2012 anno bisesto, anno…

2012 anno bisesto, anno…

Antonia Bonomi

Da quando nel 46 a.C. Giulio Cesare, sui calcoli dell’astronomo greco Sosigene residente ad Alessandria, aggiunse un giorno ogni quattro anni al vecchio calendario per correggere gli errori accumulati nel corso dei secoli e rimettere ordine nel caos che si verificava a Roma nel conteggio dei giorni, disordine dovuto ai pontefici che intervenivano arbitrariamente per fissare la durata di alcuni periodi o stabilire alcune date, quel giorno è sempre stato guardato con sospetto. Va detto che l’aggiustamento era stato fatto cadere in un mese, febbraio, che dai tempi di Numa Pompilio era l’ultimo dell’anno, che iniziava a marzo, e dedicato ai riti di purificazione, chiamati februa da qui il nome del mese, e ai morti. Molti dei riti praticati nel mese erano particolarmente importanti: i Parentali, solenni feste funebri a commemorazione dei defunti che iniziavano il 13, giorno chiamato Parentatio, e si concludevano il 21, detto Ferali da cui l’aggettivo ferale. I Lupercali si celebravano il 15 in onore di Fauno Lupèrco ed erano riti di fertilità. Il 23 febbraio era la volta dei Terminali, dedicati a Terminus dio dei confini durante i quali i proprietari di fondi rustici si incontravano sui confini dei poderi inghirlandando le pietre di separazione e offrendosi cibo. Il Regifugium, festa statale che cadeva il 24, era caratterizzata dalla fuga del re dei sacrifici (rex sacrorum), che rievocava, presumibilmente, la cacciata di Tarquinio il Superbo o degli Etruschi in genere. Il 24 era detto “sextus dies ante calendas Martias ” perché precedeva di sei giorni le calende di marzo e segnava simbolicamente la fine dell’anno poiché i restanti giorni erano considerati nefasti. Per “esorcizzarli”, il 27 febbraio e il 14 marzo, prima e dopo il capodanno, in onore di Marte e presso la sua ara in campo Marzio si tenevano le Equirrie. Si trattava di corse di cavalli e gare di carri da guerra, i concorrenti entravano da dodici porte (come i segni zodiacali), e dovevano compiere sette giri (il numero dei pianeti conosciuto a quei tempi), simboleggiando la conclusione di un ciclo, mentre il 14 marzo segnavano l’inizio del nuovo ciclo. Aggiungere un giorno in più, però, avrebbe significato scatenare gli dei inferi che avevano una particolare predilezione per i numeri pari, perciò fu escogitato un trucchetto: il 24 sarebbe stato 24 per quarantotto ore, essendo il “giorno sesto” eccolo diventato bis sextus dies ante calendas Martias, bi-sesto, il sesto bis! Questo calendario, detto Giuliano da Giulio Cesare, rimane in voga fino al 1582. Ma il conteggio di Sosigene di Alessandria non è perfetto, ogni anno ci sono undici minuti in più che non vengono calcolati, nel corso dei secoli l’equinozio di primavera finisce per cadere l’11 e non il 21 marzo e papa Gregorio XIII non ha dubbi: con la bolla Inter gravissima cancella 10 giorni e da giovedì 4 ottobre di quell’anno si passa a venerdì 15, dando via al calendario Gregoriano. Se il cambiamento di Giulio Cesare aveva suscitato malumori, questa volta si scatena un finimondo. Che fine faranno i debiti scaduti nei dieci giorni cancellati? Ci sono debitori che rifiutano di pagarli così come i contadini pretendono risarcimenti per le ore non lavorate, le banche non sanno come conteggiare gli interessi sui prestiti, i fedeli devoti ai santi ricordati nei fatidici giorni temono per la sorte delle loro novene. In Francia la Bolla papale è accolta lo stesso anno ma in dicembre dove si passa dal 9 al 20, nelle Fiandre si passa dal 21 al 31 e… non si festeggia il Natale! Il calendario Gregoriano è stato introdotto in Inghilterra nel 1752 passando dal 2 al 14 settembre, la Grecia lo adotta il 20 luglio 1916, mentre i territori legati alla Chiesa ortodossa il 14 ottobre 1923, la Russia nel 1918 e in questa nazione nel 1930 e 1931 e in Svezia nel 1712 si è verificato un episodio curioso: per adattare i loro calendari si sono dovuti aggiungere 2 giorni e febbraio, per 3 anni e sotto alcune latitudini, ha avuto il suo 30!

Non vi tedio oltre con il racconto delle confusioni che si sono create nel corso dei secoli tra i paesi che hanno o non hanno accettato il calendario Gregoriano, tra chi faceva iniziare l’anno il 25 marzo e chi il primo gennaio, torniamo alla fama di menagramo che era, poi, il fine ultimo del nostro discorso.
Come altre cosiddette “superstizioni”, anche la fama di menagramo che accompagna l’anno bisestile affonda le sue radici in qualcosa di concreto, e abbiamo visto che per gli antichi romani cadendo di febbraio capitava proprio nel mese che concludeva un ciclo, era dedicato ai morti e nel suo svolgersi si celebravano alternati riti di espiazione per i defunti e propiziatori per la fertilità e la fecondità, con netta prevalenza dei primi.
Ma, statistiche alla mano, negli anni bisestili non si sono verificati fatti di cronaca straordinari, catastrofi naturali più che in altri anni. Sfogliando gli annuari dei bisestili e confrontandoli con gli anni “normali”, ho persino l’impressione che siano stati più clementi. Il 2000, ad esempio, che con tutti i suoi zeri avrebbe dovuto mandare in tilt le comunicazioni, è passato con relativi danni mentre il 2001, non bisestile, sarà ricordato fino alla fine dei nostri giorni e oltre per l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelli di New York. A meno che, a meno che, non si voglia considerare una disgrazia da anno bisestile l’elezione del 2000 e del 2004 del presidente americano George W. Bush! A questo proposito, in America circolava una profezia secondo la quale il presidente eletto “nel quinto degli anni bisestili” non avrebbe terminato il suo mandato. E in carica sono morti William Harrison eletto nel 1840, Abraham Lincoln nel 1860, James Garfield nel 1880, William McKinley nel 1900, Warren Harding nel 1920, Franklin Delano Roosevelt nel 1940, John Kennedy nel 1960. Ma Ronald Regan, eletto nel 1980 e rieletto nel 1984, ha sfatato la leggenda morendo nel suo letto alla tenera età di 93 anni. Forse, sfatando la prima leggenda ferale, ha dato l’avvio ad un secondo ciclo: la rielezione del presidente che… non muore per tradizione!

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