prima paginaPrima pagina
editorialeEditoriale
attualita'Attualità
culturaCultura
costumeCostume
spettacoloSpettacolo
personaggiPersonaggi
turismoTurismo
medicinaSalute
sportSport
agendaAgenda
oroscopiOroscopi
curiosita'Curiosità
consulenteConsulente
giardinaggioGiardinaggio
cucina
Cucina
dentino avvelenatoDentino avvelenato

linkI nostri link
e-mailE-mail


Anno
11
Numero
17

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

"FRANCIS BACON"
in mostra a Milano, Palazzo Reale, fino al 29 giugno 2008

Maria Bice BARBORINI 

La mostra dedicata a Francis BACON, che mancava in Italia dal 1993, considerato unanimemente l’ultimo dei grandi maestri del Novecento, resterà aperta a Milano, Palazzo Reale fino al 29 giugno 2008; una manifestazione che consentirà di avvicinarsi all’opera del grande artista, attraverso la lettura complessiva del suo percorso artistico sviluppatosi nell’arco di oltre mezzo secolo, con la esposizione delle opere quasi tutte inedite, con  ottantadue dipinti,  disegni, schizzi, libri, carte e fotografie, opere su carta di grande rilevanza, finora mai presentate nel nostro paese e provenienti dai più importanti Musei e collezioni di tutto il mondo. Una esposizione di carattere antologico, che mostra l’artista Bacon ancora alla ricerca di un suo linguaggio, anche se già astratto nella deformazione e nella ambiguità (frutto della sua palese omosessualità) delle figure riprodotte.
Particolarità e curiosità di questa mostra, è rappresentata dalla circostanza che in una stanza di Palazzo Reale e per la prima volta in Italia, viene presentata la ricostruzione fotografica dell’atelier di Bacon al 7 Reece Mews, South Kensinton , dove l’artista ha abitato dal 1961 al 1992 (anno della sua morte) e nel quale erano raccolti, schizzi, libri, carte, appunti, e qualsiasi cosa, comprese le fotografie, potessero ispirare il pittore “maledetto”.
Francis Bacon, pittore inglese di origine irlandese, nacque a Dublino nel 1909 da genitori inglesi; già da bambino soffriva di asma, allergie, verso cani e cavalli; il padre, discendente da una facoltosa famiglia  ed imparentato con il famoso filosofo omonimo del pittore, era un capitano della fanteria leggera dell’esercito britannico in pensione; a Francis piaceva molto travestirsi come una ragazza, indossando scarpe da donna con tacco a spillo, e questo faceva infuriare il padre che lo puniva anche con vere e proprie frustate; e da questo si pensa sia derivato il suo masochismo, oltre che la sua evidente omosessualità.
Nel 1923, la famiglia di Francis si trasferì in Irlanda e nel 1914 a Londra,  anno alla fine del quale il padre lo cacciò di casa perché lo sorprese per l’ennesima volta mentre stava provandosi la biancheria della madre davanti allo specchio.
Dopo avere lavorato come dipendente presso un negozio di abiti femminili, il diciassettenne Francis, essendosi scoperto attraente, decideva di concedersi ad uomini ricchi e facoltosi; fino a quando, nel 1925, da  Londra, venne portato da Harcourt- Smith (all’epoca suo amico) a Berlino, dove conobbe il capolavoro di Fritz Lang “Metropolis; dopo due mesi, veniva lasciato dall’amico facoltoso, perché, come lui stesso ci scriverà: “Si è stancato di me, e certamente ora sarà con una donna”.
Trasferitosi a Parigi, Francis Bacon, nell’estate del 1927, visitò una mostra di 106 opere di Pablo Ricasso nella galleria Paul Rosemberg e rimase talmente attratto ed affascinato dal realismo di “Max Ernst” e di “Pablo Picasso” , che si appassionò al disegno e prese il treno almeno quattro, cinque volte la settimana per tornare a visitare la mostra, per riprodurre con schizzi le sue impressioni artistiche di ispirazione cubista.
Tornato a Londra, nel 1928 l’artista comincerà a lavorare come interior designer ed aprirà uno studio South Kensington e periodo nel quale, tra l’altro, nel 1929, nella prima edizione del Cahiers d’Art, vide le figure biomorfiche di Picasso;  nel 1944, il nuovo corso della sua pittura si aprirà, dopo un periodo di pausa per la guerra, con i “Tre studi di figure per la base di una crocifissione”(Londra Tate Gallery), considerata dall’artista come la sua prima opera; negli anni ’40 e ’50 il riferimento alla Crocifissione sarà una costante nei suoi lavori,  non come racconto di un fatto storico, bensì come una sua riflessione sulla condizione dell’uomo contemporaneo.
Già in questa sua prima opera emergeva il dato fondamentale del carattere addirittura terrificante della visione di Francis dell’arte, che si tradurrà in figure fortemente deformate, evocanti una situazione di angoscia ed incubo, che si allontanava sia dall’arte astratta che da quella tradizionale; periodo nel quale si trovavano cronologicamente altre sue opere, come “Studio per la figura umana ai piedi della Croce II “(1945-46) e “La Maddalena”, dai quali  emergeva una pittura ancora piuttosto ermetica , oscura e ricca di richiami simbolici, con l’uso di colori materia, a volte grumosi, grasso o secco, lucido od opaco.
