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Anno 8
Numero 23
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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SANTA MARIA MAGGIORE O Della NEVE:
leggende, storia, simbologia
Antonia Bonomi A Bartolomeo da Trento, un frate vissuto
nella prima metà del XIII secolo, dobbiamo il racconto sulle origini della basilica di S.
Maria Maggiore. Secondo la leggenda tramandata, nell'anno 352 d.C., ma si fa anche la data
del 358, viveva a Roma un certo Giovanni, gentiluomo ricchissimo che non sapeva come
spendere tutto il proprio denaro. Non aveva figli, voleva fare opere pie, ma non sapeva
quale scegliere. Nella notte tra il 4 e il 5 agosto, ma c'è chi dice fra il 3 e il 4 o
fra il 5 e il 6, gli apparve in sogno la Madonna che gli ordinò di costruire una chiesa
nel luogo in cui il mattino seguente avrebbe trovato la neve. Il ricco signore si svegliò
e mestamente pensò che la neve a Roma, per giunta in agosto, era cosa alquanto strana. Ma
il bello è che la Madonna, la stessa notte apparve anche a papa Liberio e gli disse di
recarsi alle prime luci dell'alba in cima all'Esquilino, che avrebbe trovato imbiancato di
neve. Intanto, la notizia della nevicata estemporanea si era diffusa in tutta Roma e il
papa e Giovanni, procedendo per strade diverse e seguiti da una grande moltitudine si
incontrarono: la cima del colle era effettivamente imbiancata da un sottile strato di
neve. Con un bastone il papa tracciò il perimetro della chiesa che il patrizio fece
erigere a proprie spese. Nasceva la basilica della Madonna della Neve. Ma c'è chi dice
che Giovanni si recò dal papa per raccontargli il sogno e che ebbe la sorpresa di
apprendere che anche lui aveva avuto la medesima visione, insieme al popolo si recarono
sull'Esquilino e la nuova versione confluisce nella precedente.
Qui finisce la leggenda, perché di leggenda
si tratta, ma tutti gli anni il 5 agosto, si ricorda il miracoloso episodio con una
pioggia di fiori bianchi che dalla cupola della cappella Paolina vengono fatti cadere
all'interno della basilica a simboleggiare la nevicata. Se veramente questo è accaduto,
potrebbe essersi trattato di una fitta grandinata di chicchi piccoli, cosa tutt'altro che
improbabile in estate.
Ma la storia della costruzione della basilica e dell'attribuzione del nome è
assai complessa e affonda in un mare di dubbi e ipotesi suffragate da fatti slegati. Per
l'attribuzione del nome da notizie certe su papa Liberio, apprendiamo che aveva la
"fissazione " della verginità, chiaramente enunciata nel discorso che fece
quando Marcellina, sorella di S. Ambrogio, prese il velo (anche se fu Ambrogio a scriverne
buona parte), che aveva dovuto capitolare all'imperatore Costanzo aderendo alla scomunica
del vescovo Atanasio d'Alessandria. Niente di più verosimile che abbia voluto lasciare
traccia di sé costruendo una basilica dedicata alla maternità divina della Madonna,
vergine e senza peccato originale, perciò bianca come la neve.
Ma la chiesa era chiamata anche "ad Praesepe" o
"post Praesepe già prima che nel VII secolo vi fossero trasportati i "resti
della mangiatoia nella quale venne posto il Bambino Gesù appena nato", ma prima,
prima ancora, da S. Girolamo e Rufino era chiamata Sicininum a ricordo dello scisma di
Ursino, o Ursicino, contro Damaso. I seguaci di Ursino occuparono la basilica che ancora
si chiamava liberiana e per un certo tempo fu il loro luogo di culto. Il titolo di
basilica Sicinini resterà fino al IV secolo. Ma c'è un'altra versione: sicini non ha
niente a che fare con Ursino, era un luogo. E da S. Girolamo sappiamo che anche papa
Damaso scriveva saggi in prosa e in versi sulla verginità. Secondo un documento vaticano,
il codice 4961, la denominazione "ad nives" compare solo dopo il X secolo.
