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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

Cultura

IL FENOMENO STEPHEN KING maestro dell’horror mondiale 

Marcello Gagliani Caputo 

Orrore, paura, panico, terrore: queste sono le emozioni che molto spesso sente chi legga un romanzo di Stephen King, vero maestro dell’horror mondiale che anno dopo anno, ormai da quasi trent’anni, miete un successo dopo l’altro. Sensazioni ed emozioni che non devono però ingannare sullo stile kinghiano, visto che nei suoi libri non si scade mai nel banale “splatter” tanto di moda in questi anni, ma si parte sempre da una vicenda drammatica, da un tormento o da una sofferenza che non è altro che il punto di partenza per un’indagine tra le pieghe più nascoste del nostro animo. Giorno dopo giorno, libro dopo libro, King sembra nutrirsi di quanto si nasconde nei più reconditi angoli della nostra mente, regalandoci alcune delle pagine più belle ed emozionanti della letteratura horror mondiale. E tutto alla faccia di chi lo dava per spacciato dopo il brutto incidente che lo ha visto costretto su una sedia a rotelle per mesi. Per tanto tempo si sono sentite voci allarmanti sul suo conto: chi lo dava per morto, chi era certo di un suo prossimo “ritiro”, chi addirittura era terrorizzato perché temeva che King fosse alla presa con il famigerato blocco dello scrittore. E tutti i fans in febbrile attesa di avere notizie, di vedere esorcizzate le loro paure. Ma come successo molti anni prima con altri problemi e guai a prima vista insormontabili (primo fra tutti il sostentamento della famiglia), King ha superato anche questo terribile trauma, sfornando uno dopo l’altro altri romanzi best seller in tutto il mondo, rafforzando ancora maggiormente, se ce ne fosse stato ancora bisogno, il suo ruolo  di vera e propria macchina mangia-soldi. Ogni anno, puntualmente, esce un suo libro, alcune volte anche più di uno!, che altrettanto puntualmente vende milioni e milioni di copie. Negli ultimi dieci anni, nei soli Stati Uniti, oltre cinquanta milioni di americani hanno letto i suoi libri.
Ma cosa si nasconde dietro il fenomeno Stephen King?
E’ dal lontano 1974, quando pubblicò Carrie, che le sue opere riscuotono un incredibile successo in tutto il mondo, e ciò non è legato solo ai romanzi; tantissimi registi si sono cimentati nella trasposizione sul grande schermo  dei suoi libri. Basti ricordare lo splendido Shining di Kubrick, Carrie di Brian de Palma fino a Rob Reiner (Stand by me, Misery). Tutti registi che negli Stati Uniti, ma non solo, hanno da sempre avuto un grande seguito. La fortuna di queste storie, dalle più terrificanti fino alle più commoventi –perché King non ha scritto solo storie di mostri, vampiri e zombie!- è dovuta alla grande semplicità, ma soprattutto alla grande realtà in cui si svolgono. Per sbranare la psiche umana, a lui basta raccontare la vita quotidiana della provincia americana: boschi secolari, paesi ordinati, villette leziose che emanano odore di frittelle. Ma non bisogna mai fidarsi delle apparenze, perché dietro a quell’idillio apparentemente perfetto c’è sempre un orrore sopito pronto a risvegliarsi al minimo richiamo.
Alla sua arte King ha anche dedicato un saggio, Danse Macabre, forse è uno dei libri meno famosi e letti dello scrittore americano, ma senza dubbio uno dei più chiari ed esaustivi del suo modo di scrivere. All’interno delle pagine di questo libro King affronta l’argomento più scottante: il perché si scrivono romanzi horror. E la sua risposta è semplice e breve: “Io costruisco orrori per aiutarmi ed aiutare a convivere con gli orrori del reale.”
Potrebbe sembrare una frase banale, scontata, ma se esaminata più a fondo rivela davvero qualcosa di importante ed interessante. Per chi non lo avesse intuito, King parla chiaramente di “catarsi”, un termine vecchio quanto le tragedie greche. E forse è davvero sulla catarsi che si basano i suoi romanzi, sul bisogno di esorcizzare quelle paure e quei ricordi che, se non affrontati e vinti, la notte potrebbero improvvisamente riapparire spaventosi come fantasmi in un castello.