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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

ALEXANDER E ALESSANDRO MAGNO
Il cinema pone nuovamente l’attenzione sulla storia antica
 

Almalinda Giacummo 

Era Alessandro III: fu detto Magno solo in seguito. Figlio di Filippo II di Macedonia e di Olimpiade, figlia di Neottolemo I re dell’Epiro, era nato a Pella la stessa notte in cui era stato dato alle fiamme il grandioso tempio di Artemide di Alicarnasso (una delle sette meraviglie del mondo antico) ed aveva una grande passione per la saga omerica. Dal 343-342 a.C. ebbe come precettore Aristotele; nel 336 succedette al padre che era stato assassinato in una congiura, forse ordita da Olimpiade: aveva appena 20 anni ma con l’aiuto dei generali Antipatro e Parmenione, oltre ad alcuni altri nobili macedoni, riprese il controllo del regno e delle città greche. A Corinto ebbe il comando della spedizione contro i Persiani originariamente voluta da suo padre; in Macedonia soffocò l’opposizione e dichiarò guerra a Traci ed Illiri. In seguito alla falsa notizia della sua repentina morte, la città di Tebe insorse e Demostene organizzò una coalizione antimacedone in alleanza con la Persia: Alessandro non se lo fece ripetere due volte. Andò in Beozia, distrusse Tebe, lasciando intatta solamente la casa di Pindaro e la rocca Cadmea. Verso Atene si dimostrò più magnanimo. Nella primavera del 334 affidò ad Antipatro la reggenza della Macedonia e della Grecia e diede inizio alla spedizione in Asia, con un esercito stimato in circa 35.000 uomini, 5.000 cavalieri e circa 200 navi, 160 delle quali greche. Suo antagonista era il persiano Dario III Codomano, della dinastia achemenide: su consiglio del battaglia di Issogenerale rodio Memnone voleva rientrare in Grecia e sfruttare il grande malcontento nei confronti del Macedone. Quest’ultimo, invece, proprio per scongiurare questa eventualità, giustificava la missione asiatica con il desiderio di riscatto per le distruzioni subite dalla Grecia nel secolo precedente. Sbarcato indisturbato ad Abido, nella Troade, Alessandro visitò Troia e corse nudo attorno alla cosiddetta tomba di Achille, poi mosse lungo la costa orientale della Turchia: poco oltre, sulle sponde del fiume Granico, un poderoso ma ingombrante esercito persiano cercò invano di fermarlo. Alessandro ebbe la meglio soprattutto per l’uso intelligente della cavalleria tessala guidata da Parmenione: molte città si consegnarono senza assolutamente cercare di ingaggiare battaglia, come Sardi; le città greche furono prese facilmente e dichiarate indipendenti. Fu poi la volta della Licia, della Pamphilia e della Pisidia fino a Gordio, dove sciolse “virilmente” il famoso nodo (333 a.C.): praticamente lo “affettò” con la spada. Quindi Ancira, la Paflagonia, la Cappadocia e la Cilicia fino a Tarso, mentre Parmenione attraversava la costa tra la Cilicia e la Siria. Un nuovo scontro con Dario avvenne nella pianura di Isso: ancora superiori numericamente, i Persiani persero nuovamente e questa volta mentre scappava Dario lasciò al nemico la moglie, la madre e due figlie che Alessandro fece trattare con tutti gli onori legati al loro rango. Favorevolmente impressionati, i Greci decretarono per Alessandro la corona d’oro ai giochi istmici del 332 a.C., in qualità di difensore della libertà greca contro i barbari. A questo punto Alessandro fece una nuova scelta tattica: invece di inoltrarsi nel territorio persiano, scelse di tagliare il nemico fuori dal Mediterraneo, avviandosi alla conquista della Siria, della Fenicia e dell’Egitto. Proprio in Egitto si fece proclamare Faraone e nel santuario di Zeus Ammone nell’oasi di Siwah fu riconosciuto figlio del Dio e quindi destinato a dominare il mondo: fondò anche la prima, la più famosa ed importante delle città che da lui presero il nome, Alessandria, tra il lago Meotide ed il mare (332 a.C.). Falliti alcuni tentativi di comporre la faccenda, Dario si dispose ad una nuova battaglia a difesa dell’Assiria: Alessandro passò l’Eufrate a Tapsaco, quindi guadò il Tigri e nella pianura tra Gaugamela ed Arbela sconfisse nuovamente il gran re persiano (1 ottobre 331 a.C.). Babilonia si arrese senza colpo ferire, mentre a Susa, residenza estiva della corte persiana, Alessandro trovò immensi tesori quindi via verso la Perside e Persepoli. Proclamatosi infine re dell’Asia diede il via alla riorganizzazione dello stato usando per lo più elementi preesistenti, locali, poiché personaggi greci sarebbero stati mal visti. Spesso, però, i Greci vennero posti a coadiuvare i persiani. A Babilonia restaurò i templi distrutti, salvo dare alle fiamme il famoso palazzo imperiale mentre si trovava a Persepoli. Dario non si diede per vinto: cercò di portare Alessandro verso l’interno del suo sterminato