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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
CROCE un simbolo di moda tra i vip, conosciamolo
meglio
Antonia Bonomi
Tra le varie mode che mischiano
allegramente, o sfacciatamente dipende dai punti di vista,
sacro e profano, negli ultimi tempi furoreggia quella della croce. La si
vede al collo
di star piuttosto chiacchierate come Madonna, Naomi Campbell scollata a più non
posso, con seni strizzati e capezzolo pronto a scappare ne sfoggia addirittura
tre a diverse altezze, Carolina di Monaco la indossa su severi abitini neri,
quanto alla stramba Cher non solo la porta al collo, ma esibisce pantaloni
disseminati di croci, natiche comprese.
È
difficile, visti certi contesti, parlare di simbolo religioso, allora ci si
chiede perché la indossino se non per moda, e si potrebbe allargare il discorso
chiedendosi se questo sia giusto. Ma evitiamo i terreni scivolosi, lasciando
queste considerazione agli studiosi di cose religiose, e vediamo insieme il
significato del simbolo della croce.
Si tratta di un segno la cui esistenza è attestata fin dalla più remota
antichità dall'Egitto alla Cina,
una delle più antiche raffigurazioni la si è trovata incisa su un sigillo di
pietra a Susa e risalente al III millennio a.C., un'altra è una croce in marmo
rinvenuta a Cnosso e risalente al XV secolo a.C.
La croce è il terzo dei quattro simboli definiti fondamentali che sono: il
centro (inteso
come centro della sfera), il cerchio e il quadrato. Tutti questi simboli hanno
relazione tra loro e la croce li riassume così: il punto di intersezione dei
due bracci è il centro che apre verso l'esterno; la croce si può iscrivere nel
cerchio, che divide in quattro segmenti che sono anche le stagioni, genera il
quadrato e il triangolo quando le sue estremità sono collegate da quattro
rette. Come il quadrato la croce rappresenta la terra, ma nei suoi aspetti
intermedi, dinamici e sottili. Rappresenta anche l'orientamento nello spazio: su
e giù, destra e sinistra, emblema del dualismo che diventa totalità.
È chiaramente legata al numero 4 poiché quattro sono le braccia e
quattro gli angoli, ma considerando anche il centro ecco che si ha il 5. Prima
di essere usata per le piante delle chiese cristiane, era stata anche usata per
le piante dei templi pagani nelle religioni che vanno dall'India alla Grecia.
Attorno ad uno gnomone, la cui ombra in certe ore del giorno indicava i segni
cardinali, veniva tracciato un cerchio all'esterno del quale si tracciava un
quadrato che diventava il perimetro del tempio. Delle figure geometriche nelle
quali si iscrive indifferentemente la croce, cioè quadrato e cerchio, il
quadrato rappresenta la terra, mentre il cerchio rappresenta il cielo, e la
croce li unisce, lo gnomone era il centro.
È il
primo simbolo di orientamento ai diversi livelli dell'esistenza dell'uomo, nella
triplicità animale, spaziale e spirituale. Animale poiché pone l'uomo in
rapporto a se stesso, spaziale perché si articola sugli assi nord-sud o di
rotazione della terra, est-ovest segnato dal levarsi e tramontare del sole,
l'incrocio dei due assi maggiori rappresenta Dio e realizza l'orientamento
spirituale, totale.
Per i cinesi la cifra della croce era solo il 5 perché secondo la loro
simbologia non poteva essere considerata solo come quattro lati o quattro
bracci, questi dovevano essere considerati in relazione al punto di
intersezione, il centro, che equivale al centro del cerchio e al centro del
quadrato, cioè centro sia della terra sia del cielo uniti, poiché uno non
esiste senza l'altro.
È un simbolo che si ritrova anche nella costruzione delle città, in
particolare romane e naturalmente precrisitane, nel cui centro si incrociavano
le due vie principali, il cardo e il decumano, che le tagliavano in quarti.
Simbolo universale e simile, dunque, trovato anche nelle Americhe, ad esempio
nel Codex Fejérvary-Mayer dell'antico Messico, e a Palenque, dove il mondo era
rappresentato a forma di croce per via dei segni cardinali.
