LA PIRATERIA NEL GOLFO DEI CARAIBI
Ovvero i "diavoli del mare" che terrorizzarono le colonie spagnole
Roberta Gallina
Le "Indie Occidentali", scoperte da Cristoforo
Colombo, furono meta non solo di avventurieri, coloni e marinai, ma anche di pirati. Lo
stesso Ammiraglio genovese, durante il suo terzo viaggio, fu assalito da pirati di
nazionalità francese e costretto a rifugiarsi a Madera. Il XVI secolo fu il periodo d'oro
della pirateria inglese: segretamente favorita dalla regina Elisabetta I per ragioni
politiche, registrò nomi famosi come Francis Drake, che riuscì ad indebolire la potenza
spagnola, George Clifford che combatté contro i Portoghesi. Questi corsari (termine che
definiva coloro che "correvano" il mare con la "patente" rilasciata da
un governo legittimo) attaccavano e depredavano le navi spagnole che trasportavano in
patria le ricchezze ricavate (e depredate) dal Nuovo Continente.
Nei primi decenni del secolo seguente, mentre in Europa la
Francia e l'Inghilterra cercavano, con guerre continue, di contrastare la potenza della
Spagna che stava divenendo sempre più formidabile, nel Mar dei Caraibi due vascelli,
contemporaneamente, cercavano approdo sulle coste di un'isola, detta di San Cristoforo
(nei pressi della Giamaica). Una nave era di nazionalità inglese ed era comandata da Sir
Thomas Warner, l'altra, francese, era guidata da un nobile di origine normanna, monsieur
d'Enanbue. I corsari decisero di stabilirsi sull'isola e di convivere fraternamente,
avendo trovato il suolo molto fertile e gli indigeni (di stirpe caribbica) affatto ostili;
per alcuni anni i novelli coloni rinunciarono a corseggiare il mare per dedicarsi
all'agricoltura, ma all'improvviso furono attaccati e trucidati da una squadra spagnola
che rivendicava, a nome della madrepatria, tutte le isole del Golfo del Messico.
I
pochissimi superstiti trovarono rifugio su un'isoletta detta "La Tortue" (la
Tartaruga) perché, vista da una certa distanza, somigliava vagamente a questo rettile;
posta ad una certa distanza dall'isola di Santo Domingo e fornita di un comodo porto
naturale, risultava facile a difendersi e costituiva un rifugio ideale. I poveri disperati
che erano riusciti a sfuggire alla ferocia spagnola divennero ben presto l'incubo dei loro
assalitori; mentre alcuni, d'indole più pacifica, si dedicavano alla coltura del tabacco,
gli altri, animati da sete di vendetta e dall'avidità, tornavano a corseggiare il mar
delle Antille. La fama della Tortue si diffuse in tempi brevissimi ed attirò numerosi
avventurieri anche dall'Europa. La maggior parte degli abitanti dell'isola era composta da
marinai, ex soldati, spostati, ma anche figli cadetti di famiglie nobili, attirati dalle
tanto favoleggiate fortune e tesori delle Americhe. Non trovando sull'isola le fantastiche
miniere da cui la Spagna traeva tonnellate d'oro, tornavano sul mare a compiere razzie di
ogni tipo, con la scusa che le loro nazioni erano in guerra con la potenza iberica. Queste
continue scorrerie esasperarono gli onesti abitanti di Cuba e di santo Domingo, che
pensarono di sbarazzarsi una volta per tutte di quei ladri di mare. Approfittando di un
momento propizio in cui la Tortue era senza guarnigione, la assalirono senza grande
dispiegamento di forze e tutti coloro che caddero nelle loro mani furono impiccati. I
filibustieri, che in quel momento erano in mare per compiere qualcuna delle loro losche
imprese, furono costretti a riparare nelle foreste di santo Domingo, ma giurarono
vendetta. Per sopravvivere si adattarono alle usanze degli indiani Caribi: cacciavano la
selvaggina e la ponevano ad affumicare sulle griglie chiamate "barbacoa" (da cui
il nostro termine barbecue), il luogo in cui erano poste si chiamava "bucan" e
l'azione "bucanier", che poteva significare sia arrostire che affumicare, da qui
il nome bucanieri. Tiratori abilissimi, ben presto i bucanieri si unirono in una sorta di
confederazione e ripresero a tormentare gli altri isolani. In quest'epoca bucanieri e
filibustieri decisero di unire le loro forze sotto il nome di "Fratelli della
Costa", fecero ritorno alla Tortue, che divenne il loro covo, ma molto più temuto e
potente di quello di prima, sotto il governatorato di monsieur d'Orgeron, mandatovi dal re
di Francia. L'audacia dei pirati aumentò considerevolmente, essi arrivarono ad assalire i
galeoni spagnoli e, non di rado, a saccheggiare le città costiere, spedizioni che, nel
caso di H. Morgan, erano autorizzate da un fantomatico governo inglese.
