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Anno
11
Numero
51

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

ARCHEOLOGIA A ROMA TERMINI
Una pubblicazione esaustiva a quasi dieci anni dalla fine dei lavori 

Almalinda Giacummo 

“Il volume “Archeologia a Roma Termini” è frutto della collaborazione fra la Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma e la società Grandi Stazioni, che ha finanziato l’opera di manutenzione straordinaria del tratto di Mura Serviane in piazza dei Cinquecento a Roma.
I temi trattati nel volume riguardano la storia, i ritrovamenti e il contesto urbano della prima Archeologia a Roma Terminicinta fortificata della città antica, con particolare attenzione alle metodiche del restauro, nonché alla realizzazione della piazza moderna e della stessa Stazione in rapporto al monumento antico.
La collaborazione con l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (già ICR) ha consentito di elaborare un rilievo fotogrammetrico e interessanti osservazioni di tipo botanico, geologico e conservativo; i prelievi di porzioni tufacee eseguiti con l’apporto del Ministero per lo Sviluppo Economico (Ufficio Chimico) hanno permesso di esaminare le caratteristiche chimiche e fisiche del materiale costitutivo delle mura.
Dopo la presentazione del contesto topografico antico e dei restauri più recenti eseguiti nel settore urbano compreso fra Esquilino e Quirinale, grazie all'apporto di studiosi e restauratori, il volume si conclude con l’auspicio di trovare soluzioni condivise tra  le istituzioni e gli enti interessati per migliorare e valorizzare il contesto ambientale della  piazza dei Cinquecento a Roma».
Fin qui la nota stampa rilasciata da Electa per la presentazione del volume, curato dalla dott.ssa Mariarosaria Barbera, Ispettore archeologo della Soprintendenza Speciale di Roma, e della dott.ssa Marina Magnani Cianetti, architetto della stessa Soprintendenza Speciale.
Ad una prima sommaria scorsa, il lavoro si presenta come un volume che, finalmente, comincia a mettere in chiaro ed in facile accesso le Mura Serviane per un grande pubblico che, sia nei sotterranei di Termini sia nel suo “parco archeologico” esterno pare non accorgersi proprio di esse, sommerse, ignorate e non spiegate come sono in ogni singolo punto in cui hanno avuto l’ardire di farsi trovare e di “pretendere” di rimanere.
Ma a ben guardare si scoprono anche altri segreti: innanzitutto la parte di scavi archeologici risale a circa dieci anni fa, quando i binari 19- 22 erano una scommessa ed il tappeto mobile sotterraneo un’utopia comoda. Sono poi stati eseguiti da personale e collaboratori diversi ed il contributo su questo pone non proprio velatamente l’accento: esiste un’oggettiva disparità di documentazione fra un periodo e l’altro, fra una responsabilità e l’altra, fra chi ha eseguito gli scavi e chi doveva controllare come veniva redatta la documentazione. Insomma, non tutti sono stati professionisti allo stesso modo.
Si osserva poi come siano stati necessari approfonditi studi sulla storia stessa sia di Termini come costruzione sia come progetto, sull’area prima degli sbancamenti di fine Ottocento, su tutto quanto poteva dare da subito informazioni su quello che si sarebbe andati a scoprire, o riscoprire. Quindi tutta la parte della storia degli studi con affascinanti immagini fotografiche e grafiche, spesso con rilievi ed immagini più recenti per dar conto della situazione prima e dopo.
Poi l’ausilio di strumentazioni ad alta tecnologia per il rilievo stereo – fotogrammetrico e la restituzione dello stesso, contribuendo quindi ad una conoscenza sempre più approfondita della struttura Mura Serviane. Conoscenza che viene via via aumentata anche con lo studio dei materiali tufacei che la compongono, sulla loro probabile origine e, quindi, sulle sue proprietà e sul suo deterioramento, con cause, effetti e possibili soluzioni per rallentarne il degrado ed il disfacimento.
E se una constatazione espressa dal Caiola a pag. 78 “Ma a causa di una sorveglianza carente (quando non connivente) moltissimi dei pezzi riemersi alimentarono per anni il mercato antiquario” ci fa capire, se ve ne fosse bisogno, come l’assistenza archeologica sia sempre necessaria quando si devono realizzare scavi in un qualsiasi punto, o quasi, del territorio italiano, ancora di più tutto ciò si comprende alla luce della scientificità e della precisione in cui questo volume rende noti i risultati dei lavori svolti.
Per evitare che altri monumenti di indubitabile valore artistico facciano la stessa silenziosa e tragica fine dell’Oratorio del Monte della Giustizia “monumento quasi unico nel genere suo, si per rispetto per gli affreschi del IV secolo, dei quali fuori delle catacombe non abbiamo altro esempio così grandioso in Roma, si anche per essere quell’Oratorio d’indole domestica. Epperò voglia la S.V. fare vivissime premure presso la Società ferroviaria, che chiedeva il permesso di demolirlo, a sospendere ogni deliberazione intorno a ciò, in attenzione di accordi che potranno esser presi a tale oggetto” (dir. Gen. G. Fiorelli al Sig. Ingegnere Locale dell’Ufficio Tecnico degli Scavi di Roma, 3 giugno 1876).
E’ da auspicare una maggiore velocità sia negli studi sia nella pubblicazione delle notizie, magari all’inizio a livello di note o di “lavori in corso” durante gli stessi scavi e cantieri di restauro, così da cercare di far capire al pubblico che sì! i disagi purtroppo ci sono ma che la motivazione non è lo scarso impegno o la nullafacenza, ma la storia che in ogni angolo si ripropone agli occhi di chi non solo sa osservare ma ha a cuore anche il futuro.
Da leggere perché, a cominciare dal prezzo che per una volta, pur trattando di archeologia non solo a livello divulgativo, è accessibile, ogni singolo contributo si presenta completo, esaustivo sia di per se stesso sia come storia degli studi, fornendo quindi le basi per ulteriori approfondimenti.