Dall'antico Egitto ci arriva come croce ansata, rappresentata da un cerchietto o
da un ovale sopra la tau. Quando è raffigurata in mano agli dei è l'emblema
della vita divina e dell'eternità, quando è in mano ai mortali esprime il
desiderio di un eternità beata insieme agli dei. I copti, come si vede in
alcune pietre tombali dei secoli VI e IX, accettarono la pagana croce ansata
egizia quale simbolo della vita eterna portata dal Cristo. Presso i popoli
germanici, la croce a T, tau, era simbolo del martello del dio Thor.
I primi cristiani hanno erroneamente interpretato il ritrovamento di simboli
cruciformi presenti in altre culture, Maya e Azteche in particolare,
attribuendoli ad una precedente presenza cristiana poi dimenticata. In realtà,
come abbiamo visto, il simbolo era universale proprio perché posto in relazione
ai punti cardinali, all'alto e al basso, al levare e al calare del sole, ed era
anche una rappresentazione scarna, senza fronde e radici, dell'albero della
vita.
La tradizione cristiana ha arricchito questo simbolo, condensando in esso il
racconto della passione e della resurrezione di Cristo, facendone il simbolo
della redenzione e conseguente salvezza dell'umanità. Bisogna dire che i primi
cristiani accettarono con difficoltà il simbolo della croce, a causa
dell'ignominia connessa a questo tipo di esecuzione
capitale, solo in epoca romanica fu riconosciuto come trionfo sulla morte. La
croce cristiana che si conosce risale al 134 e si trovava a Palmyra.
Ma la croce era già un simbolo di salvezza anche presso gli Ebrei e l'Antico
Testamento ci parla delle croci tracciate con il sangue dell'agnello (arrostito
su due spiedi sistemati a forma di croce), sugli stipiti delle porte delle case
degli ebrei.
La croce è entrata a far parte degli stemmi araldici, dove assumeva forme
diverse a secondo di ciò che si voleva indicare. La croce di Gerusalemme
o gerosolimitana, una croce potenziata da quattro piccole croci agli angoli, ad
esempio, nelle crociate era lo stemma del regno di Gerusalemme e le cinque croci
ricordavano le cinque piaghe di Cristo. La croce con cerchio, nella quale le
barre della croce esorbitano dal cerchio e che si ritrova in Irlanda (chissà
quante volte l'avete vista nei film, agli incroci o nei cimiteri, issata su un
blocco di pietra nella brumose atmosfere del nord), è detta anche croce della
questua e significava che il cavaliere che la portava aspirava all'avventura
come prova spirituale
Anche la svastica è una croce… ma ne parleremo in un altro contesto.
Abbiamo visto che la croce si ricollega ai numeri 4 e 5.
Perché 4? Per i quattro bracci, i quattro angoli, ma anche perché rassomiglia
ad un uomo con le braccia aperte e il 4 è il numero dell'uomo, il numero del
tangibile, del creato, era detto d'incomparabile pienezza, di totalizzazione.
Per fare qualche esempio, esistono quattro fasi della Luna, quattro sono i punti
cardinali e quattro i venti, quattro le stagioni e quattro gli elementi, gli
umori, le lettere del nome di Dio e del primo uomo Adam, gli Evangelisti, i
profeti, i padri della Chiesa e i fiumi del paradiso, i cavalieri
dell'Apocalisse e i loro flagelli, gli alberi che sostenevano il mondo secondo i
Maya e gli Aztechi, le caverne della terra secondo gli Incas. Insomma, tutte le
religioni li collegavano al creato e al visibile.
Il 5, che non troviamo collegato solo in Cina alla croce, è il 4, cioè l'uomo,
più il centro che può essere il cuore o Dio, ed è proprio la somma della
materialità, 4, più quell'uno che dà il cinque, simbolo dell'ordine e
dell'armonia, della volontà divina che può aspirare solo all'ordine e alla
perfezione.
Nell'antica religione americana il 5 era il numero del dio del mais, la cui
prima fogliolina germina cinque giorni dopo essere stato seminato.
Per gli indù, il 5 è il numero dell'unione fra il 2 femminile e il 3 maschile,
principio di vita.
Dopo questa carrellata tra simboli e significati, secondo voi perché le vip
mondiali porteranno il simbolo della croce?
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