Definiti dalle loro vittime esseri demoniaci, erano indubbiamente degli uomini coraggiosi
noncuranti della morte, che di rado risparmiavano i vinti, come del resto non erano
risparmiati, salvavano solo i prigionieri di un certo rango per ricavarne lauti riscatti.
La testimonianza più interessante sulla pirateria si trova nel
"Giornale di bordo" del chirurgo francese A. O. Exquemelin, nato ad Honfleur nel
1646. Il 2 maggio del 1666 si imbarcò a Le Havre come "engagé", cioè con
l'obbligo di servire il padrone per tre anni in cambio di vitto ed alloggio; il 7 luglio
arrivò alla Tortue, ove, ottenuto il permesso dal governatore dell'isola, partecipò ad
alcune spedizioni con il titolo di medico di bordo. Nel 1672 tornò in Europa e pubblicò
le sue memorie in un'edizione olandese nel 1678; morì forse nel 1707, dopo essere
ritornato in America altre tre volte.
Il chirurgo francese ci racconta che i pirati obbedivano di buon
grado alle loro leggi: una volta venduto il frutto delle loro razzie, i feriti ed i più
valorosi potevano scegliere per primi, veniva concessa una notevole somma di denaro a
coloro che saltavano per primi sulla nave nemica abbordata, a chi riusciva a strappare la
bandiera nemica e a chi riusciva in missioni spionistiche particolarmente pericolose.
Premi altrettanto cospicui venivano rilasciati ai mutilati "di guerra", i feriti
ricevevano una piastra al giorno per due mesi. Curavano poco il loro aspetto fisico: con
la pelle arsa dall'implacabile sole tropicale dovevano disdegnare per periodi molto lunghi
l'uso del pettine o del rasoio, di acqua e sapone. Per abbigliamento si accontentavano di
pantalonacci, casacche, a volte anche stivali che, comunque, curavano molto meno delle
loro amatissime armi: ciascuno aveva un fucile ed un assortimento di coltelli. Durante una
spedizione era vietato, pena la morte, portare donne a bordo della nave, fosse pure la
propria moglie. Sull'argomento donne è interessante notare che il re di Francia, per
"popolare" l'isola corsara, vi inviava le donne di malaffare affinché "si
rifacessero una virtù" (con uomini di tal genere?): prostitute, ladre, donne
marchiate con l'infamante "giglio" sulla spalla destra, prendevano la via dei
Caraibi (un po come Manon Lescaut, il personaggio creato da Prévost). I futuri
"mariti" dichiaravano alle nuove venute che non avevano nulla da obiettare sul
loro passato, ma che d'ora in poi dovevano rispondere di tutto ciò che facevano, e,
battendo la mano sulla canna del fucile, esclamavano: "questo mi vendicherà; se tu
fallirai, lui no!"
Anche il tradimento era punito con la pena di morte: i traditori venivano abbandonati su
un'isola deserta, senz'acqua né viveri; a bordo della nave era proibito bere alcolici
dopo le ore venti, erano vietati anche i duelli, il gioco d'azzardo e le risse.
Se la storia ci tramanda numerosi nomi dei corsari rimasti
famosi, poche, purtroppo, sono le notizie particolareggiate sulle loro vite. Ricordiamo
qui solo i più famosi.
