Lucia Filippini

LUCIA FILIPPINI la santa educatrice della Tuscia

Antonia Bonomi

Lucia Filippini nasce il 13 gennaio del 1672 a Corneto, vecchio nome di Tarquinia, da una famiglia agiata. Il padre è un borghese originario di Vezzano Ligure, la madre Maddalena Picchi Falzacappa appartiene alla nobiltà locale.

santa Lucia Filippini

La madre muore quando Lucia ha un anno, il padre quando ne ha sette, con la sorella Elisabetta e il fratello Giovanni Francesco, che morirà in giovane età, viene allevata da uno zio materno.
Doveva essere molto dotata se, appena adolescente, il parroco le affida l’incarico di insegnare il catechismo alle ragazzine. Più grandicella, inizia a frequentare il monastero benedettino di Santa Lucia dove vivono sue parenti. Ha sedici anni quando incontra il cardinale Marco Antonio Barbarigo, vescovo della diocesi di Montefiascone-Corneto, che la vuole conoscere avendone sentito dire un gran bene.
Il cardinale la porta con sé a Montefiascone e come educanda la sistema nel Conservatorio di Santa Chiara, seguendola paternamente in attesa che maturi la vocazione.
Marco Antonio Barbarigo, un personaggio illuminato, avverte la necessità di istruire le donne, convinto che passi attraverso mogli e madri il risanamento del tessuto sociale, e chiama a Montefiascone Rosa Venerini perché, come ha già fatto a Viterbo, apra scuole che formino donne consapevoli. Seppure con riluttanza, perché pensa di essere chiamata alla vita contemplativa, Lucia inizia a collaborare con Rosa e, quando questa deve tornare a Viterbo, malgrado abbia solo ventidue anni è paternamente costretta dal cardinale Barbarigo ad assumere la direzione dell’istituto, compito che svolgerà mirabilmente fino alla morte.
Il cardinale tenta di modificare il Conservatorio di Santa Chiara, dove è vissuta Lucia, e che versa sempre in condizioni poco floride, in casa per le Mestre Pie, se le suore accettano di associarsi a queste riconoscendo Lucia come superiora, assicurando che avrebbe provveduto al loro sostentamento. In un primo tempo il progetto sembra andare in porto, il Barbarigo scrive le regole del nuovo istituto, ma pian piano le suore, più inclini alla vita contemplativa e non accettando l’autorità di Lucia, abbandonano il monastero e Lucia chiede al cardinale di dedicarsi solo alle sue scuole. Un altro progetto del cardinale, che vuole salvare capra e cavoli fondando due congregazioni, non piace a Lucia che medita di trasferirsi a Viterbo con Rosa Venerini. Pur di non perderla, il cardinale asseconda il suo desiderio e i nuovi istituti sono affiancati alle Maestre Pie senza che la Congregazione del Divino Amore interferisca nella formazione delle maestre.

pala d'altare opera di G.B.Conti nella cappella della Casa natale in Tarquinia

Il metodo di Lucia Filippini, come quello di Rosa Venerini, mirava sì alla formazione religiosa, ma alle “figlie del popolo” insegnava anche un lavoro manuale, mentre l’istruzione propriamente detta, senza dimenticare l’epoca nella quale ci troviamo, si limitava ad insegnare a leggere e a far di conto, mentre la scrittura era riservata “a quelle sole che sarà necessario e molto convenevole che lo sappiamo”.
Nel 1707 papa Clemente XI invita Lucia a Roma per aprire altre scuole. La prima sorge nella parrocchia di San Lorenzo ai Monti, poi le scuole di moltiplicano e nascono invidie, Lucia è accusata di quietismo, la denuncia non ha seguito ma Lucia torna a Montefiascone mandando a Roma Rosa Venerini, ma anche questa, poiché il suo metodo d’insegnamento lasciava poco spazio alle pratiche di pietà e non soddisfaceva alcune alunne, deve rinunciare e Lucia si trova costretta a inviare due sue collaboratrici.
Le Scuole Pie Filippini a Roma si sviluppano grazie ad Alessandro Bonaventura, così nasce l’Istituto pontificio delle Maestre Pie Filippini, distinto dall’istituto di Montefiascone, e che conta un migliaio di suore.
Morendo, il cardinale Marco Antonio Barbarigo ha lasciato i suoi beni alle scuole della diocesi, designando come amministratori il canonico decano Luca Corneli e il sacrista. Ma è Lucia Filippini che prende in mano le rendite e lo fa con tale perizia da acquisire altri beni e ad avere rendite sufficienti al finanziamento dell’attività didattica. Quando il decano muore, il successore vuole che siano rispettate le volontà del cardinale Barbarigo, pretende l’amministrazione del patrimonio e si accorge che molte delle proprietà sono intestate a Lucia che è accusata di truffa. In realtà, pur se formalmente si è trattato di un errore, Lucia ha agito così per evitare che estranei mettano le mani sul capitale. Aveva avuto buon fiuto, e gli anni seguenti lo dimostreranno. Intanto, Lucia è citata a giudizio e deve dichiarare di avere prestato il suo nome solo come economa e che rinuncia a qualunque pretesa su essi. Viene nominato un nuovo economo, le risorse delle Scuole Pie sono stornate altrove, Lucia è umiliata e preoccupata, le maestre di Roma parlano al loro superiore della situazione, Lucia è chiamata a Roma, è già gravemente ammalata di tumore al petto, grazie all’appoggio della principessa Altieri riesce ad interessare il cardinale Altieri, ascoltato dal papa, del problema, ma deve tornare a Montefiascone, le viene suggerito di stendere un memoriale, al canonico diacono incominciano ad arrivare richieste di chiarimenti, questo si offende, la storia va avanti e Lucia muore il 25 marzo del 1732. Dopo la sua morte la situazione precipita, chi aveva mestato nel torbido viene allontanato, o muore, e le Scuole Pie sono salve.

statua in legno dello scultore T.B.Purcer venerata nella chiesa omonima in Tarquinia

Nel 1930 Lucia Filippini è stata canonizzata e due anni dopo eletta patrona speciale di tutta la diocesi.
Com’era Lucia Filippini Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Razionale, Lucia aveva gli occhi ben aperti sulle esigenze pratiche della vita. Intelligente, dalla mente aperta, capace di astrarsi e di vedere i problemi da diverse angolature, trovava soluzioni per intuizione e deduzione. Sensibile senza sentimentalismo, umana senza pietismo, con una sana diffidenza frutto del buon senso che la stimolava ad andare sempre alla radice delle cose, alla fonte, senza fidarsi delle apparenze. Era nata educatrice, era “mamma” nel senso più ampio, non aveva un carattere facile. Sensibile e forte, riconosceva l’autorità, ma farsi mettere i piedi in testa no, non fosse che per senso della giustizia e della dignità personale, anche se questo la faceva soffrire. No, non era nata per la vita contemplativa, il cardinale Barbarigo aveva avuto buon fiuto.

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