SANTA MARIA MAGGIORE o il miracolo
della neve
2^ parte
Antonia Bonomi
In occasione del Giubileo del 1750, papa Benedetto XIV colse
al balzo l'occasione per un generale restauro della basilica. L'architetto Ferdinando Fuga
fu incaricato di progettare
una nuova facciata e un nuovo portico. Ed ecco i due ordini
della facciata: quello inferiore consiste in cinque aperture architravate, quello
superiore in una grande loggia a tre arcate, di cui quella centrale più alta e coronata
da un timpano triangolare. Sul fondo della loggia, detta delle benedizioni, spiccano i
mosaici del XIII secolo che un tempo erano esterni alla basilica, con la grande immagine
di Cristo in trono. Nell'atrio del primo ordine, sulla destra è posta una grande statua
di Enrico IV, benefattore della basilica. E nel cortile interno, che si apre dove ora c'è
il negozio dei souvenir, si trova un altro curioso "monumentino" voluto da
Clemente VIII per ricordare "l'abiura e conseguente conversione" di questo re
francese al quale viene attribuita la frase "Parigi val bene una messa" a prova
della sincerità della medesima. Il monumento in questione consiste in una colonna in
forma di cannone che sostiene una croce tubolare i cui tre bracci terminano con i gigli di
Francia. Sulla croce sono posti: nel lato che guarda all'esterno del cortile il Cristo,
rigorosamente in croce, nel lato che guarda all'interno la Vergine con il bambino in
braccio, in graziosa posa di riposo.
Non va dimenticato che Clemente VIII,
sotto il cui papato fu incarognita l'inquisizione con il rogo di trenta eretici fra i
quali Giordano Bruno, difensore dell'ortodossia, colui che proibì
la lettura dei testi
ebraici redigendo un ancor più severo indice dei libri, concesse ad Enrico IV il titolo
onorario di canonico lateranense portato da tutti i re francesi fino a Napoleone III. I
meriti del re francese: oltre ad un'abiura sulla cui sincerità c'è da dubitare visti i
benefici che ne traeva, compreso l'annullamento del primo matrimonio sterile con
Margherita di Valois, si era risposato con Maria de' Medici da cui aveva avuto sei figli
legittimi e vari altri dalla nutrita schiera di amanti. Il suo libertinaggio gli aveva
valso il soprannome di Vert Galant. Nella piazza antistante l'entrata, Paolo V fece
innalzare la colonna corinzia di marmo cipollino, prelevata dalla Basilica di Massenzio
"per la gloria di Maria Santissima" come ricordano 6 tipi di medaglie coniate
dal papa per l'occasione, alta m. 14,3, sulla cui cima venne posta una statua bronzea
della Madonna, modellata da Guillame Berthélot e fusa nel 1614. Maria Vergine ha in
braccio il bambino e posa il piede sulla falce di luna.
L'interno
La chiesa è lunga m. 85/86, il metro di differenza varia a
secondo delle fonti, larga m. 32 e alta m. 16. Le colonne della navata centrale sono 42,
quanto le generazioni da Abramo fino a Gesù, mentre altre fonti parlano di 40 colonne.
Queste, sostengono direttamente la trabeazione decorata con fregi risalenti al V secolo
durante il pontificato di Sisto III. Sono 36 mosaici raffiguranti storie dell'Antico
Testamento. Ma c'è chi dice siano solo 27 e che inizialmente fossero 44. I capitelli
delle colonne sono come le corna degli agnelli sacrificati nel tempio di Gerusalemme per
lavare i peccati del popolo, prefigurazione del
sacrificio di Gesù il cui sangue laverà
i peccati dell'umanità. Tra le finestre che danno luce alla navata ci sono 10 affreschi
del tardo manierismo realizzati per volere del cardinale Pinelli. Il soffitto della
navata, di cui abbiamo già parlato, venne disegnato da Leone Battista
Alberti, continuato
da Giuliano da Sangallo e terminato dal fratello Antonio. Ma c'è chi l'attribuisce
esclusivamente a Giuliano.
Il pavimento è una splendida opera cosmatesca, in gran parte originale dell'epoca di Eugenio
III, 1145-1153, secondo la
leggenda sotto il quinto tondo di porfido giacciono il patrizio Giovanni e la moglie, che
secondo altri sarebbero stati sepolti nell'antica urna di porfido sorretta da 4 angeli che
funge da altare papale e all'interno della quale oggi sono conservate le reliquie dei
santi Matteo, Lorenzo, Stefano e Girolamo. Davanti all'altare, due scalinate consentono di
scendere alla cripta sottostante dove in un'urna del Valadier sono custoditi i resti della
culla di Gesù. Una grossa, e bruttissima, statua di Pio IX è posta davanti all'altare
dell'urna.