Francis Drake (Sir) nacque a Tavistock, Devonshire forse nel 1545, a
soli ventidue anni era già capitano di una nave di sua proprietà. Nel 1572, al comando
di tre vascelli, assalì la città spagnola di Nombre di Dios (Panamà) e saccheggiò le
città della costa messicana. Poco dopo ritornò in Inghilterra per partecipare alla
guerra d'Irlanda. Nel 1577 organizzò una spedizione volta ad attraversare lo stretto di
Magellano: partito con 166 uomini e cinque navi, durante una tempesta tre andarono
distrutte, la quarta tornò indietro avendo perso le tracce del suo capitano. Questi,
però, dopo aver ristabilito la rotta ed aver attraversato lo Stretto di Magellano,
assalì alcuni galeoni spagnoli, occupò la città di Valparaiso ed arrivò fino in
California (che battezzò Nuova Albione, in omaggio alla sua patria), di cui prese
possesso in nome dell'Inghilterra. Circumnavigando l'emisfero terrestre verso est tornò
in patria nel 1580. Per celebrare la sua impresa la regina Elisabetta I in persona salì a
bordo del suo vascello, il "Golden Wind". Divenuto membro del Parlamento inglese
nel 1584, l'anno seguente ebbe il compito di devastare le colonie spagnole delle Antille;
poco dopo riuscì ad incendiare la maggior parte delle navi della "Invencible
Armada", la potente flotta iberica. Negli ultimi anni della sua vita cercò di
abbellire la città di Playmouth, da lui rappresentata in Parlamento. Morì a bordo della
sua nave nel 1595, nei pressi di Nombre de Dios, la prima città che devastò nella sua
carriera di pirata.
Montbars era d'origine languedochese, s'imbarcò per l'America
dichiarando di voler vendicare i "poveri indiani sterminati dalla ferocia
spagnola" (!) riferendosi alle stragi commesse da Cortez e da Pizzarro. Le stragi
commesse a sua volta sulle coste cubane e dominicane gli valsero il soprannome di
"Sterminatore"
Pierre Francoise Nau detto L'Olonese era nato nel Poitou ed
esercitava la professione di contrabbandiere sulle coste spagnole quando, in un'imboscata,
il fratello rimase ucciso. Ridotto in miseria si vendette come schiavo al capitano
Montbars per quaranta scudi. Mostrando un coraggio ed una spietatezza di pari grado, ben
presto si trovò in possesso di un vascello con il quale devastò le colonie spagnole
recando loro enormi danni. Nel 1665 con 400 uomini attaccò e saccheggiò la colonia
venezuelana di Maracaibo. Fece però una ben misera fine: naufragato sulle coste del
Darien (Honduras) finì catturato e mangiato dagli indiani antropofagi.
Monsieur Grammont era arruolato con il grado di capitano nella
flotta di Luigi XIV, ma disertò per unirsi ai filibustieri della Tortue a causa di un
omicidio. Assalì prima Vera Cruz (Messico) 1683 ricavando un immenso bottino, poi
Campeche nello Yucatàn (1686). Una improvvisa tempesta lo fece naufragare e perdere tutti
i tesori conquistati.
Il nome più famoso rimane però quello di Henry Morgan (Sir). Nacque a
Glamorganshire (Galles) nel 1635. Essendo poverissimo da fanciullo fu venduto come servo
in America. Dopo essersi unito ai pirati assalì prima Puerto del Principe, una delle
città più ricche e meglio difese di Cuba. Riuscito nell'impresa, nel 1668 organizzò la
spedizione contro Portobello nell'America centrale. Non riuscendo ad espugnare il secondo
dei due castelli, fece uscire dal convento tutti i frati e le monache e li obbligò a
portare le lunghe scale sotto gli spalti del forte ed a piantarle nei fossati: usò i
poveretti come baluardi, fidando nella religiosità degli spagnoli. Nonostante la strenua
difesa degli assediati, che di pietà verso i frati non ne ebbero, Morgan riuscì ad
espugnare e saccheggiare la città. Dopo la conquista dell'opulenta città di Panama,
detta la "Regina del Pacifico", il governo spagnolo si lamentò con il governo
inglese, che richiamò il pirata in patria. Messo sotto processo fu rinchiuso nella Torre
di Londra, da cui poi fu liberato dall'intervento del re Carlo II. Nel 1674 ebbe
l'incarico di vicegovernatore della Giamaica, da cui fu in seguito esonerato per i suoi
metodi troppo brutali. Morì in questa regione nel 1688.
Nel 1701 la regolarizzazione della successione spagnola da parte
della Francia e la successiva pace di Utrecht ridussero le possibilità di azione dei
pirati indipendenti e senza nazionalità, ormai ridimensionati al rango di semplici
predoni di mare, dato che i loro "servigi" non servivano più a nessuna nazione.