Infatti, della leggenda della nevicata non c'è traccia prima dell'anno 1000 e si trova
messa per iscritto solo nella Bolla di papa Niccolò IV nel 1288.
Storia
Non ci sono notizie storiche certe che la basilica liberiana si
trovasse nel luogo in cui sorge l'attuale chiesa. Anzi, ci sono notizie discordi sulla
reale ubicazione, alcuni studiosi sostengono che si trovasse nelle immediate vicinanze. La
cosa certa è che tra il 432 e il 440 Sisto III costruì, o ricostruì, su rovine di un
edificio precedente una basilica, parte della presente, che volle dedicare alla maternità
divina della Madonna, dogma definito dal Concilio di Efeso nel 431. E le cronache
dell'epoca dicono che fu proprio questo papa a dedicarla al culto della Vergine madre del
Dio incarnato, non del dio uomo. Da scavi recenti, sono emerse rovine sotto la chiesa che
alcuni vogliono far risalire al Macellum Liviae, mercato inaugurato da Tiberio nel 7 a.C.
in onore della madre. Però, la pianta e le dimensioni di queste rovine, troppo piccole,
secondo alcuni studiosi esclude che si trattasse di quest'opera. Il Macellum Liviae si
trovava comunque nelle vicinanze. È un dato di fatto che sul colle Esquilino si
trovassero costruzioni precedenti anche all'eventuale chiesa liberiana di cui negli scavi
delle fondamenta non si sono trovate tracce.
Della basilica di Sisto III, perché ormai molti studiosi
accettano il fatto che l'attuale basilica di S. Maria Maggiore sia chiesa esclusivamente
di Sisto III e non abbia niente a che fare con Liberio, restano le navate con le colonne e
i mosaici superiori che, come ricordavo sopra, celebrano il trionfo della chiesa
sull'eresia nestoriana. Sull'arco di trionfo il mosaico voluto dal papa celebra il mistero
della Natività di Gesù vero figlio di Dio e di Maria. Le quaranta colonne che dividono
le navate sono di marmo pario in stile ionico e provenivano in gran parte dal tempio di
Giunone Lucina che si trovava sull'Esquilino. Si dice che avesse anche una Grotta di
Betlemme con incluse reliquie portate dalla Palestina perché una benefattrice romana,
Xantippa, la chiama "Santa Maria ad Praesepe", come abbiamo già detto sopra.
Questa possibile cappella, viene nominata Le Liber Pontificalis nel periodo del papa greco
Teodoro I, 624-649, e dotata della reliquia, ritenuta sin dal Medio Evo appartenente alla
culla del Bambin Gesù.
I primi rimaneggiamenti avvennero sotto papa Pasquale I. Poiché
la cattedra pontificale era troppo vicina al matroneo e le matrone potevano sentire quello
che diceva ai suoi ministri, questa fu collocata al centro in fondo all'abside. Nasceva il
Presbiterio.
Eugenio III, tra il 1145 e il 1153 fece sopprimere il nartece e
costruire l'atrio, mentre il pavimento della navata centrale fu un regalo di Scoto e
Giovanni Paparoni, non si sa se fratelli o cugini dell'omonimo cardinale arciprete. Tra il
1198 e il 1216 Innocenzo III fece edificare la Cappella del presepio, nella navata
laterale in prossimità dell'attuale Cappella Sistina.
All'inizio del 1290 Niccolò IV restaurò la tribuna
ingrandendola con l'aggiunta di cappelle e fece costruire una nuova abside.
L'ornamentazione a mosaico venne eseguita dal francescano Giacomo Torriti e rappresenta
l'incoronazione della Vergine. Ma c'è chi dice che non si trattava del Iacobus Frater S.
Francisci, bensì di Iacobus Torriti Pictor. Insomma, omonimo.
Tra il 1294 e il 1308 Filippo Rusuti eseguì il mosaico della
facciata, quello che ora fa da sfondo alla loggia delle benedizioni, nella parte superiore
della chiesa.
