prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopoOroscopo
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

 

Cultura

 

NIKE a Roma alcuni elementi ricordano le gare atletiche antiche

Almalinda Giacummo 

Ho dovuto aspettare qualche giorno prima di scrivere di questa mostra: «Nike: il gioco e la vittoria», allestita in qualche modo a Roma, in alcuni ambienti del Colosseo. I materiali coppia di statue bronzee da Ercolanoesposti non sono male, così l’illuminazione, ma già le didascalie e la spiegazione della mostra lasciano punti in sospeso, come se qualcuno avesse dimenticato di stampare qualche pannello. Numerosi reperti cercano di illustrare l’idea di sport nel mondo antico, a cominciare dall’antica Grecia: apre la mostra una bella statua di Vittoria, o Nike in greco, proveniente da Napoli, seguono crateri con immagini di atleti, scene mitologiche evocative di altri atletismi quali la lotta come accade nello skyphos attico a figure nere con Eracle che lotta con Anteo. Molte gare prevedevano unaelmo da parata lampadedromìa, per lo meno durante le Panatenee, quando una staffetta di atleti trasportava una fiaccola fino all’altare di Atena sull’Acropoli, o di altre divinità quali Pan o Prometeo. Altro elemento atletico presente sono le corse di velocità, con le bighe e le quadrighe.
Quindi lo sport come elemento estremamente positivo per lo sviluppo fisico e intellettuale di ogni uomo, vincere non è solo importante ma la “sola” cosa importante e la palma, il ramo d’ulivo e l’alloro sono elementi simbolici di questa vittoria, in altri momenti sostituiti da una corona aurea.
Poi i due corridori della Villa dei Papiri di Ercolano: nudi, colti nel momento di massima concentrazione che precede immediatamente lo svolgimento di una gara; il Diadumeno, giovanetto che si cinge la fronte con una benda prima di una gara, i corredi di alcune tombe di Lanuvio, fra cui spicca un elmo da parata con draghi marini barbati, e di Vulci.
Ancora il Discobolo, copia bronzea dell’originale di Mirone, V sec. a.C.: il corpo pronto a Nikescattare nel lancio, i muscoli tesi fino allo spasmo, messo a confronto con quello rinvenuto a Roma, zona Bocca della Verità. Immagine di apparente riposo è invece il Pugile delle Terme, seduto, lo sguardo stanco, alcune ferite sul corpo e le mani ancora fasciate. In piena fase agonistica sono anche i lottatori di Ostia: il personaggio sottostante si sta caricando in spalla il nemico e la sua prossima mossa sarà lo sbatterlo letteralmente per terra. Quindi gli stucchi che rappresentano atleti, erme di aurighi provenienti dal Sacellum Herculis, gli emblemata con gli agitatori delle fazioni del circo, nella piena tradizione romana del panem et circenses, date ai cittadini giochi da vedere insieme al pane da mangiare, e si lamenteranno meno. Infine la pompa circensis della basilica di Giunio Basso, forse a rappresentare perennemente il ricordo dell’attività pubblica del personaggio.
Per chiudere alcuni versi di Pindaro “E’ là ad Olimpia che si affrontano i corridori più veloci, là che si giudicano la forza, il valore, la resistenza alle fatiche. E il vincitore... conosce la felicità e la gioia che gli vengono dai giochi... Gioia che si trasmette nel tempo è la gloria, bene supremo per gli uomini”, e dell’Odissea “... e mi comandava sovente di essere sempre il primo e d’emergere al di sopra degli altri”.
È una mostra “che stuzzica” il visitatore neofita, ma uno appena più esperto resta a bocca asciutta,Lampadedromia quasi deluso. In più, un romano che conosca appena la sua città, ad esempio il Planetario, i Musei Capitolini o la Centrale Montemartini, il Palatino o il Colosseo, rischia il salasso e di rivedere opere sicuramente bellissime ma, ahimè, già ammirate: il biglietto d’ingresso è cumulativo per forza. Colosseo+Palatino+mostra euro 10,00, se si conosce qualcosa, o per un qualunque motivo non si intende visitare l’area archeologica o il monumento, il prezzo è sempre lo stesso. Oltre al fatto che il Pugile delle Terme è sempre esposto, il Discobolo anche e via discorrendo. Ma allora la mostra cos’è? Un mini approfondimento? Un optional che oggi c’é e dal 4 gennaio no? Forse vale la pena di mantenere divisi i diversi elementi, sia perché si rischia di valorizzarli tutti meno di quanto sarebbe necessario, sia per le file chilometriche che si formano al Colosseo!