Collezione Astarita

COLLEZIONE ASTARITA
Dal 1967 un patrimonio culturale mondiale visitabile nel nuovo allestimento dei Musei Vaticani

Almalinda Giacummo

Donata a papa Paolo VI, la collezione Astarita conserva alcune delle opere attiche, etrusco corinzie e corinzie più importanti e famose: dall’anfora attica a figure nere firmata da Exekias sia come ceramista sia come ceramografo con rappresentati Achille ed Aiace che giocano a dadi, alla kylix a figure rosse del Pittore di Edipo, con raffigurato lo stesso Edipo che viandante ascolta l’enigma della Sfinge. Diversi i pittori eponimi rappresentati, artisti il cui nome deriva proprio dal vaso compreso all’interno della collezione Astarita: si tratta, ad esempio, del Pittore Astarita e del pittore di Mario (lo stesso Astarita…).

Ma procediamo con ordine. Il Museo Gregoriano Etrusco è ospitato all’interno del Palazzetto di Innocenzo VIII (1484-1492) e nell’annesso edificio del tempo di Pio IV (1559-1565): vi si trovano affreschi di Federico Barocci e Federico Zuccari (1563) e di Santi di Tito e Niccolò Circignani delle Pomarance (1564). Fondato da Papa Gregorio XVI nel 1837 raccoglie gli oggetti che dal 1828 furono rinvenuti negli scavi delle antiche città dell’Etruria meridionale allora comprese nello Stato Pontificio.

Dal 1870 cessano le competenze territoriali del museo: da allora verrà incrementato con acquisizioni di collezioni archeologiche, tutte di vecchia formazione, come la collezione Falcioni (1898), le donazioni di Benedetto Guglielmi nel 1935 e di Mario Astarita nel 1967, l’acquisto della raccolta Giacinto Guglielmi nel 1987. La prima collezione vaticana di vasi italioti fu quella del napoletano Giuseppe Valletta, confluita nella raccolta del Cardinale Filippo Antonio Gualtieri ed infine acquistata da papa Clemente XII nel 1733. Quindi altre collezioni vennero acquisite nel XVII e XVIII secolo, compresa la Mengs; superato il Trattato di Tolentino, Pio VII ingrandirà ulteriormente la collezione di vasi italioti che sarà poi unificata a quella di vasi greco-etruschi nel 1900. La collezione Astarita occupa la sala XX. Numerosi studiosi si sono occupati dei vasi vaticani: da Filippo Buonarroti e Anton Francesco Gori (XVIII secolo), per arrivare ad Albizzati e J.D. Beazley, colui che ha classificato ed attribuito in base all’interpretazione stilistica ed alla comparazione numerose opere vascolari sia ad artisti precisi sia a botteghe o scuole. Da ricordare ancora A.D. Trendall per i vasi italioti ed etruschi e le recenti opere di Iozzo, per la ceramica attica a figure nere, Buranelli, collezione Giacinto Guglielmi, e Masci, sulla raccolta vaticana e la storia del Collezionismo.

I lavori appena terminati hanno riguardato sia le pavimentazioni sia le vetrine, oggi con piedistalli interni singoli per ogni vaso che riceve così il suo allestimento “privato”: all’altezza ottimale per la visione sia da parte di un pubblico generale sia da parte di specialisti, anche se la visione completa dell’opera in ogni parte esterna è comunque riservata alla maggior parte degli elementi, non a tutti.
La collezione Astarita ammonta a circa 900 reperti fra vasi interi e singoli frammenti, raccolta fra gli anni ’10 e ’20 del novecento: “Mario Astarita era tal fine conoscitore dell’arte antica, ed attica soprattutto, da aver acquistato il cratere tardo corinzio con raffigurata l’ambasceria di Odisseo e Menelao a Troia nel tentativo di riavere indietro Elena” (Paolucci –Pantanella 2009).

Pregevole l’applicazione alle pareti degli scuri lignei originali che chiudevano le finestre presenti: decorati inizialmente nel cinquecento con paesaggi, grottesche e le piume di struzzo medicee, e ridecorati nel XVIII secolo con soggetti astronomici.
Da vedere perché il Museo Gregoriano Etrusco conserva capolavori unici al mondo, la cui sola visione lascia sempre qualcosa in chi li osserva: stupore, domande, ammirazione, curiosità.

In un tempo in cui tutto sembra essere fugace, reperti di tale bellezza e di tale antichità, ben conservati, restaurati ed esposti sono la risposta migliore a chi dice che “…la cultura non si mangia”, una cultura da cui deriva però ogni nostro concetto, dal Bello, al Buono, al Vero, al Falso, al Giusto allo Sbagliato. Da cui deriva ciò che siamo.

Tutte le immagini sono proprietà dello Stato della Città del Vaticano (©Musei Vaticani).

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