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Anno 8
Numero 23
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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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GIAN LORENZO BERNINI e la Cappella de Sylva a
Sant'Isidoro a Roma
Antonia Bonomi
La Cappella De Sylva a
Sant'Isidoro, per quanto il nome di Gian Lorenzo Bernini appaia nella parete di
destra con l'iscrizione "all'ingegno immortale del Cavalier Bernini"
ed esistano disegni preparatori del maestro, dalla critica è stata sempre
trascurata poiché considerata
"opera di bottega".
Nella primavera del 2002, con la sponsorizzazione della Federazione Nazionale
Tabaccai, sotto la direzione di Angela Negro, della Soprintendenza per i Beni
Artistici, Storici e Demoetnoantropologici di Roma e del Lazio, Antonio Luzi e
Luigi De Cesaris hanno provveduto al restauro del monumento, riportando
l'insieme a quello che era l'impianto
iniziale voluto dal Bernini e restituendogli la sua prerogativa di "bel
composto" tipicamente berniniano, anche se le opere sono state realizzate
da artisti della cerchia del maestro.
Uno dei passi più importanti del restauro è stato togliere i due corsetti di
bronzo con i quali la pruderie ottocentesca aveva ricoperto le nudità di due
delle quattro Virtù che decorano
la cappella: la Verità e la Carità. Come ha detto la dott. Negro nel corso
della
presentazione ufficiale del restauro, il timore era che i bacchettoni si fossero
spinti a scalpellare la parte di opera sottostante i bustini, come era accaduto
per il sesso di uno dei putti reggicornice dell'altare cui era stato aggiunto
una sorta di "pannolone" in stucco. Invece, le due opere erano integre
e dopo un intenso lavoro di ripulitura sono state restituite alla vista in tutto
il loro splendore. Inoltre, nelle pareti retrostanti i monumenti e coperte da
una ridipintura nera tipo finto marmo, è emerso un cielo azzurro percorso da
putti nudi attribuibili a Giacinto Gimignani per la parete di destra e, forse,
Gauillaume Courtois per la parete di sinistra, restituendo la decorazione
pittorica che il Bernini volle.
L'insieme è di grande suggestione, un'armoniosa fusione di scultura, pittura,
marmi preziosi e stucchi che dilata l'angusto spazio della cappella e la
destinazione, funeraria, si alleggerisce diventando un prezioso scrigno dove le
immagini dei defunti, più che apparire dall'oltretomba, sembrano affacciarsi
dal palchetto di un teatro, con le Virtù che sollevano un velo più che un
sudario.
La chiesa di Sant'Isidoro,
il Cavalier de Sylva e Gian Lorenzo Bernini
La costruzione della chiesa di Sant'Isidoro fu iniziata nel 1621 e affidata
da papa Gregorio XV Ludovisi ad un gruppo di francescani scalzi spagnoli. Nel
1622 Giovanni Antonio Orsini cedeva ai medesimi il terreno, detto campo dei
cardi, in quella che era ancora una zona semi agreste. L'architetto incaricato
era Antonio Casoni. Nel 1624 i frati spagnoli furono spostati all'Aracoeli,
lasciando il tempio in gran parte incompiuto. L'anno seguente subentrarono
i francescani irlandesi, perseguitati in patria, e Luca Wadding, che aveva
compiuto la formazione teologica in Portogallo, conseguito il dottorato a
Salamanca e faceva parte della delegazione inviata a Roma per promuovere il
culto dell'Immacolata Concezione, fu incaricato di completare l'opera dedicata
al santo protettore degli agricoltori e di Madrid. La consacrazione, malgrado i
finanziamenti delle nobiltà spagnole e italiane, si ebbe nel 1686, nel 1704 fu
aggiunta la facciata ornata da statue e stucchi dall'architetto Carlo
Bizzaccheri.
Nel 1662, la cappella che doveva essere del giurista spagnolo Alfonso Manzanedo
de Quinones, gran promotore della causa di Santa Teresa d'Avila, passa al
portoghese Rodrigo Lopez de Sylva, cavaliere dell'Ordine di san Giacomo. Non si
sa esattamente quale attività svolgesse questo personaggio, si ipotizza avesse
un certo peso diplomatico presso la corte pontificia e che disponesse di larghi
mezzi.
Quali erano i suoi legami con Gian Lorenzo Bernini? Rodrigo, o Rui secondo
alcuni documenti, alloggiava in via della Mercede, nello stesso palazzo dove il
Bernini viveva con la numerosa famiglia e aveva lo studio. Solo un rapporto di
amicizia poteva far accettare all'impegnatissimo artista la progettazione di una
piccola cappella, e da "progettazione" sono le cifre esigue che nei
Libri Mastri del Banco di Santo Spirito si trovano versate dal de Sylva al
Cavalier Gian Lorenzo Bernini, mentre non ci sono tracce dei pagamenti fatti
agli altri.
Bernini prepara dunque l'impianto, Paolo Naldini prepara ed esegue la parete di
destra, con la Pace e la Giustizia, Giulio Cartari la parete di sinistra con la
Verità e la Carità che saranno oggetto di censura nel 1863, e i putti che
sostengono la pala d'altare dell'Immacolata, opera Carlo
Maratta.
Nel 1663 i lavori della cappella s'interrompono, mancano i ritratti dei defunti,
e per sessant'anni resterà incompleta. È nel 1722 che Juana de Sylva, nuora di
Rodrigo, verosimilmente la porterà a termine inserendo i bassorilievi rappresentanti
i suoceri, se stessa e il marito e due tondi raffiguranti altri membri della
famiglia, opera di ignoti.
Testo e fotografie sono tratti
dal catalogo di Campisano Editore
per informazioni campisanoeditore@tiscalinet.it
Riprese fotografiche di Mauro Coen
Foto di copertina e particolari di Araldo De Luca
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