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Direttore responsabile
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| ERNEST MILLER HEMINGWAY: una vita spesa
per dimostrare a se stesso di essere un fallito
Antonia Bonomi |
Il Cancro del segno natale è presente nelle descrizioni dei fiumi, della pesca, della sua terra, nei racconti che parlano della sua infanzia, nei titoli che parlano di sole, torrenti, montagne, mare: la natura era la sua vera passione. Che sia nato reporter narratore lo indicano Mercurio e Nettuno in sestile. Nettuno nei Gemelli lo inclina allo scrivere, al raccontare prendendo da sé, narcisisticamente, ricamando sulle proprie emozioni o quelle che sarebbero state le sue emozioni se fosse stato il personaggio. Era un grande egoista e degli altri, tutto sommato, non gliene importava niente. Per tutta la vita ha girato attorno a se stesso, in contemplazione di se stesso: i suoi personaggi erano le sue sole creature perché erano suoi cloni, maschi e femmine. Non era in buonafede, poiché l'istinto a mentire, abbellire o drammatizzare, era forte. Era un istrione, vanitoso e capriccioso, si sentiva perennemente frustrato anche dal fatto di non essere "coraggioso" in modo estremo. Partecipava alla guerra, amava le corride, descriveva toreri, scene cruente, la caccia grossa, la morte ma sempre da spettatore: lo attiravano, ma sapeva d'essere troppo intelligente, troppo razionale, anche troppo vigliacco per passare all'azione vera e propria. Inseguiva la morte, ma era anche un atteggiamento, perché faceva "tendenza" e il suo fiuto Cancerino non falliva. Era un pigro che voleva sempre essere in un luogo diverso da quello in cui si trovava, ma non è che il continuo viaggiare lo placasse. Era psicologicamente instabile, con qualche mania di persecuzione, aggravata, sempre per l'opposizione Saturno- Nettuno, da vizi vari attraverso i quali tentava di colmare i vuoti, di superare le incertezze e lo scontento cronico. Che derivavano anche dall'amore-odio nei confronti delle donne e dall'attrazione che esercitava su di lui l'omosessualità, anche come timore recondito. Se si fosse preso un po' meno sul serio nel suo ruolo d'esponente della "generazione perduta", il mondo avrebbe avuto comunque un grande scrittore, perché la stoffa c'era, e lui sarebbe vissuto più serenamente. In fondo amava la vita, ma provava un gusto sovrumano a complicarsela. |