territorio ed Alessandro non fu certo da meno, lo inseguì, occupò la capitale della Media, Ecbatana, e vi lasciò Parmenione con l’ingente bottino. Giunto alle Porte Capsiche ed a Raghae seppe che Dario era stato deposto da Besso, satrapo della Battriana e della Sogdiana: in seguito Besso uccise Dario e si proclamò re con il nome di Artaserse IV. Alessandro recuperò il corpo di Dario e lo fece seppellire con tutti gli onori: da allora non considerò più la sua una missione di conquista dell’impero persiano, ma una missione di continuazione dello stesso. Conquistò l’Ircania, l’Areia, la Drangiana e l’Aracosia, superò il Paropamiso (Hindukush) e, giunto finalmente in Battriana, catturò Besso e lo condannò a morte per alto tradimento. Sottomise la Sogdiana, la regione dello Jassarte (il moderno fiume Syr Dar’ja) e raggiunse Maracanda (Samarcanda): nel 327 a.C. catturò Ossiarte e fece di sua figlia Rossane una delle sue spose. Nel contempo però i suoi macedoni non erano soddisfatti: le guerre di conquista duravano da troppo tempo e da troppo tempo erano lontani da casa, in più venivano trattati alla stesa stregua dei persiani, non venendo quindi riconosciuta la supremazia ed il diritto del vincitore. Il malcontento diede origine a conflitti interni che portarono alla misteriosa morte di alcuni eminenti personaggi come Filota, Parmenione, Clito e Callistene.
Il tempo trascorso dall’inizio della missione era parecchio ed occorreva rinserrare le file soprattutto nei territori mediterranei, senza che sembrasse una ritirata: Alessandro, allora, decise di fare dietro front passando da sud est, lasciando Aminta con una fornita guarnigione nella Battriana. Valicò di nuovo l’Hindukush, giù lungo la valle dell’Indo fino alla confluenza del Cophen (Kabul), occupò lo stato di Taxila, passò con un espediente il fiume Idaspe, la sua cavalleria aggirò la prima fila di elefanti del re Poro e catturò lo stesso re: questi però fu lasciato a capo del suo popolo in qualità di re vassallo e vide fondare nel suo territorio, al di qua ed al di là dell’Idaspe, le città di Alessandria Bucefala e Nicea. Quindi percorse l’Indo fino alla foce, fondando lungo il percorso altre due Alessandria: all’Oceano indiano Nearco prese la flotta e si avventurò lungo la costa, Cratero si avviò per l’Aracosia, mentre Alessandro marciò per 60 giorni attraverso l’arida Gedrosia subendo gravi perdite, sostò a Pura, poi attraversò la Carmania e si ricongiunse con Cratero; Nearco intanto raggiunse il Golfo Persico. Alessandro rientrò a Susa sei anni dopo esserne partito: era il marzo del 324 a.C., sposò Statira, figlia di Dario, e Parisatide, figlia di Oco il predecessore di Dario: l’idea era quella di stimolare l’unione fra i popoli, tutti suoi sudditi. Nell’esercito furono poi inseriti 30.000 nobili persiani addestrati alla greca, detti epigoni. In seguito ebbe il suo da fare a sedare una rivolta di veterani celebrare feste solenni ad Ecbatana e a ricevere ambascerie occidentali a Babilonia.
Allorché si stava preparando ad invadere il mondo arabo morì, dopo tredici giorni di malattia: era il 13 giugno del 323 a.C.
Uno dei tratti principali della politica di Alessandro fu comunque l’opera di colonizzazione: dove era passato sorsero strade e città, ma la trasformazione della monarchia in senso orientale non piaceva a nessuno e l’assunzione del fastoso e laborioso cerimoniale di corte persiano men che meno. Grande impulso fu anche dato alle arti ed alla letteratura: Alessandro viene ricordato non solo nelle sacre scritture di tradizione giudeo-cristiana ma anche nel Corano e l’arte ellenistica influenzò tutta l’arte orientale dell’epoca. Un conquistatore, assetato di potere e di ricchezze, fine conoscitore della geografia, delle tradizioni e della politica, aveva però avuto fin da piccolo la convinzione, indotta dalla sua intrigante madre, di essere un semidio, figlio di un serpente e non del poco fine e orbo Filippo: la conferma di Zeus Ammone sembrò cadere a proposito, quasi obbligata, magari dalla pericolosità della situazione.
Il film Alexander di Oliver Stone non è male, le ricostruzioni  sono corrette, si vede il grande lavoro dei consulenti e degli studiosi, ma qualche piccola peculiarità riporta all’americanata insita nell’idea stessa: il fatto che scrivano in inglese anziché in greco e il grande spreco di immagini sanguinolente “a schizzo”. La correttezza storica grossomodo c’è: era del resto impossibile seguire tutta la storia passo per passo, ma sarebbe auspicabile che gli spettatori conoscessero qualcosa di Alessandro e del suo tempo prima di vedere il film, altrimenti si rischia di restare stupefatti come gli americani dalle profferte amorose fra il protagonista e Efestione, le continue scene pseudo orgiastiche, i baci e le carezze omosessuali sempre presenti.