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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

ALIGI SASSU il pittore dei cavalli e dei colori del Mediterraneo

Antonia Bonomi

Ho conosciuto Aligi Sassu alla presentazione della mostra a lui dedicata in Castel Sant'Angelo nell'aprile del 1984, e in quella occasione mi dedicò il catalogo, disegnando il cavallo "tra le stelle" che vedete nella fotografia. Durante la presentazione furono chiamati a parlare critici, giornalisti, scrittori tra cui Nantas Salvalaggio, e anch'io, che chiusi la manifestazione con il quadro astrologico dell'artista, cosa che lo commosse e lo fece sorridere, poiché, oltre a constatare che non avrebbe potuto fare altro che l'artista come avevano affermato tutti, trovai il perché del suo "rosso", sia come convinzione politica sia nella pittura. Amava il rosso nelle sue varie sfumature per via di Mercurio e Marte in Leone, Giove nel Sagittario, entrambi segni di Fuoco, e pur essendo fortemente segnato dal Cancro natale, la sua forza pittorica, era e l'espressione pratica erano dovuti a questi "motori", così come la solarità di certi suoi panorami. Il Cancro era l'amore per il mare, la mitologia così spesso richiamati nella sue tele. Da Cancro era fortemente legato alle tradizioni, alle radici mediterranee, ma la forza era sempre quella dei segni di Fuoco, che ne fanno anche lo scultore. Avevo tranquillamente detto che era sia un sognatore sia un bastian contrario, idealista ma anche con gli occhi ben aperti sulle esigenze pratiche della vita e qualche scelta poteva avere una connotazione di comodo. Era disponibile e tenero, ma anche umorale, imprevedibile, scorbutico e scontento, lento e impulsivo, smanioso di fare e pigro: con l'arte risolveva tutto, nell'arte poteva anche risolvere la vena malinconica.
Nato a Milano nel 1912, a quattordici anni milita nelle fila del secondo futurismo folgorato dalla poetica di Boccioni. Nel 1927, quindicenne, viene inserito da Marinetti nella mostra dei "34 pittori futuristi" alla galleria Pesaro di Milano. Praticamente autodidatta, studia appassionatamente tutte le tecniche pittoriche, cerca di avere un'idea completa degli artisti del passato e contemporanei a lui, finisce col scegliere la strada della "realtà" anche nel lirismo più puro. Divide la stanza e la fame con Giacomo Manzù, è amico di Quasimodo, va a Parigi nel 1934, si ferma sei mesi per studiare i grandi di quel paese. Nel 1937 è arrestato e condannato a dieci anni di carcere per "complotto contro il regime", è graziato un anno più tardi, ma vivrà da "sorvegliato speciale". Diventa amico di Cesare Zavattini, di Renato Guttuso, di tutte le nuove leve della cultura letteraria e cinematografica emergente. Oltre a dipingere, scolpire e scrivere poesie, ha curato la scenografia e i costumi di molte opere liriche, realizza mosaici, medaglie. Di lui hanno scritto i maggiori critici ed editori gli hanno dedicato numeri unici. Da tempo aveva abbandonato l'Italia, per ritirarsi a vivere in Spagna, terra che lo ha sempre affascinato, basti pensare a tutte le tele dedicate ai tori e alle corride.
Io lo ricordo sorridente mentre mi disegna il cavallo con "tra le stelle" dove penso ci ritroveremo un giorno.