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Anno
10
Numero
13

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

MADAME BOVARY
O il male di vivere

Almalinda Giacummo

Scritto in cinque lunghi anni, questo romanzo apparve per la prima volta a puntate sul Revue de Paris, tra il 1 ottobre ed il 15 dicembre del 1850: era stato scritto da Gustave Flaubert. E’ oggi considerato il più famoso fra i romanzi francesi, nonostante abbia tratto origine da un fatto realmente accaduto ed opportunamente rielaborato dall’autore. Madame Bovary segna una data storica per la letteratura francese, avendo portato a compimento il percorso realistico iniziato da Henry Murger e Chamfleury: ogni personaggio viene studiato fino allo spasmo, ed Emma, pur nella sua concretezza e reale esistenza, spicca fra tutti i personaggi della provincia diventando un simbolo, un prototipo universale. E’ colei, o colui, che pur non avendone i mezzi fisici e psicologici, ritiene di meritare di più di quanto la vita, ed il suo stesso comportamento, gli abbiano fatto ottenere fino a quel momento: è il feroce desiderio degli spiriti "mediocri" verso l’alto, con ambizioni ed aspirazioni lontane dalla realtà dei fatti e delle persone. Rappresenta "il fastidio del quotidiano e la nostalgia dell’impossibile".

Charles Bovary , officer de santé, sposa una vecchia e ricca vedova dal carattere impossibile, e con lei si trasferisce in un piccolo villaggio della Normandia, Tostes. Qui impiega il suo tempo visitando gli ammalati ed alcuni vicini, fra di essi specialmente il coltivatore Rouault, invaghendosi nel frattempo della figlia di quest’ultimo, Emma. Alla morte dell’anziana moglie, Charles ottiene la mano della bella Emma: si tratta di una ragazza raffinata, elegante e romantica, che presto si stufa della vita insulta condotta dal marito. Per cercare di sottrarre la moglie alla noia che sembra pervaderla, Charles si trasferisce in un altro paese, Jonville-l’Abbaye, ma sembra tutto inutile: la nascita della prima figlia Berta e il flirt con uno scrittore notarile, tale Leon Dupuis, attenuano appena la sua noia di vivere. Ma il vero problema nasce allorché Leon parte per Parigi, lasciando Emma sola: a questo punto ha gioco facile un seduttore locale, il proprietario terriero Rodolphe Boulanger. La relazione ha però un triste epilogo: Emma è possessiva e romantica, gelosa e sensibile, mentre Rodolphe ama la sua libertà. L’amante quindi si rifugia a Parigi, lasciando Emma in preda ad una febbre cerebrale, per non dire isterica. Ogni distrazione pare essere inutile finquando all’Opera di Rouen Emma incontra nuovamente il bel Leon: il loro amore, la loro passione, rinasce più forte di prima. Ma Emma è sempre più possessiva ed alla fine anche Leon non ne può più: la lascia e lei cade nella più profonda disperazione. Comincia a contrarre una serie di debiti piuttosto ingenti con alcuni usurai, questi cominciano a minacciarla, è disgustata dagli uomini: alla fine Emma non ne può proprio più e si avvelena con dell’arsenico sottratto ad un farmacista. La sua vita ha fine così come, finalmente, le sue sofferenze d’amore. L’unico uomo che mantiene intatto il suo amore per Emma è il marito, nonostante la scoperta del suo tradimento sia con Leon sia con Rodolphe: l’unica colpevole è la fatalità. Charles vive il resto dei suoi giorni in una sorta di segregazione dal mondo, i compagnia della figlia, nel perdono più completo verso l’infelice moglie morta.