello divinizzato. Alcuni giorni prima dello svolgimento
dei giochi, veniva fatta pubblicità ed il programma poteva essere affisso in varie parti
della città. Per lo più era scritto in colore rosso, che attira maggiormente
lattenzione: il nome di chi finanziava i giochi e il motivo per il quale questi
venivano realizzati erano la parte più interessante. Poi cerano il numero, e non il
nome, dei gladiatori, il luogo del combattimento, la data e leventuale presenza del
velario, elemento non certo secondario allattenzione degli spettatori. La sera prima
veniva offerta ai gladiatori una sorta di ultima cena, nella quale tutto era loro
permesso; poi raccomandavano le loro famiglie agli amici. Nel Colosseo, il giorno dopo,
avveniva il combattimento. Verso sud-est era la porta Libitinensis, oltre la quale
era la regione II Celimontana: qui era collocato lo spoliarum, il luogo dove gli
inservienti, spesso mascherati da Caronte, il traghettatore infernale, portavano i
gladiatori morti o morenti per essere spogliati dei costumi e delle armi, e sempre da
questa porta uscivano le belve uccise e trasportate dai bestiarii, i quali si
dividevano le carni, le pelli e le ossa, mentre erano invece immessi nellanfiteatro
rinoceronti, ippopotami ed elefanti ed ogni altro animale troppo grande per i
montacarichi. Verso nord-ovest era la porta Triumphalis, attraverso la quale
entrava la pompa gladiatoria che dava il via ai ludi: era composta dal promotore dei
giochi, con littori e suonatori, da una portantina con diversi simboli al di sopra, poi i
premi per i gladiatori vincitori, le armi da combattimento e i carri che trasportavano
ognuno un gladiatore ammantato di porpora e oro. Poi gli atleti formavano un corteo
appiedato che percorreva il tondo dellarena fino al podio imperiale: qui salutavano alzando il braccio destro e la celebre frase "Ave
Cesare, morituri te salutant" (Salute Cesare, coloro che stanno per morire ti
salutano). Quindi si armavano con le armi programmate per la giornata, qualche volta
doro come sotto Pertinace, o dargento come con Cesare: i Samnites con
spada e scutum, un piccolo scudo rettangolare, i Thraces, con sica,
piccola spada ricurva, e parma, uno scudo tondo o quadrato, il retiarius,
con rete e tridente, il mirmillo, con il pesce omonimo sullelmo. I
combattimenti avevano a volte connotazione comica: a suon di botte con armi di legno si
battevano nani, storpi e donne, poi una tuba annunciava il combattimento vero ed i
gladiatori entravano scortati dai loro mecenati che, in caso di fiacchezza o noia, li
frustavano e rimproveravano per dare al popolo il giusto divertimento. Alla fine, pollice
verso o meno, uscivano i risultati su una tabella, con vicino al nome una lettera: V per
vincitore, M per missus, mandato, cioè vivo e a pari merito con lavversario,
P per morto. Esisteva anche un mercato dei "pezzi" di un gladiatore: secondo le
leggende il loro sangue dava vigoria fisica e coraggio, un pezzo di veste era talismano
contro il malocchio, la punta della sua asta che scioglieva i capelli di una sposa era
indice di prospera vita matrimoniale. Fino al Cristianesimo ufficiale esibirsi
nellarena era un punto di merito anche per molti liberi cittadini, uomini e donne,
di qualunque rango.
Al momento degli spettacoli, larena veniva riempita con
sabbia gialla proveniente da Monte Mario che veniva risistemata dopo ogni combattimento.
In occasione delle venationes qualunque animale, purché
feroce o particolare, andava bene dalle tigri alle giraffe: quando queste barbarie furono
proibite, molti animali si erano estinti in diverse regioni dellImpero, come gli
ippopotami in Nubia, le tigri in Ircania, gli elefanti in Africa settentrionale, i leoni
in Mesopotamia.
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