CIAMPINO ARCHEOLOGICA

L’Apollo Pizio ed i reperti dalla contrada Marcandreola

Silvia Aglietti, Agnese Livia Fischetti, Dario Rose

Vengono esposti fino al 30 gennaio 2011. L’evento si incentra su un’area del territorio di Ciampino, la località Marcandreola, tra le più significative dal punto di vista archeologico, oggetto di numerose campagne di scavo: quelle condotte da Boccanera alla fine dell’Ottocento, seguite per conto del Ministero da Rodolfo Lanciani, e le recenti della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio, iniziate nel 2005 e connesse sia ai lavori per la realizzazione del sottopasso dell’Acqua Acetosa, sia a indagini preliminari in proprietà private limitrofe.

Dall’area provengono manufatti appartenenti alla lussuosa villa di Quinto Voconio Pollione, a contesti necropolari connessi al passaggio della via Castrimoniense, e cultuali che, insieme ad importanti opere infrastrutturali di recente emerse, su tutte una grande cisterna trapezoidale e due tracciati stradali, ci permettono di definire meglio il quadro dell’insediamento nel territorio in età antica.
L’esposizione è perciò scandita in tre principali tematiche – l’aspetto sacro, la villa e l’aspetto funerario – nelle quali convergono e si fondono i reperti emersi nel corso di indagini tanto distanti nel tempo.

La presenza di un culto nell’area, già documentata negli scavi ottocenteschi, è ribadita da alcuni dei rinvenimenti recenti. Materiali pertinenti una stipe votiva di età repubblicana, rinvenuti in giacitura secondaria in uno strato di deposito che obliterava uno dei tracciati stradali, sono la testimonianza della presenza di un luogo sacro, seppur allo stato attuale delle ricerche non rintracciabile, riferibile ad un periodo compreso tra la fine del IV sec. a.C. a tutto il III sec. a.C..

Ne fanno parte le ceramiche miniaturistiche (nn. 2-7, 14), due bronzetti rappresentanti Ercole (nn. 8-9), alcuni votivi anatomici (nn. 1, 17-18) e altri materiali spesso associati alla sfera del sacro, come gli skyphoi sovradipinti (nn. 10-11), le lucerne (nn. 12-13), le piccole figure femminili di terracotta (n. 15) ed i piattelli Genucilia (n. 16). L’esistenza nell’area di un luogo di culto dedicato ad Ercole, divinità legata alle attività mercantili della transumanza, può avere la sua giustificazione nella presenza, a poca distanza dal sito, dell’incrocio della via Castrimoeniense con l’antichissimo asse di transumanza ripercorso dalla via Cavona. Connessi con un edificio sacro, ancora non identificato topograficamente, sono i materiali architettonici in peperino (nn. 22-28), rinvenuti nel riempimento della grande cisterna del sottopasso, datati tra la fine del II sec. a.C. ed il I sec. a.C.. Ad un diverso culto, più recente, sono invece relativi alcuni materiali marmorei: nelle campagne del 1884 si rinvennero una epigrafe con dedica ad Iside e Serapide (n. 19) e antefisse marmoree con urei (n. 20), albogalero (n. 21) o bucrani, che testimoniano la presenza nel II sec. d.C. di un edificio legato al culto delle due divinità egizie.

I materiali della villa provengono per lo più dagli scavi ottocenteschi, nel corso dei quali fu indagato esclusivamente il settore abitativo. Per l’esposizione sono stati scelti alcuni degli elementi di arredo: decorazioni architettoniche marmoree (nn. 35, 37, 50-51) e fittili (nn. 29-33, 38-47) e frammenti statuari (nn. 34, 48-49). Sono questi la testimonianza della ricchezza di una residenza di status di età imperiale, appartenuta in una delle sue numerose fasi di vita a Voconio Pollione, condizionata da “mode”, eventi ed “ideologie”, in continuo mutamento dal I secolo a.C., ed in stretto rapporto con il territorio. Centrale nell’allestimento è la statua dell’Apollo Pizio, opera del II secolo d.C., rinvenuta nel corso degli scavi del 1884 insieme a numerosissime altre sculture che, per la sorte comune a molti siti indagati nei secoli passati, furono vendute e in parte valicarono i confini dello stato italiano.

Nella parte conclusiva del percorso sono esposti alcuni dei materiali rinvenuti negli scavi recenti e connessi alla sfera funebre. Si tratta di frammenti di sarcofagi in marmo e di iscrizioni sepolcrali (nn. 52-57), che facevano parte del riempimento della grande vasca, e di quattro cinerari (nn. 59-62), rinvenuti in situ lungo l’asse stradale che limitava la cisterna a sud-ovest. Chiude l’esposizione un’olla d’impasto, utilizzata come cinerario in una sepoltura a pozzetto, attribuibile al Bronzo medio (faces di Boschetto) che attesta la frequentazione dell’asse stradale già dall’XI-X secolo a.C.

Da vedere perché ogni territorio, ogni Comune, ogni pezzetto del nostro paese ha la sua storia da raccontare e che vale la pena di conoscere, specie se raccontata con chiarezza e semplicità (ndr).

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