L'arco trionfale che sovrasta l'altare è
decorato con episodi della vita di Maria, come l'Annunciazione, la fuga in Egitto, la
Presentazione ecc. Il mosaico absidale è stato realizzato nel 1295 da Jacopo
Torritied è la coronazione della celebrazione della Vergine che si snoda per tutta la
basilica. Maria è seduta in trono accanto al figlio che con la destra la incorona Regina
del cielo e nella sinistra tiene un libro aperto su cui si legge "Vieni mia eletta.
Ti pongo sul mio trono". Schiere di angeli reggono il tutto, stelle e pianeti
brillano sullo sfondo, l'acqua del fiume Giordano ne delimita la base.
Nella navata destra, accanto all'altare,
c'è la semplicissima tomba del Bernini. Scendendo verso l'uscita, si trova la cappella
del Santissimo Sacramento, detta anche Sistina, a pianta greca e rivestita di marmi
pregiati. Il tabernacolo è anche il modello in scala della cappella. Da una scala
secondaria si scende in un vano sottostante dove in una nicchia sono conservati pezzi di
un presepe del 1500, dietro l'altare si trovano i resti di un presepe scolpito da Arnolfo
di Cambio, ridotto ormai a quattro elementi. Ancora prima dell'elezione, Sisto V aveva
iniziato con tale magnificenza la costruzione di questa cappella che il Pastor ebbe a dire
che "erano tali le proporzioni che pareva un'altra grande chiesa. Pietre e marmi
furono anche depredati ad altri monumenti dell'antica Roma. Non dimentichiamo che papa
Sisto V è colui che voleva abbattere il Colosseo per aprire una via enorme che portasse
dal Laterano a S. Pietro. Sempre scendendo lungo la navata si incontrano l'altare
dell'Annunciazione, la cappella del Crocifisso o delle reliquie, opera del Fuga con un
altare decorato con dieci colonne di porfido intorno ad un crocifisso ligneo del 1300.
L'ultima cappella e il Battistero, opera del 1605 di Flaminio Ponzio, architetto di
fiducia di Paolo V, che trasformò la vecchia cappella del Coro invernale.
Nella navata destra, accanto all'altare,
c'è la semplicissima tomba del Bernini. Scendendo verso l'uscita, si trova la cappella
del Santissimo Sacramento, detta anche Sistina, a pianta greca e rivestita di marmi
pregiati. Il tabernacolo è anche il modello in scala della cappella. Da una scala
secondaria si scende in un vano sottostante dove in una nicchia sono
conservati pezzi di
un presepe del 1500, dietro l'altare si trovano i resti di un presepe scolpito da Arnolfo
di Cambio, ridotto ormai a quattro elementi. Ancora prima dell'elezione, Sisto V aveva
iniziato con tale magnificenza la costruzione di questa cappella che il Pastor
ebbe a dire
che "erano tali le proporzioni che pareva un'altra grande chiesa. Pietre e marmi
furono anche depredati ad altri monumenti dell'antica Roma. Non dimentichiamo che papa
Sisto V è colui che voleva abbattere il Colosseo per aprire una via enorme che portasse
dal Laterano a S. Pietro. Sempre scendendo lungo la navata si incontrano l'altare
dell'Annunciazione, la cappella del Crocifisso o delle reliquie, opera del Fuga con un
altare decorato con dieci colonne di porfido intorno ad un crocifisso ligneo del 1300.
L'ultima cappella e il Battistero, opera del 1605 di Flaminio Ponzio, architetto di
fiducia di Paolo V, che trasformò la vecchia cappella del Coro invernale.
Al centro di un catino, contornato da una
balaustra c'è il fonte battesimale, un'urna circolare di porfido adattata nel 1800 dal
Valadier che la fece ricoprire di bronzi che lo dividono in otto spicchi, un ottagono. Il
cerchio dell'urna e l'ottagono interno rappresentano la quadratura del cerchio, l'unione
fra la terra e il cielo . L'altorilievo dell'altare, che rappresenta l'Assunzione, è
opera di Pietro Bernini, padre di Gian Lorenzo.
Nella navata sinistra è inserita la porta santa, risalendola si
incontra la cappella della famiglia Cesi che contiene i monumenti funebri di due cardinali
della famiglia stessa, le pitture hanno come soggetto la vita di S. Caterina d'Alessandria
a cui la cappella è dedicata. La cappella successiva è la Cesarini Sforza. Vi sono
sepolti due cardinali della famiglia ed è stata ideata da Michelangelo, che non poté
vederla finita. La completò Giacomo Della Porta che con questa opera gettò il seme dello
stile barocco.
L'ultima cappella è la Paolina o Borghese, speculare alla
Sistina. Paolo V, che nella chiesa è presente e immanente, non badò a spese impiegando i
migliori artisti e i materiali più preziosi e il suo monumento occupa tutta la parete di
sinistra. Il papa volle che l'altare dedicato alla Madonna fosse sfarzosissimo, disponendo
che fosse ricolmo di rarità. Lo realizzò Pompeo Targoni, orafo famoso, che abbondò con
bronzo, malachite, oro, agata, lapislazzuli, diaspro e altre pietre rare. La cornice così
realizzata contiene un'icona bizantina della Vergine che secondo la tradizione popolare fu
dipinta dal vivo S. Luca. È un'immagine molto venerata e miracolosa, che veniva portata
in processione durante le pestilenze. Nel timpano ad arco spezzato sopra l'altare, un
rilievo in bronzo e marmo ricorda la nevicata miracolosa. Uscendo dalla cappella, a destra
e a sinistra si trovano due cappellette dedicate una a S. Francesca Romana e l'altra a S.
