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Numero 2
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Costume
S. ANTONIO abate protettore ad ampio spettro:
allevatori d'animali, tosatori, tessitori fucilieri ecc.
Vittoria Inverni
Per la storia del santo,
leggere l'articolo S. ANTONIO abate una festa che affonda le radici nel tempo.
Sovrapponendosi le antiche feste pagane, romane e celtiche, dedicate alle Grandi
Madri e ai sacrifici penitenziali e propiziatori, alla festa cristiana di s.
Antonio, ecco il santo passare di diritto come protettore degli allevatori e del
bestiame in genere, in particolare maiali e cavalli. Ma è anche protettore di
molte attività che si collegano agli animali ed ecco i tosatori, i fabbricanti
e i commercianti di tessuti, i guantai, i fabbricanti di spazzole (che un tempo
si facevano con le setole dei maiali), macellai, droghieri (o pizzicagnoli), e
salumieri poiché vendono prodotti a base di maiale o per conservarne la carne.
Protegge anche gli animali dalle malattie come lo scorbuto e i parassiti
interni, e da qui è passato anche ai parassiti interni umani in quanto sono
animali (protegge gli umani da loro, comunque).
Per il suo dominio sul fuoco, è invocato anche contro gli incendi, e l'herper
zoster, detto fuoco di sant'Antonio, nonché tutte le malattie della pelle,
contagiose, scabbia, peste, prurito e foruncoli compresi. Perché? Perché per i
suoi combattimenti con il demonio, era sempre pesto e sanguinante e, presumo,
perché vivendo in una grotta difficilmente l'igiene poteva essere seguita in
modo soddisfacente con le conseguenze immaginabili. Per niente chiaro è il
perché sia invocato nelle malattie veneree e protegga i fucilieri,i confettieri
e i fabbricanti di stoviglie.
È fra i protettori dei becchini perché si dice abbia sepolto cristianamente
l'abate Paolo, dei panerai perché per non stare in ozio intrecciava cestini,
degli agricoltori perché si dice che negli ultimi anni coltivasse un orticello,
degli eremiti visto che fu il fondatore del monachesimo.
È anche protettore dei campanari perché si racconta che nel luogo dove erano
custodite le sue reliquie, portate in Francia da un crociato, accorressero tante
di quelle persone che fu necessario costruire un ospedale. Questo era retto
dall'Ordine Ospedaliero degli Antoniani, appositamente creato e che aveva come
insegna la gruccia a T, attributo del santo, i quali, si pensa, per sfamare
tutte queste persone allevavano maiali che scorrazzavano per la città, affidati
alla pubblica carità. Ma la moltitudine dei maiali creò problemi igienici, fu
necessario sopprimerli, lasciando in vita solo quelli appartenenti all'ordine
purché fossero contraddistinti da una campanella. E la campanella passò negli
attributi del santo. Ma la campana è anche simbolo del grembo materno, era
connessa alla Grande Madre come il maialino, come lui simbolo di morte e di
resurrezione.
Sant'Antonio entra di diritto in molti proverbi o modi di dire popolari.
Nel napoletano si dice "Sant'Antonio lampe e tuone" per
dire che, generalmente, fa brutto tempo. Con "Sant'Antonio, téccate 'o vviécchio
e damme 'o nnuovo" (eccoti il vecchio, dammi il nuovo), nel giorno del
santo un tempo si lanciavano in strada le cose vecchie per bruciarle, per la
sostituzione ci si affidava alla sua misericordia.
Sant'Antonio dalla barba bianca, se non piove la neve non manca, sta ad indicare
che questo giorno è il cuore dell'inverno, mentre "Sant'Antonio fa il
ponte e San Paolo lo rompe" significa che il 17 gennaio gela che ci si può
passare sopra, mentre il 25 cominciano a sciogliersi le gelate.
Tra i detti popolari, in Lombardia si trova "l'è un sant'Antone" per
indicare qualcosa, persona o cosa, ingombrante, comune a molte regioni è il
detto " deve aver rubato il porco di sant'Antonio", per indicare
qualcuno colpito da improvvisa sciagura, mentre di un intrigante o scroccone si
dice che "va di porta in porta come il porco di sant'Antonio".
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