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Numero 13
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
IL
SIGNORE DEGLI ANELLI
La trilogia di Tolkien: mitologia, filologia e fantasy nel leggendario mondo
degli Hobbit
Roberta
Gallina
Quando,
nel 1955, J. R.R. Tolkien pubblicò la trilogia de "Il Signore degli
anelli" suscitò più perplessità che critiche: il romanzo inaugurava un
genere, quello del fantasy, completamente nuovo. Impossibile, infatti,
classificarlo tra i generi conosciuti: poema cavalleresco? No di certo. Romanzo?
Forse, ma solo in parte. Una fiaba? Quasi, ma, certo è, che non si tratta della
classica favola per bambini, anche se, molti anni dopo, il cartone animato ad
esso ispirato ha destato l'entusiasmo del giovanissimo pubblico. Lo stesso John
Ronald Reul Tolkien, nato a Bloemfontein (Orange, Repubblica Sudafricana) nel
1892, sosteneva che tutte le favole hanno tre aspetti: quello mistico che
coinvolge il soprannaturale, quello magico che osserva la natura e quello
"a specchio" in cui si riflette la natura umana.
Una delle poesie del romanzo dice:
Tre
anelli al Re degli Elfi sotto il cielo che risplende
Sette per i signori dei Nani, chiusi nelle rocche di pietra
Nove per gli uomini mortali, che la triste morte attende
Uno per l'Oscuro Sire nella sua reggia tetra
Nella terra di Mordor dove l'ombra cupa scende
Un anello per domarli, un anello per trovarli
un anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
nella terra di Mordor dove l'ombra cupa scende.
Il
vero protagonista di questa saga è proprio un anello (come non pensare a quello
della saga dei Nibelunghi?), capace di conferire un immenso potere a chi lo
possedesse e di generare vita infinita e tedio sconfinato, ma che aveva la
proprietà di rendere invisibile chi lo infilasse al dito. L'Anello fu forgiato
con il fuoco degli abissi del monte Orodruin, nel regno di Mordor, da Sauron,
Signore della Tenebra, ma, in circostanze misteriose, gli venne rubato da Smèagol,
un essere strano, che, invece di camminare, preferiva scavare sottoterra,
attratto dalle radici e dal buio, che odiava la luce del sole e la natura.
Infido, ma anche mediocre, Smèagol era stato ribattezzato Gollum poiché, nella
sua solitudine, aveva disimparato a parlare, limitandosi a borbottare ed a
biascicare.
La vicenda del primo romanzo della trilogia, "La compagnia
dell'Anello", ha inizio in una contrada immaginaria, in un'epoca
impossibile ad identificarsi. In questa contrada vivono gli Hobbit, un popolo
pacifico e buontempone, ma coraggioso e leale. Uno di loro, l'anziano Bilbo
Baggings, poeta e cantore, che sta per compiere centoundici anni, in tempi assai
remoti, in seguito ad una lite con Gollum, era venuto in possesso di un anello
dai poteri misteriosi. Bilbo lascia in eredità l'anello al nipote Frodo e
scompare. Il mago Gandalf (quasi un novello Merlino) spiega il potere
dell'Anello al giovane Hobbit: è l'Anello del potere assoluto, quello che il
Signore delle Ombre sta cercando per poter dominare il mondo; Sauron infatti,
sta già invadendo tutte le terre prossime a Mordor, il potere degli Elfi è già
indebolito, lo stesso paese degli Hobbit è minacciato dall'avanzata della
Tenebra. Per evitare tutto questo bisogna distruggere l'Anello gettandolo nella
montagna dell'Abisso e Frodo è il novello Parsifal cui spetta il pericoloso
compito.
Il giovane, accompagnato da Sam, Pipino e Merry, fedelissimi amici, si accinge a
partire, ma già i Cavalieri Neri, spie di Sauron, sono sulle sue tracce. I
quattro amici s'avventurano oltre la frontiera del loro paese e fanno curiosi e
non sempre piacevoli incontri: un albero fatato imprigiona Merry dentro di sé e
solo l'intervento del gioviale Tom Bombadil, una sorta di genio del luogo,
riesce a liberarlo con i suoi canti. Poi vengono catturati dagli spettri dei
tumuli, ma ancora una volta interviene il provvidenziale Tom a salvarli. In una
taverna Aragorn si unisce a loro riuscendo a respingere un attacco dei Cavalieri
del Male, che agiscono solo col favore delle tenebre perché "… non
vedono il mondo normalmente, percepiscono le ombre che si proiettano nelle loro
menti, che solo la luce del sole può fugare, ma la notte fiutano il sangue e la
presenza dei vivi ancora più acutamente, inoltre sono attratti dal potere
dell'Anello…"
Dopo un viaggio periglioso Frodo e compagni arrivano nel Regno degli Elfi, ove,
nello specchio magico possono scorgere il malefico Occhio del Male che li sta
cercando senza requie. Il primo libro si conclude con l'assalto a Frodo del
principe Boromir, prima alleato, ma poi corrotto dagli influssi dell'anello.
Boromir muore, Frodo riesce a fuggire in compagnia di Sam.
Il secondo libro, "Le due Torri", si apre con l'inseguimento di una
banda di Orc (forse orchetti, comunque esseri maligni, feroci e pelosi,
paragonabili ai Troll) che ha rapito gli altri due Hobbit. Tratti in salvo, i
nostri eroi si rifugiano in una foresta in cui incontrano il triste Treebeard (Barbalbero),
un'anima vegetale. La compagnia, alla quale s'è ricongiunto Gandalf, si reca a
liberare re di Rohan il cui consigliere, Grima, passato dalla parte di Sauron,
ha gettato un incantesimo che lo ha completamente inebetito. Ma il tempo
incalza, il Potere Oscuro s'avvicina sempre più, inoltre un esercito di Orc
sembra avere la meglio sulle nostre "forze del bene" quando interviene
Treebeard con i suoi alberi. Solo ora Gandalf può rompere l'incantesimo che
tiene prigioniero il re. Intanto Frodo ed il fido Sam cercano di compiere la
loro missione, sempre inseguiti da Gollum, uscito, come suo solito, dalle
profondità delle acque morte di uno stagno.
Nel terzo romanzo, "Il ritorno del Re" ,l'Oscuro Sire ha attaccato
Numenor, regno del vecchio re Denethor, che impazzirà nel bel mezzo della
battaglia, ma la presenza di Gandalf eviterà il peggio e le truppe di Numenor
alle quali si sono unite quelle di Rohan capeggiate da Aragorn, hanno la meglio
sulle forze del male. I due eserciti si volgono contro Sauron cercando di
distrarlo mentre Frodo sale sul vulcano. L'impresa, per quanto estrema, riesce:
il nemico crolla, ma proprio sull'orlo del cratere si consuma l'ultimo atto del
dramma. Gollum, che non aveva mai perso di vista Frodo, riesce a strappargli
l'anello ma, stavolta, il male è vittima di se stesso: nella gioia di essersi
ripreso il suo tesoro, inciampa e, trascinato dalla forza dell'Anello, cade nel
cratere. Il male è sconfitto definitivamente.
Il ritorno a casa non è lieto: le forze del male hanno raggiunto anche la
contrada degli Hobbit, ma l'arrivo dei reduci spezza l'incantesimo e la vita
ritorna nei consueti binari.
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