Carlo Borromeo entrambi canonizzati da Paolo V.
Questa, in sintesi, la visita alla basilica Patriarcale di Santa
Maria Maggiore, la prima chiesa che ha avuto lo scopo di glorificare la Vergine come vera
Madre del Redentore, vera Madre di Dio, vera Madre della Chiesa e degli uomini.
Episodi storici
Dei fatti storici svoltisi nella basilica, abbiamo già
accennato ai seguaci di Ursino o Ursicino che si erano asserragliati nella medesima e che
lì furono sterminati dal popolino e dai lavoratori del circo, chiamati in proprio
soccorso da papa Damaso. Dicono le cronache che "il sangue fu sparso in coppia".
Il 14 aprile 776, giorno di Pasqua, Carlo magno riceve il
battesimo nella basilica, che è già chiamata maior.
Nel 872 papa Adriano II approvò l'uso della lingua slava per le
funzioni religiose dell'impero della grande Moravia e convocò Cirillo e Metodio
consacrando Sacerdote Metodio nella chiesa di "Santa Maria Fatme" presepio in
greco.
Nel giorno di Natale del 1075, papa Gregorio VII, lldebrando di Soana, deposto da Enrico IV che poi fece ammenda a Canossa, fu arrestato nella cappella
del Presepio mentre diceva messa. Liberato dal popolo, poté tornare in chiesa e finire la
cerimonia.
Nell'estate del 1347, in questa basilica Cola di Rienzo si
paragonò con molta retorica e nessuna modestia a Gesù Cristo, il Redentore di Roma,
facendosi incoronare con sette corone, rappresentanti i sette doni dello Spirito Santo.
Leggende e tradizioni
Secondo quanto scrive S. Paolino di Nola, contemporaneo della
fondazione della basilica, l'abitudine di cospargere i pavimenti delle chiese di fiori, o
di farli cadere dall'alto in occasione di particolari cerimonie, era piuttosto comune
anche prima del periodo in cui si sarebbe verificata la miracolosa nevicata. Nel Liber
Politicus di Benedetto canonico, XII secolo, si ricorda un'altra usanza: quella della
"domenica della rosa". Nell'ultima domenica di quaresima il papa celebrava messa
al Pantheon, consacrato alla Madonna dei Martiri, gli veniva donata una rosa e petali di
rose rosse, a simboleggiare la discesa dello Spirito Santo, venivano lasciati cadere sui
fedeli dall'occhio centrale del monumento.
Anticamente si pensava che la basilica sorgesse su di un tempio
dedicato a Cibele "Mater Deum" o "Magna Mater", invece sorgeva un
tempio dedicato a Giunone Lucina a circa trecento metri dall'attuale chiesa e Giunone era
la dea tradizionalmente invocata dalle donne romane nei parti. Secondo gli studiosi, non
è improbabile che la basilica sia stata eretta per opporre il "parto virgineo della
Madonna e stroncare il pervicace culto pagano a Iunio Lucina".
Un'altra tradizione vuole che nelle vicinanze della chiesa
abitasse il centurione Cornelio, il primo battezzato da S. Pietro a Roma le cui vesti
"lavate nel lavacro del battesimo divennero più bianche della neve". Dalle
vesti del centurione alla Madonna nata senza peccato originale il passo è breve.
Ma che cosa accadeva nell'antica Roma il 5 agosto e dintorni?
Era il giorno dedicato alla dea Salus. Il popolo si recava al tempio della dea per
sacrifici e festeggiamenti. Il 9 si festeggiava il Sole, il 13 era la festa di Diana, la
sua natività, e si dedicavano fiaccole a Vesta, il 17 si festeggiava il dio Portuno
nell'antico porto sul Tevere.
Le campane di Santa Maria Maggiore erano le più famose tra
quelle delle innumerevoli chiese romane per, si dice, la dolcezza del loro suono. Delle
vecchie campane, ne rimane una sola in uso, collegata all'orologio, risalente al 1289. Una
delle campane originali, dovrebbe essere custodita nei giardini del Vaticano.
Fra le credenze che circolavano nell'antica Roma, c'era anche la
salita in ginocchio della scalinata di Santa Maria Maggiore. Le mogli maltrattate dai
mariti, per avere la grazia di vedere il brutale coniuge venire a più miti consigli,
dovevano percorrere a piedi la strada che porta dalla chiesa di S. Pudenziana a Trinità
dei Monti, forse la più antica chiesa di Roma, la chiesa dei primi martiri, alla cima
dell'Esquilino, poi fare in ginocchio la scalinata della parte posteriore della basilica.