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Anno
10
Numero
17

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

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SAN GIORGIO, 23 aprile, un santo popolare, una festa che  ricorda riti pagani 

Vittoria Inverni 

Quella di san Giorgio, che dal greco significa agricoltore, per la chiesa è diventata una memoria facoltativa, poiché non ci sono notizie certe su di lui, anche se la tradizione popolare lo ha fatto elevare al rango di santo ausiliatore nei frangenti drammatici.
Ecco quello che si sa: a Lydda, in Palestina, era venerato il suo sepolcro. Esistono resti ancora visibili  della basilica cimiteriale attribuibili a una costruzione di epoca costantiniana e un'epigrafe  greca risalente al 368, ritrovata a Eacea di Batabea,  che parla di una "casa dei santi e trionfanti martiri Giorgio e compagni", nonché di una chiesa consacrata al santo alcuni decenni dopo la sua morte. Le date probabili del martirio per decapitazione sono il 284 o il 303, sotto Diocleziano.
Tutto quanto si racconta, poi, di san Giorgio appartiene alla leggenda, sono racconti stratificati dal tempo. È considerato, protettore dei lebbrosi, delle malattie della pelle in genere, delle malattie veneree, degli alabardieri, fabbricanti di armi, cavalieri, combattenti e militari in genere, giovani esploratori, sellai e cavalli. È invocato contro i serpenti velenosi e contro le streghe. Era considerato uno dei quattordici santi adiuvanti, cioè molto efficaci se si chiedeva loro grazie. Anche gli islamici lo venerano come profeta. È patrono di paesi e città, a lui è dedicato il famoso Ordine della Giarrettiera inglese, sulla cui bandiera campeggia la croce rossa di san Giorgio, il Sacro militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, secondo alcuni fondato da Costantino stesso, secondo altri nel 1190 da Angelo Comneno. La "collata", il colpo di piatto sulla spalla con la spada, creava i nuovi cavalieri ed era data invocando il suo nome.
La leggenda di san Giorgio prende il via con Jacopo da Varagine che narra la sua vita nella Leggenda Aurea. Giorgio era  figlio di un persiano, Geronzio, e di una cappadoce, Policronia, che lo avevano educato nella fede cristiana. Seguì la carriera militare, diventando ufficiale dell'esercito romano sotto Diocleziano e Massimino.
In quel periodo, la persecuzione contro i cristiani era particolarmente feroce, tant'è che in un mese il prefetto Daciano ne aveva fatti mettere a morte settantasettemila. Alcuni abiurarono e Giorgio, addolorato per questa defezione, dopo essersi spogliato dei suoi beni donandoli ai poveri, si qualificò come cristiano. Fu crudelmente torturato, ma è confortato dal Signore. Daciano si accorge che Giorgio è indomabile, cerca di vincerlo con incantesimi, ma il mago incaricato di farli si converte. Infine, il santo è decapitato. Prima, aveva chiesto al Signore che qualsiasi cosa chiedesse in punto di morte, gli fosse concessa. Ed ecco che mentre torna a casa dopo il supplizio, Daciano viene incenerito con tutti i suoi ministri.
Molta della venerazione che gli è tributata, è da attribuirsi ai crociati che dichiararono di essere stati protetti dal santo nella vittoria riportata contro i Saraceni ad Antiochia, durante l'assedio del 1097, 1098. Il santo era apparso loro rivestito di una bianca e splendente armatura su cui campeggiava la croce rossa e li aveva spronati a seguirlo verso la vittoria. Conquistata Lydda, ricostruirono la sua chiesa e si diffuse in Occidente la leggenda del drago.
Sempre Jacopo da Varagine narra che vicino alla città di Silene, in Libia, vi era uno stagno dove si nascondeva un drago che con il suo fiato uccideva tutti coloro che si imbattevano in lui. Per placare la sua ira, i cittadini gli offrirono due pecore al giorno. Quando gli animali incominciarono a scarseggiare, gli offrirono una pecora e un uomo tirato a sorte tra i più giovani della città. Un giorno fu estratta la figlia del re. Tira e molla, poiché il re non intendeva sacrificarla, venne il momento in cui la ragazza stava per essere immolata. Ma ecco che san Giorgio, che passava casualmente da quelle parti, interviene. Rivestita l'armatura, si slancia contro il drago, lo tramortisce, invita la ragazza a legarlo con la sua cintura: miracolo, il bestione la segue docilmente. San Giorgio convince re e popolo a convertirsi, in cambio ucciderà definitivamente il drago. Con questa leggenda, Giorgio diventa anche protettore delle donne in difficoltà.
Questa leggenda pare sia nata da immagini dell'imperatore Costantino nell'atto di schiacciare un drago che aveva trafitto, viste dai crociati a Costantinopoli, che a suo volta ricalcava le immagini  egiziane del dio solare Horo il quale, nelle sembianze di un cavaliere con la testa di falco, trafiggeva un coccodrillo, simbolo delle energie distruttrici del cosmo. In sostanza, un dio solare che vinceva le tenebre e la festa di san Giorgio, posta nel periodo pasquale, ha tutte le connotazioni di una festa pagana.
Anche la mitologia greca ha un episodio che ricorda il fatto leggendario: Perseo e Andromeda. La fanciulla era stata esposta su una roccia per placare un mostro marino, Perseo la scorse e la salvò, uccidendo il mostro. 

