Hallow’en e la notte di Ognissanti

Scherzi e baldoria dai tempi dei tempi

Almalinda Giacummo

Quella di Hallow’en sta diventando una festa molto sentita dai bambini e dai giovani anche in Italia, più per la voglia del divertimento che da sempre accompagna questa festa nei film americani, che per la reale conoscenza delle origini e del significato che la Vigilia di Ognissanti e del Giorno dei Morti avevano nell’antichità celtica, poiché è da questo popolo che ci giunge Hallow’en.

L’1 novembre è il giorno limite fra un anno agricolo e quello nuovo: finiti di raccogliere i frutti, la terra si prende un periodo di meritato riposo fino alla primavera successiva, quando la natura tornerà a splendere; addirittura i Celti del nord accendevano un grande falò, con il quale auguravano al Sole buon viaggio attraverso l’inverno, salutato dal passaggio continuo dei pipistrelli. Nelle terre abitate dai Celti era il Capodanno, il Samuin, e la notte precedente, per intenderci quella fra il 31 ottobre ed il 1 novembre, era la notte detta Nos Galan-gaeaf (notte delle calende d’inverno): questa notte era considerata il punto di maggior contatto tra il mondo dei vivi e quello dei morti, quando tempo e spazio sono sospesi, ed era celebrata con una grande festa, ma festa pagana.

Furono i cristiani franchi che istituirono in questa data la festa di Ognissanti, originariamente celebrata il 13 maggio, sotto la sponsorizzazione di Alcuino, consigliere di Carlo Magno, per oscurare il culto pagano. In seguito fu Ludovico il Pio ad estenderla su tutto il regno franco, ma solo nel 1475 Sisto IV la rese obbligatoria in tutta la Chiesa d’Occidente. Il giorno successivo, si celebra per la cristianità il giorno dei Morti e oggi la giornata assume un’aria triste: ma è un retaggio moderno che nulla ha a che fare con la vera spiritualità della giornata. Per i Celti era un momento di pace, durante il quale si portavano fiori nei cimiteri per dare l’idea del Paradiso, ed i clan irlandesi avevano l’abitudine di riunirsi nei cimiteri perché, come scriveva Yeats, “il mondo dei vivi non è poi distante da quello dei morti: sono così vicini che le cose del mondo paiono delle ombre dell’aldilà”. Era poi un’usanza praticata l’accatastare teschi, pensando che il morto appartenesse per un certo periodo ad entrambi i mondi: in questo modo, il cranio “aveva la facoltà di profetare a beneficio dei rimasti in vita, irradiando inoltre su di loro energie paradisiache” (M. Riemschneider).

Durante la veglia funebre i teschi venivano dipinti e la notte passava cantando, mangiando e bevendo: una vera festa fra questo mondo e quell’altro. E anche gatti e gufi erano protagonisti: i primi, nella varietà nera, hanno la facoltà di prevedere il futuro, i gufi, invece, erano spiriti cattivi che si nutrivano delle anime dei moribondi.Da queste note si comprende come la festa che oggi viene celebrata per Hallow’en sia solo una pallida eco del vero significato che ad essa era attribuito originariamente: i giovani girano per le case travestiti da scheletri, fantasmi o streghe, come i presunti abitanti dell’altro mondo, rabbonendo e minacciandone gli occupanti. “Trick or treat?”, dolcetto o scherzetto? Mica poi tanto scherzetto: uova, schiuma da barba, vernice, fino alle armi da fuoco e poi, via alla fantasia. La tradizione del travestimento esiste da secoli: nel XVII e XVIII secolo era normale vedere gente travestita che girava cantando, forse per esorcizzare tante vecchie paure e già alla fine del XVIII secolo i bambini ne avevano fatto un momento di gioco.In tutto questo, che cosa c’entra la famosa zucca? Questa è il ricordo, forse l’unico veramente rimasto, della lanterna che veniva portata nei cimiteri durante le visite e le veglie: la zucca viene scavata ed all’interno viene posta una candela, che rilascia una luce fioca, così come ancora oggi gli irlandesi, nelle notti di Ognissanti e dei Morti, portano lumini nei cimiteri. La zucca è poi anche simbolo di abbondanza e di rinascita, grazie ai suoi molti semi. La zucca intagliata ed illuminata viene detta Jack O’Lantern.

Un’altra tradizione vuole che nella notte di Hallow’en si svolgessero i sabba delle streghe: dalla fine del XVI secolo era convinzione che durante queste riunioni, cui arrivavano a cavallo delle loro scope, le streghe, in un numero variabile fra le 100.000 dei presunti testimoni e le 50-100 delle interessate, entrassero in comunicazione fisica e spirituale con il Diavolo. Il termine sabato ha la stessa radice etimologica di sabba: in pratica, il sabba è l’aspetto notturno del simbolo del settimo giorno, perché quando Dio si riposa, i diavoli si scatenano.

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