Agro Romano Antico
Agro Romano Antico – Guida alla scoperta del Territorio
Almalinda Giacummo
Il volume Agro Romano antico – Guida alla scoperta del territorio, edito da Gangemi, nasce dal lavoro congiunto del Servizio Ambiente della Provincia di Roma e dell’Associazione Italia Nostra, che ne ha curato i testi con Francesca Condò e Enrico de Vita.

Per far conoscere e promuovere il territorio dell’Agro Romano antico, costituito da un triangolo di territorio delimitato dalle grandi vie consolari Tiburtina e Prenestina e ricadente nei Comuni di Casape, Castel Madama, Castel S. Pietro Romano, Gallicano nel Lazio, Palestrina, Poli, San Gregorio da Sassola, Tivoli e l’VIII Municipio di Roma Capitale. Un’area questa caratterizzata da una forte presenza di risorse naturalistiche e storico-archeologiche, mai valorizzate al punto giusto, conosciute agli appassionati sia di storia – archeologia sia di natura, e dal mantenimento di una struttura territoriale che ha favorito un naturale “isolamento”, nonostante l’area metropolitana cerchi di arrivarvi con sempre maggior accanimento.
“In questi territori le trasformazioni del paesaggio naturale e la presenza millenaria dell’uomo si leggono come in un antico libro in cui tutte le pagine si sono conservate. La guida ci propone due mondi paralleli che qui coesistono: quello visibile dei castelli, delle ville, delle antiche tenute e dei paesi e quello nascosto delle profonde forre, delle cascate, dei cunicoli e degli acquedotti romani”.
Con una mappa forse non proprio di immediatissima lettura, ma valentemente sostenuta da uno scritto completo, esaustivo e di facile accostamento, il volume cerca di rende conto di diversità ognuna a suo modo unica: dai pozzi di ispezione di epoca romana lungo il corso dell’Anio Vetus nel comune di Gallicano, alla roverella monumentale detta Quercia di Pierluigi in onore del compositore Giovanni Luigi da Palestrina che pare avesse qui uno dei suoi luoghi preferiti, dalle sorgenti dell’Acqua Rossa in prossimità del castello di Passerano al Palazzo Conti di Poli, senza mai dimenticare le tradizioni, anche se un’attenzione maggiore all’artigianato/tradizioni tipiche sarebbe stata una presenza ancor più gradita.
Specifico, attento, a volte puntiglioso nel ricordare come certi elementi siano ormai particolarità, prossime alla scomparsa se non adeguatamente protette, in un territorio la cui contiguità ad una metropoli in forte espansione e sempre più spesso preda di interessi non proprio “umanitari ma edificanti”, nel senso di costruzione selvaggia a discapito di quanto possa capitare a tiro.
Di buon auspicio per una sempre maggiore considerazione del patrimonio di informazioni costituito anche dai fonti fotografici viene dall’inserimento nel volume anche di immagini d’epoca che se da un lato sono fonte di informazione dei cambiamenti avvenuti nel corso degli anni, dall’altro sono uno specchio terribile di questi stessi cambiamenti, spesso non avvenuti in meglio: ecco quindi il castello di s. Giovanni in Camporazio o il castello di Passerano.
Natura, cultura, arte, archeologia, benessere, salute, cinque parole semplici e ben note per descrivere un territorio assai prossimo alla Città Eterna, ma da questa, si spera, diviso da un destino diverso, con la protezione delle biodiversità, la salvaguardia del paesaggio e dei resti archeologici ed artistici, la preservazione delle tradizioni e dell’artigianato locale, la valorizzazione di tutti gli elementi che costituiscono l’inestimabile valore di questo territorio.