Nel 1377 circa, venne aggiunto il Campanile, l'ultimo dei
caratteristici campanili romani e il più alto della città. Commemorava il ritorno di
papa Gregorio IX da Avignone.
Negli anni 1428 1431 Masolino da Panicale dipinse per l'altare l'Assunzione e il Miracolo della neve, che ora si trovano nella Galleria Nazionale di
Capodimonte, a Napoli, e tavole con i santi Pietro, Paolo, Giovanni Evangelista e Martino
che si trovano a Philadelphia nella collezione Johnson, mentre i santi Girolamo, Giovanni
Battista, Libero e Mattia sono nella National Gallery di Londra, la Crocefissione e la
Dormizione della Vergine sono nella Pinacoteca Vaticana.
Tra il XV e il XVI secolo furono numerosi
gli interventi soprattutto all'interno della basilica. Nel 1461 l'arciprete della chiesa,
cardinale d'Estouteville, incaricò Mino del Reame di costruire un grande altare al centro
del presbiterio, eliminato in seguito dai restauri settecenteschi, e fece coprire con
volte a vela le navate laterali. Durante il pontificato di Alessandro VI, il famigerato
papa Borgia, all'inizio del 1500 fu realizzato il soffitto a cassettoni di legno decorato
della navata centrale e il fregio di legno lungo le pareti secondo il progetto di Giuliano
di Sangallo e che si può ammirare tuttora. L'oro con cui è ricoperto si dice sia il
primo giunto dalle Americhe appena scoperte, ricavato fondendo gli oggetti depredati alle
popolazioni indigene.Tra il 1503 e il 1513 Baccio Pontelli curò la sopraelevazione del
campanile culminante in una cuspide.Nel 1564, si dice su progetto di Michelangelo,
iniziarono i lavori per la costruzione della cappella Sforza, seconda da sinistra.
Direttori dei lavori furono prima Tiberio Calcagni sostituito da Giacomo della Porta. Nel
1575 M. Longhi il Vecchio curò il restauro dell'atrio e il raddoppio delle colonne, venne
aperta via Merulana che collegava direttamente il Laterano alla basilica Mariana.
Nel 1585, Domenico Fontana iniziò la
costruzione della cappella Sistina, in fondo alla navata di desta, su incarico di Sisto V.
Per questi lavori, furono usati una parte dei materiali provenienti dal
Septizodium,
monumentale facciata-ninfeo a più piani innalzata da Settimio Severo per impressionare i
propri conterranei, gli abitanti dell'Africa romana, che arrivavano a Roma provenendo
dalla via Appia. Allo stesso anni risale il progetto delle tre strade che si irradiano
dalla basilica. Alla preesistente via Merulana si aggiungeva la via Sisstina che collegava
con Trinità de' Monti, sul cui asse era collocato l'obelisco di piazza dell'Esquilino.
Nel 1605 papa Paolo V decise di costruire la Cappella Paolina, o
Borghese, che prese il posto della vecchia sacrestia. Nell'ottobre del 1613 una delle due
colonne rimaste intatte nella Basilica di Massenzio fu trasferita per essere posta al
centro della piazza antistante l'entrata della basilica. L'altra colonna venne in seguito
donata a Caterina II di Russia per essere collocata a San Pietroburgo.
Nel 1699 il Bernini intendeva demolire la vecchia abside e
spostarla più avanti creando un semicerchio con 14 colonne che avrebbe dovuto stare
intorno alla nicchia dell'altare. Aveva previsto anche una grande cupola per collocarvi un
imponente sarcofago per Clemente IX, ma i lavori, iniziati, vennero sospesi sia per le
difficoltà tecniche sia per la morte del papa, che era l'unico a sostenere il Bernini e
il suo progetto. Clemente X incaricò Carlo Rainaldi di sistemare la facciata dell'abside
e i lavori si conclusero nel 1673.
Tra il 1721 e il 1743, il cardinale Negroni avviò la
costruzione del palazzo posto a sinistra della facciata.
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