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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

Cultura

Conosciuto spesso soltanto come il creatore del Commissario Maigret, GEORGES SIMENON oggi può essere considerato uno dei più importanti scrittori del secolo passato

Marcello Gagliani Caputo

Nato a Liegi il 13 Febbraio 1903 (sulla data c’è una disputa ancora insoluta secondo la quale la madre lo fece registrare il 12 perché il 13 era venerdì) lo scrittore belga crebbe all’interno di una famiglia scossa da profondi contrasti dovuti soprattutto alla grande diversità culturale e sociale tra il ramo paterno (i Simenon) e quello materno (i Brull) di cui Georges porterà ricordi indelebili per tutta la vita. Nel 1922, dopo la morte del padre, decise di trasferirsi a Parigi da una parte per sfuggire alla possessività ed alle frequenti crisi nervose della madre e dall’altra per avventurarsi alla ricerca di qualcosa che nemmeno lui, fino al giorno della morte, seppe mai cosa fosse realmente. Il periodo parigino è ricco di esperienze soprattutto sessuali (simbolo della solitudine a cui lo scrittore cercava disperatamente di sfuggire) e proprio nella grande metropoli francese Simenon trovò il successo prima come cronista e poi nel 1927 col suo primo romanzo Le Roman d’une dactylo (tr. it. Il romanzo di una dattilografa) che entra a fare parte di una serie di romanzi popolari che ne segneranno il primo periodo letterario sotto lo pseudonimo di Georges Sim. Nel 1929 nasce ufficialmente, quasi per caso, il suo personaggio più famoso, quel Commissario Maigret interpretato magistralmente dal nostro Gino Cervi in una delle tante trasposizioni televisive. Il primo romanzo in cui è presente Maigret è intitolato Pietr-le-letton (1929) (tr. it. Pietro il Lettone) in cui oltre alle prime “performance” del Commissario è trattato anche il tema della gelosia tra fratelli (Georges odiava suo fratello minore Christian da sempre preferito dalla madre). Ad esso ne seguiranno altri 62 che diverranno il passaporto di Simenon nella letteratura mondiale. Ai Maigret seguiranno quelli che lo stesso scrittore definì i suoi romanzi “seri”, in risposta a chi considerava i Maigret solo come fonte di guadagno e successo. Sin dai primi romanzi cosiddetti “popolari” ciò che si nota subito è l’impostazione quasi autobiografica che lo scrittore belga dà alle sue opere. Il passato incombe sui suoi scritti come un macigno. Esso viene rievocato con cura…”perché esistono attimi della vita di tale pienezza che meritano di essere ricostruiti con cura ossessiva, nei minimi dettagli”. E’ ciò che per esempio succede al protagonista di Les Pitard (1933) (tr. it. I Pitard) che, in mezzo ad un naufragio inesorabile, ha la sensazione di vedere tutto e di capire tutto. Il passato, con tutte le sue figure e i suoi ambienti, è parte essenziale anche in altri romanzi, come Le quatre jours du pauvre homme (1949) (tr. it. I quattro giorni di un pover'uomo) in cui la figura del patriarca è incredibilmente simile a quella di Desiré Simenon, il padre di Georges. A ciò poi si contrappongono romanzi in cui, al contrario, si ha quasi una visione mitica della famiglia. A partire dai Maigret in cui la famiglia del Commissario è vista come ideale, passando per romanzi come Le fond de la bouteille (1948) (tr. it. Il fondo della bottiglia) o Malampin (1939) in cui sono contrapposti personaggi che rappresentano l’antifamiglia e personaggi che invece rappresentano la famiglia in tutte le sue caratteristiche positive. In romanzi come Au bout du rouleau (1946) (tr. it. Partita perduta), Antoine et Julie (1952), Feux rouges (1953) (tr. it. Luci rosse) è dominante il tema dell’alcolismo, problema vissuto in prima persona dal giovane Simenon all’interno della famiglia di sua madre. In molti romanzi, poi, come L’escalier de fer (1953) (tr. it. La scalinata di ferro) spesso i personaggi maschili sono contrapposti a quelli femminili, quasi ad evidenziare la profonda differenza presente tra il padre Desiré e la  madre Henriette. 
Oltre ai vari personaggi dei suoi libri, Simenon si ispira ai suoi ricordi anche nel momento in cui gli deve dare un contorno. I suoi protagonisti sono sempre inseriti in ambienti popolari, in viuzze sconosciute, in case in preda al degrado (proprio come lo stesso Simenon nei primi anni di vita a Parigi) e in perenne lotta contro il proprio destino. La via privilegiata dallo scrittore belga per combattere la propria condizione sociale è la fuga, la decisione di allontanarsi dal proprio ambiente per cercare fortuna lontano (chiaro è il riferimento alla sua partenza per Parigi), ma nello stesso tempo a questa fuga si abbina spesso il fallimento, la completa inutilità dello scappare che alla fine serve soltanto a provocare altra sofferenza. Romanzi come Tante Jeanne (1950) (tr. it. La zia Jeanne), Marie qui louche (1951) (tr. it. Maria che corre), sono esempi di come Simenon si porti dietro la paura della solitudine, ma soprattutto dell’esclusione sociale. Nella sua vita, da quella in famiglia a quella “libertina” e metropolitana, lo scrittore ha sempre cercato di sentirsi “dentro”, di sentirsi partecipe alla vita sociale, di esserne anche un importante esponente, e così i protagonisti di tutti i suoi romanzi cercano ciò in tutti i modi, cercano un riscatto che alla fine si rivelerà vano ed inutile.