UNA FESTA CHE  RICORDA RITI PAGANI
Tutti gli anni, durante la festa cristiana dedicata a san Giorgio, alle Meteore nella Tessaglia occidentale, giovani greci si arrampicano sulle pareti di una roccia per raggiungere una grotta posta a 30 metri a strapiombo dal suolo. La loro impresa è accompagnata dalle voci delle donne, in particolare le più anziane, che cantano canzoni dai chiari toni sessuali. Il significato dell'impresa? Assicurarsi la protezione del santo. I giovani salgono portando foulard di tutti i colori, ma prevalentemente rossi, donati loro da amici e parenti per buon auspicio, e candele. Una volta giunti nella grotta, accendono le candele, afferrano i foulard lasciati l'anno precedente e si buttano a capofitto nella discesa. Più sono pazzi e spericolati, più sarà forte la protezione. Perché canzoni scollacciate? Perché la roccia su cui si arrampicano, e le meteore in genere, hanno forme falliche, compiere l'impresa assicura anche virilità tant'è che non disdegnano di tentare la sorte anche uomini meno giovani, per dimostrare di essere ancora validi. Prendere un foulard assicura l'amore della donna agognata e il matrimonio con lei. Sacro e profano si mescolano al punto che è difficile scinderli, infatti, la tradizione dell'arrampicata pare risalga a tempi precristiani. Non manca il sacrificio: un agnello è immolato e mangiato dai partecipanti. L'implicazione sessuale, però, non è solo lubrica. L'ascesa alla grotta simboleggia la vittoria sulla sessualità nella parte distruttiva, l'elevazione sul desiderio brutale, la santificazione dell'accoppiamento.
Le Meteore, o rocce sospese dal loro significato greco, erano un passaggio obbligato per chi si recava a consultare l'oracolo di Delfi, che chiamava "ossa della terra" le medesime. E le ossa della terra ricordano il mito di Deucalione e Pirra, l'anziana coppia che, unica, si salvò dal diluvio universale e che, incaricata dagli dei di ripopolare la terra, lo fece gettandosi alle spalle delle pietre che per volere divino si trasformarono in esseri umani.
Su tutto, dominano i santuari costruiti in cima alle falliche rocce si dice nell'ottavo secolo, anche se le testimonianze scritte non risalgono a prima dell'anno mille. Alla  mancanza di notizie certe, supplisce la leggenda indicando in un certo Nilo l'insediatore della prima comunità ascetica a Dupiani, seguito poi da Athanasio che, arrivando in volo, atterrò sul monolito chiamato Megalo fondandovi il primo monastero. La data? Attorno all'anno mille.