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Anno 9
Numero 22
Direttore responsabile
Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
IL
MUSEO FAZZINI NELLA CITTA’ DI S. FRANCESCO
Sculture e disegni dell’artista marchigiano trovano casa ad Assisi
Michele
De Luca
Lo splendido ed armonico Palazzo del Capitano del Perdono in Assisi, oggi
sito UNESCO e quindi considerato “patrimonio dell’umanità”, sorge nello
spazio di pertinenza della Basilica di Santa Maria degli Angeli costruita, nella
seconda meta del sec. XVI, sulla antichissima
chiesetta francescana della Porziuncola. Il
nome originario della piazza, oggi intitolata a Garibaldi, era proprio quello
della Porziuncola dove, dalla metà del secolo XIII, ogni due agosto, una
moltitudine di pellegrini sostava attorno alla solitaria chiesetta per
rammemorare il privilegio del Perdono ottenuto da S. Francesco nel luogo in cui,
dopo il vagabondare dei primi anni, scelse di fondare l’Ordine dei frati
Minori. Nel Trecento, assumendo la grande sagra del Perdono la consistenza e la
forma di una vera fiera, fu necessario provvedere alla vigilanza mediante una
magistratura speciale che faceva capo al Capitano del Perdono.
Questo vero e proprio tesoro del patrimonio
architettonico assisiate è divenuto ora la prestigiosa sede del “Museo Pericle Fazzini”, grazie ad una attenta e
sensibile sistemazione degli spazi a disposizione progettata dall’architetto
Alberto Zanmatti con la
collaborazione degli architetti Cristina e Andrea Piatti. La struttura, che
viene così ad arricchire ulteriormente l’interesse culturale e il richiamo
turistico per la città di San Francesco, accoglie cinquanta opere fondamentali
dell’artista marchigiano, nato a Grottammare nel 1913 e scomparso a Roma nel
1987 (dall’Autoritratto, 1931, legno, a
Figura che cammina, 1933, legno; da Giovane
che declama, 1937-1938, legno, a Ragazzo
con i gabbiani, 1940-1944, legno; da Il
fucilato, 1945-1946, bronzo, a Sibilla,
1947, bronzo; da La creazione,
1950-1955, legno, a Ragazzo che pensa,
1957, bronzo; da Donna con drappo,
1960, bronzo, a Onda n. 1, 2, 3,
1968-1969, legno; da Donna che si asciuga,
1973, bronzo, a
Bozzetto per Cristo risorto,
1970-1975)
tali da coprirne l’intero percorso espressivo e, nell’ambito di una
inscindibile necessità didattica, capaci di rendere evidenti i vari momenti di
una intera stagione creativa in più di mezzo secolo di ricerca plastica a
livello europeo.
Per rendere ancora più completa e accattivante questa scelta, il Museo,
nato da una idea di Gianni Ferrazza e Claudio Speranza, gestito dalla Fondazione
Fazzini e curato da Giuseppe Appella, viene dotato di una presenza
selezionatissima di disegni, quasi sempre legati alla nascita delle relative
sculture, e di un percorso di immagini e documenti che, oltre a rileggere in
cronologia la vita di Fazzini, illuminano buona parte dei diversi aspetti della
cultura del Novecento. Non viene tralasciato, inoltre, il contesto in cui nasce
il Museo e il lungo rapporto di Fazzini con Assisi e la figura di S. Francesco.
Infatti, faranno stabilmente parte della raccolta S. Francesco parla e accarezza il lupo, 1939, legno, e il Bozzetto
per il monumento a S. Francesco, 1981, bronzo, oltre a una serie di piccole
sculture, progetti, disegni e incisioni legati al Santo.
Come ci dice Appella, il Museo (che dispone di un Comitato Scientifico
composto insieme a lui da Pier Giovanni Castagnoli, Michele D’Elia, Fabrizio
D’Amico e Rosalba Zuccaro) “nasce con l’intenzione di sviluppare intorno a
Fazzini una serie di iniziative a periodicità stagionale, utili per chiarire,
attraverso una serie di piccole ma precise mostre accompagnate da altrettanti
cataloghi monografici pubblicati da De Luca Editori, i rapporti di Fazzini con
la scultura europea, da Martini a Rodin, da Bourdelle a Maillol, il suo impegno
nella pratica del gioiello, della medaglia e della grafica, i progetti non
realizzati, le particolarità delle sue fusioni, le abituali frequentazioni del
suo studio”.
La prima mostra del ciclo, aperta fino al 16 settembre 2006, è dedicata
a 58 “Piccole sculture” di Fazzini, eseguite in cera, in bronzo, in oro e in
argento nell’officina di via Margutta, tra il 1948 e il 1986, sempre con
l’intenzione di studiare il movimento generale delle figure concentrate sugli
elementi essenziali che danno impulso a una attitudine innata: innestare la
forma nello spazio senza sacrificare quella concezione unitaria dell’immagine
semplice, spontanea, affidata a una poetica interna che ha radici nella terra.
Ripetizioni, correzioni, lacerazioni, esaltazioni,
sono tutte negli atleti, nei ginnasta, negli acrobati, negli angeli,
nelle danzatrici, nei cavalli imbizzarriti, nei ragazzi e nelle figure femminili
che di anno in anno mettono in luce l’evoluzione naturale del suo mondo, la
costante ricerca di forme superstiti. Lo
stesso Fazzini, nel 1984 dichiara: “Queste piccole sculture sono state molto
importanti per me. Mi ci dedico costantemente, tornando spesso su figure che ho
fatto molti anni fa, perché il mio lavoro è un continuo tornare alle radici.
Non sono meno importanti per le loro dimensioni. Cerco di risolvere ogni
volta un problema nuovo, e lo spazio che vedo a poco a poco diventa
infinito”.
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