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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Costume

LINDA MURRI una sconcertante eroina ottocentesca 

Antonia Bonomi 

Linda, all’anagrafe Teodolinda, Murri, è stata il personaggio più longevo della tragica vicenda che ha insanguinato i primi anni del 1900, raccontata nell’articolo di Marina Marini. Di Linda è costante l’indicazione di come fosse delicatissima di salute al punto di costituire una pena continua per il padre, di cui era la prediletta, afflitta da una serie infinita di acciacchi, in primis una colite cronica, morirà ultra ottuagenaria nel 1957.
Donna colta, una rarità considerando che era nata nel 1871, educata nel più stretto formalismo dell’epoca, a detta di tutti non era una bellezza così piccola, magra e pallida, afflitta da inappetenza, ma il suo fascino non dava scampo agli uomini che entravano nella sua orbita. Gli atti del processo affermano che tutti ne erano succubi, dal padre al fratello che, per liberarla dall’ingombrante presenza del rozzo e ricchissimo marito, era arrivato ad architettare svariati piani, andati a vuoto, per eliminarlo con il veleno e infine ucciderlo a pugnalate con l’aiuto dell’amante di lei, un conoscente e due domestiche, una delle quali ex amante dell’amante di lei e, si dice, complice nei giochi saffici di Linda.
Una storia fosca, torbida, scandalosa, malsana che, malgrado le confessioni, il processo, le condanne e in tempi recenti il libro della figlia di Tullio Murri, l’autore materiale del delitto, non appare chiarita completamente.
Fu davvero Linda Murri ad istigare il fratello ad uccidere il marito conte Francesco Bonmartini?
Com’è Linda Murri Dietro Lo Specchio Dell’Astrologia?
Il suo quadro natale ci parla di una donna intelligente, perspicace, acuta, un vero e proprio segugio nel captare gli stati d’animo altrui, abilissima stratega, istrionica e manipolatrice. Era una bella testa “mascolina”, forte, animata da un’ambizione smodata, vanitosa e caparbia che coabitava con una dose massiccia di pigrizia, indolenza. Diffidente, tradizionalista e contemporaneamente ribelle, facile a fanatizzarsi, irascibile, sadomasochista, crudele e capace di vendette meditate e protratte nel tempo, mascherandosi istrionicamente con l’atteggiamento svenevole della donna fragile, stereotipo in uso al tempo e non solo. Era bugiarda, naturalmente, e naturalmente contorta, sentimentalmente fredda, era affetta senza dubbio da disturbi intestinali e agli organi della procreazione, ma c’era anche una buona componente tiroidea nei suoi disturbi che andava a sommarsi alla tendenza alle malattie psicosomatiche. Era incline ai “vizi” nell’accezione più ampia per curiosità morbosa, volgarità sotto la patina dell’educazione, per frustrazione sessuale, era lunatica e prepotente, distruttiva ed autodistruttiva per mancanza di gioia di vivere, era “vecchia dentro”. Non va dimenticato il tempo in cui è vissuta, il tipo di educazione ricevuta da genitori impegnatissimi professionalmente e mondanamente impegnati che lasciavano lei e il fratello in mano a domestici e precettori, ma non c’è dubbio alcuno che il terreno Teodolinda-Linda era fertile per mantenere la facciata pulita e seguire i propri istinti che affondavano in una lucidissima mente disturbata.      

CURIOSITA’: Linda e il marito conte Francesco Bonmartini, detto Cesco, erano coetanei, lui era nato quindici giorni prima. Lo si descrive come rozzo, vendicativo, torturatore psicologico della moglie che gli negava i favori coniugali costringendolo a rapporti mercenari. Osservando il suo quadro, si possono notare molte affinità con Linda: era vendicativo, volgare, prepotente e quant’altro, ma non era cresciuto nell’ambiente della moglie, bensì in campagna, allevato da un vecchio zio prete che gli faceva anche da cameriere, e non aveva compiuto studi regolari. Non conosceva le finezze e le ipocrisie del bon ton, quanto a profondità di sentimenti faceva il paio con lei, era un arido. Si sono usati a vicenda: lui per entrare nel bel mondo, lei per acquisire il titolo nobiliare che mandava in solluchero la madre, lui ha fatto lo sforzo di adeguarsi completando gli studi e laureandosi, ma era pigro, voleva sfruttare la situazione facendo carriera raccomandato dal suocero che gli ha risposto picche. E con sommo gaudio i due coniugi si sono massacrati. 
Perché a soccombere è stato lui? Perché non aveva la finezza psicologica della moglie e… era nato meno fortunato! 

ANEDDOTO. Un’amica, Raffaella del Puglia, ha conosciuto Linda Murri negli anni Cinquanta e me l’ha raccontata così: piccolissima e magrissima, vestita completamente di nero, gli occhi piccolissimi, a punta di spillo e scurissimi, aveva la curiosa abitudine di non mostrare le mani, che teneva infilate nelle maniche. Per tutta la durata del loro colloquio le indicazioni le dava con l’indice puntato da sotto la stoffa, non le tolse per salutarla né all’inizio né alla fine del loro incontro. Il suo commento: era inquietante.
Nel linguaggio del corpo nascondere le mani significa dissimulare, poiché per infilarle nelle maniche le aveva anche davanti a sé era contemporaneamente in chiusura verso l’interlocutore e in difesa.