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Anno
10
Numero
13

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

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Cultura

 


la copertina di un'edizione del libroLOLITA

Almalinda Giacummo

L’autore scriveva uno, due capitoli, poi minacciava di bruciarli. La moglie si era fatta un punto di merito del tentativo di salvarlo dalla fine ingloriosa e nel 1948, quando il romanzo fu terminato, lo mise sotto chiave perché non finisse nella pattumiera. Rifiutato dalle migliori, e anche di seconda classe, case editrici americane, accettato da un editore francese specializzato in titoli pornografici, ma che aveva tra i suoi autori anche Henry Miller, il romanzo di Vladimir Nobokov fu pubblicato nel 1955 e arrivò in America solo nel 1958. L’autore, all’inizio desiderava che il romanzo uscisse anonimo. Narratore discendente da una nobile famiglia russa trasferitasi in Occidente in seguito alla rivoluzione comunista, Nabokov viveva in America dal 1940, scriveva in un perfetto e virtuosistico inglese, insegnava in rispettabili università americane e temeva di procurare imbarazzo ai suoi amici. La prima recensione favorevole a Lolita, apparve sul Sunday Times firmata da Graham Greene e questo lo salvò dal finire nel calderone della pornografia.

La trama è arcinota: racconta di due personaggi, il maturo Humbert Humbert e della sua irrefrenabile passione per la dodicenne Lolita, figlia della sua padrona di casa. La storia viene raccontata dal personaggio maschile, in una sorta di ironia mista a disperazione, specie per l’apparente misteriosità di questa ragazzina estremamente disponibile fisicamente, che vive però una vita sessuale senza emozioni apparenti, quasi passiva, nutrita di banane, fumetti e vestiti nuovi. Humbert H. pur di averla sempre più vicino ne sposa la madre e quando questa muore tiene con sé la ragazzina. Ma la fanciulla ad un certo punto trova qualcosa di meglio e ad Humbert non resta che uccidere il commediografo che gliel’ha rubata.

un'immagine del rifacimento più recenteImpertinente negli sguardi da finta santa, provocante nelle movenze di mai stata bambina, Lolita è la protagonista di una storia torbida, volgarotta e immaginifica di un periodo, gli anni ’50, in cui si voleva cercare qualcosa di diverso dagli orrori della guerra ancora fresca. E’ la perfetta rappresentazione di un intellettuale che si autodistrugge (cosa non nuova per la letteratura e il cinema, anche se giocata con personaggi d’età diversa), Nabokov l’ha resa con un cinismo ed un realismo incredibili, così come Kubrick, nella prima versione cinematografica, è riuscito ad entrare tanto nei personaggi da ricostruire perfettamente quella misura di satira e deformazione grottesca di cui è pervaso il romanzo. Certo, nel film alcuni personaggi tendono a prendere una posizione più rilevante rispetto al romanzo, come nel caso del commediografo Quilty (Sellers), ma queste sono questioni che esulano dallo scritto vero e proprio: per alcuni, a ben vedere, Lolita fu una sorta di palla al piede. Nabokov non scrisse mai nulla di più famoso, James Mason da protagonista sembrò quasi una comparsa: l’unica a guadagnarci sempre fu proprio Lolita.

Il film più significativo che abbia ripreso questa storia, fu quello girato dal regista Stanley KubricK, con James Mason (H.H.), Shelley Winters, Sue Lyon (Lolita) e Peter Sellers, nel 1962.