La mostra si apre proprio con un gruppo di importanti opere realizzate su carta di grande rilevanza e ritrovate solo dopo la morte dell’artista che forniscono precise e dettagliate indicazioni sul suo percorso creativo, che unitamente ad altre opere del dopoguerra, come “Studi di Figura”, (1945-1946) ed una serie di “Teste” (1949), nella loro drammaticità, premetteranno una delle tematiche più affascinanti dell’artista, come quella dedicata ai papi; che si aprirà tra il 1950 ed il 1960, quando il simbolismo di Bacon comincerà ad attenuarsi ed i soggetti rappresentati nei suoi ritratti, diverranno più concreti e reali:  in particolare il papa, l’uomo politico o d’affari.
La maggior parte dei papi dipinti da Bacon, si ispirano all’”Innocenzo X” di Velasquez, che l’artista non ha mai avuto l’occasione di vedere, ma del quale era rimasto impressionato dalla sua perfezione  e personaggio con il quale si è confrontato almeno una quindicina di volte; realizzando alcuni dei capolavori assoluti, non solo della sua produzione, ma dell’arte moderna, con delle opere nelle quali la figura e l’immagine del papa assurgeva a metafora della condizione umana, quasi tra esasperazione e follia.
La parte della sua produzione forse più interessante è quella dei suoi ritratti, nei quali, la bocca urlante di alcuni di loro, come in “Testa VI” , la gabbia di vetro nella quale dietro sbarre di ferro vengono racchiusi papi, o gli uomini politici ritratti mentre gesticolano e urlano, preannunciavano un rapporto dell’artista quasi sempre mediato dall’uso di riproduzioni fotografiche, tratte da repertori di ogni genere; come ad esempio, dalle tavole fotografiche di “The Human figure in motion e Animals in motion, classici album dell’epoca vittoriana, dai quali trarrà pose in ogni possibile atteggiamento e fissati in momenti successivi agli stessi in azioni; come in “Due figure” (1953) ed in “Bambino paralitico che cammina a quattro zampe” (1969).
Un pittore nelle cui opere traspaiono le sue sofferenze più intime, specchio di un malessere della società moderna dell’epoca in cui visse; laddove ciascuno potrà rilevare le sue profonde contraddizioni nei suoi inquietanti autoritratti, in quegli eleganti uomini comodamente seduti su una poltrona dalla faccia deturpata; dei quali lui diceva: “Vorrei che i miei quadri apparissero come se un essere umano fosse passato sopra di essi”.
Autoritratti che sono il sintomo del suo masochismo, dei suoi disturbi psichici e della sua passione quasi morbosa per le mutilazioni e per le deformità; come se volesse lanciare un grande “urlo” come quello di Klimt, per manifestare all’umanità quel suo grande disagio universale.
Nelle sue opere degli anni cinquanta, ed in particolare una serie di otto tele ispirate dal dipinto di Van Gogh, “Autoritratto”, l’artista riprenderà dalla tavolozza del grande pittore olandese, le colorazioni dei gialli, arancio, e rossi, illuminando espressionisticamente la scena, che dagli spazi chiusi ora si svolgeva all’aperto, con fondi di paesaggio; visione carica di pathos e di scene di panico importati anche da altri modelli di pittori tardottocenetschi nordici come Munch ed Ensor.
Nei ritratti di Bacon i personaggi cominceranno, poi, a perdere quella connotazione di spettralità, con volti argentati e sfocati, corpi che svanivano, per apparire in uno spazio meglio definito ed illuminato, acquistando una loro solidità e volume , unitamente ad una loro maggiore espressività; come nei ritratti dei cari amici “Ritratto di George Dyer in uno specchio” e del grande pittore Lucian Freud; fino agli ultimi periodi della vita dell’artista nei quali, il suo carattere furioso e visionario, venne temperato da una meno appassionata concezione della vita, riducendo all’essenza del racconto, a volte con poche macche di colore raggruppate e rapprese su di uno sfondo piatto ed incolore. 
Questa mostra rappresenta forse una occasione unica per ripercorrere con il grande artista Bacon le tappe artistiche della sua concezione drammatica della condizione umana, attraverso materiale inedito, che, inserito nel contesto della ricostruzione del suo atelier, consentirà di comprendere il travaglio interiore di un personaggio artistico, determinato dal suo egocentrismo e manifesta omosessualità; non molto lontano dalle tante problematiche di diversità che ancora oggi accompagnano ed attanagliano la condizione umana nella sua parte più recondita e non unanimamente accettata.
Una occasione per il visitatore di vivere con l’artista le contraddizioni derivate anche dall’adozione di una tecnica pittorica che, anche se di altissima qualità, mostra, attraverso la calcolata composizione delle forme, sospese in uno spazio cui sembra essere stata tolta l’aria, come un autoritratto o un ritratto possano mostrare una tensione boccheggiante dell’essere, che promana dai corpi che si contorcono in smorfie, o sdoppiamenti di piani prospettici di porzioni del volto, come constatazione di una contraddizione vissuta tra la lucida constatazione della realtà anche se frustrata e l’anima.