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Anno 9
Numero 46
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
LUCIA FILIPPINI la santa educatrice della Tuscia
Antonia Bonomi
Lucia Filippini nasce il 13
gennaio del 1672 a Corneto, vecchio nome di Tarquinia, da una famiglia agiata.
Il padre è un borghese originario di Vezzano Ligure, la madre Maddalena Picchi
Falzacappa appartiene alla nobiltà locale.
La madre muore quando Lucia ha un anno, il padre quando ne ha sette, con la
sorella Elisabetta e il fratello Giovanni Francesco, che morirà in giovane età,
viene allevata da uno zio materno.
Doveva essere molto dotata se, appena adolescente, il parroco le affida
l’incarico di insegnare
il catechismo alle ragazzine. Più grandicella, inizia a frequentare il
monastero benedettino di Santa Lucia dove vivono sue parenti. Ha sedici anni
quando incontra il cardinale Marco Antonio Barbarigo, vescovo della diocesi di
Montefiascone-Corneto, che la vuole conoscere avendone sentito dire un gran
bene.
Il cardinale la porta con sé a Montefiascone e come educanda la sistema nel
Conservatorio di Santa Chiara, seguendola paternamente in attesa che maturi la
vocazione.
Marco Antonio Barbarigo, un personaggio illuminato, avverte la necessità di
istruire le donne, convinto che passi attraverso mogli e madri il risanamento
del tessuto sociale, e chiama a Montefiascone Rosa Venerini perché, come ha già
fatto a Viterbo, apra scuole che formino donne consapevoli. Seppure con
riluttanza, perché pensa di essere chiamata alla vita contemplativa, Lucia
inizia a collaborare con Rosa e, quando questa deve tornare a Viterbo, malgrado
abbia solo ventidue anni è paternamente costretta dal cardinale Barbarigo ad
assumere la direzione dell’istituto, compito che svolgerà mirabilmente fino
alla morte.
Il cardinale tenta di modificare il Conservatorio di Santa Chiara, dove è
vissuta Lucia, e che versa sempre in condizioni poco floride, in casa per le
Mestre Pie, se le suore accettano di associarsi a queste riconoscendo Lucia come
superiora, assicurando che avrebbe provveduto al loro sostentamento. In un primo
tempo il progetto sembra andare in porto, il Barbarigo scrive le regole del
nuovo istituto, ma pian piano le suore, più inclini alla vita contemplativa e
non accettando l’autorità di Lucia, abbandonano il monastero e Lucia chiede
al cardinale di dedicarsi solo alle sue scuole. Un altro progetto del cardinale,
che vuole salvare capra e cavoli fondando due congregazioni, non piace a Lucia
che medita di trasferirsi a Viterbo con Rosa Venerini. Pur di non perderla, il
cardinale asseconda il suo desiderio e i nuovi istituti sono affiancati alle
Maestre Pie senza che la Congregazione del Divino Amore interferisca nella
formazione delle maestre.
Il metodo di Lucia Filippini, come quello di Rosa Venerini, mirava sì alla
formazione religiosa, ma alle “figlie del popolo” insegnava anche un lavoro
manuale, mentre l’istruzione propriamente detta, senza dimenticare l’epoca
nella quale ci troviamo, si limitava ad insegnare a leggere e a far di conto,
mentre la scrittura era riservata “a quelle sole che sarà necessario e molto
convenevole che lo sappiamo”.
Nel 1707 papa Clemente XI invita Lucia a Roma per aprire altre scuole. La prima
sorge nella parrocchia di San Lorenzo ai Monti, poi le scuole di moltiplicano e
nascono invidie, Lucia è accusata di quietismo, la denuncia non ha seguito ma
Lucia torna a Montefiascone mandando a Roma Rosa Venerini, ma anche questa,
poiché il suo metodo d’insegnamento lasciava poco spazio alle pratiche di
pietà e non soddisfaceva alcune alunne, deve rinunciare e Lucia si trova
costretta a inviare due sue collaboratrici.
Le Scuole Pie Filippini a Roma si sviluppano grazie ad Alessandro Bonaventura,
così nasce l’Istituto pontificio delle Maestre Pie Filippini, distinto
dall’istituto di Montefiascone, e che conta un migliaio di suore.
Morendo, il cardinale Marco Antonio Barbarigo ha lasciato i suoi beni alle
scuole della diocesi, designando come amministratori il canonico decano Luca
Corneli e il sacrista. Ma è Lucia Filippini che prende in mano le rendite e lo
fa con tale perizia da acquisire altri beni e ad avere rendite sufficienti al
finanziamento dell’attività didattica. Quando il decano muore, il successore
vuole che siano rispettate le volontà del cardinale Barbarigo, pretende
l’amministrazione del patrimonio e si accorge che molte delle proprietà sono
intestate a Lucia che è accusata di truffa. In realtà, pur se formalmente si
è trattato di un errore, Lucia ha agito così per evitare che estranei mettano
le mani sul capitale. Aveva avuto buon fiuto, e gli anni seguenti lo
dimostreranno. Intanto, Lucia è citata a giudizio e deve dichiarare di avere
prestato il suo nome solo come economa e che rinuncia a qualunque pretesa su
essi. Viene nominato un nuovo economo, le risorse delle Scuole Pie sono stornate
altrove, Lucia è umiliata e preoccupata, le maestre di Roma parlano al loro
superiore della situazione, Lucia è chiamata a Roma, è già gravemente
ammalata di tumore al petto, grazie all’appoggio della principessa Altieri
riesce ad interessare il cardinale
Altieri, ascoltato dal papa, del problema, ma deve tornare a Montefiascone, le
viene suggerito di stendere un memoriale, al canonico diacono incominciano ad
arrivare richieste di chiarimenti, questo si offende, la storia va avanti e
Lucia muore il 25 marzo del 1732. Dopo la sua morte la situazione precipita, chi
aveva mestato nel torbido viene allontanato, o muore, e le Scuole Pie sono
salve.
Nel 1930 Lucia Filippini è stata canonizzata e due anni dopo eletta patrona
speciale di tutta la diocesi.
Com’era Lucia Filippini Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Razionale, Lucia aveva gli occhi ben aperti sulle esigenze pratiche della
vita. Intelligente, dalla mente aperta, capace di astrarsi e di vedere i
problemi da diverse angolature, trovava soluzioni per intuizione e deduzione.
Sensibile senza sentimentalismo, umana senza pietismo, con una sana diffidenza
frutto del buon senso che la stimolava ad andare sempre alla radice delle cose,
alla fonte, senza fidarsi delle apparenze. Era nata educatrice, era
“mamma” nel senso più ampio, non aveva un carattere facile.
Sensibile e forte, riconosceva l’autorità, ma farsi mettere i piedi in testa
no, non fosse che per senso della giustizia e della dignità personale, anche se
questo la faceva soffrire. No, non era nata per la vita contemplativa, il
cardinale Barbarigo aveva avuto buon fiuto.
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