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Cultura
TRISTANOAlmalinda Giacummo Scritto nel 1903 dal tedesco Thomas Mann (1875-1955), è uno dei
suoi racconti giovanili, ma racchiude già La storia si svolge in un sanatorio di lusso, Einfried, in una località montana mai specificata: tra gli ospiti è una giovane ed eterea signora, Gabriele Klöterjahn, accompagnata dal marito, un ricco industriale vitale ed energico. La malata è la signora, da poco diventata mamma: lasciata nel sanatorio dal marito, diventa oggetto della corte di diversi personaggi, senza però dare speranze ad alcuno, immersa comè nel suo mondo fantastico. Il più eccentrico spasimante è Detlev Spinell, uno scrittore brutto ed estatico: la sua è una corte cauta ed adorante; Gabriele ama il marito, forse perché il loro è stato un amore contrastato dal padre di lei e forse perché i due sono così diversi da essere opposti: ma Detlev non si arrende, non crede possibile che Gabriele non si innamori di lui che, a suo stesso vedere, assomiglia tanto al di lei marito. Il Tristano entra in gioco al pianoforte, una volta che Gabriele lo esegue: la sua musica è così densa di amore sofferente che Detlev non si perde danimo ma si decide a scrivere al Klöterjahn per dirgli tutto il suo odio per aver costretto una fanciulla così soave a generare un figlio che è e sarà causa delle sue continue malattie, lei che è così fragile ed indifesa. Ma un giorno Gabriele si aggrava ed il marito si precipita al sanatorio: a questo punto affronta Spinell e lo ricopre di insulti. Gabriele è ormai moribonda e Spinell comincia a riflettere: forse ha sbagliato. Alla vista del bambino generato dalla sua adorata, frizzante e pieno di vitalità, Detlev fugge inorridito. Secondo i critici, il Tristano è forse una delle prose più belle del Mann, delicato e magistrale, pieno di umorismo e di tocchi incisivi. |