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Anno
11
Numero
7

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

Cultura

 

SI RITROVA  PARTE DELLA FORMA URBIS
Presentati al grande pubblico gli ultimi recuperi del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri 

Almalinda Giacummo 

Una nuova operazione del Reparto Operativo del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha permesso il recupero di un totale di 618 opere d’arte rubate nel corso degli anni dal territorio laziale, portando per certi versi anche alla scoperta da parte dei più di reperti importantissimi quale la Forma Urbis. In Effetti, i recenti ritrovamenti hanno permesso il recupero di parte di una copia settecentesca della grande planimetria della Roma imperiale voluta dall’imperatore Settimio Severo (203-211 d.C.) e posta in verticale su una parete del Tempio della Pace nell’ambito dei Fori Imperiali: si tratta oggi della parete in mattoni alta circa 18 m che si trova fra la chiesa dei santi Cosma e Damiano e la basilica di Massenzio, sulla stessa via dei Fori imperiali. Qui era collocata in verticale la gigantesca planimetria della Città Eterna e si scorgono ancora chiaramente i fori per i perni metallici di sostegno delle 151 lastre marmoree, per una larghezza di 18 m circa ed un’altezza di 13, in totale 235 metri quadrati.
Forma UrbisIl frammento originale era stato rinvenuto nella metà del 1500 e andato poi perduto, previa documentazione in alcuni disegni del Codice Vaticano Latino 3432. Il frammento recuperato conserva parte della planimetria del tempio di Minerva Chalcidica, o Portiera, il cui nome derivava dalla posizione che l’edificio aveva davanti al complesso della Porticus Divorum, realizzata da Domiziano in onore del padre Vespasiano e del fratello Tito divinizzati. Il tempietto, di forma circolare, doveva trovarsi nell’area occupata attualmente dalla chiesa di Santa Marta, in piazza del Collegio romano, ma oggi non resta nulla di visibile. La particolare venerazione di Domiziano per la dea Minerva ne fa il più probabile artefice dell’intero complesso il cui ricordo passò poi alla vicina chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Il frammento risultava irreperibile dal 1996, epoca in cui sia l’originale sia la riproduzione dovevano essere trasferiti dal Museo di Roma Palazzo Braschi, ove erano riparati nelle soffitte su grandi tavoloni di legno, al magazzino dell’Antiquarium Comunale del Museo della Civiltà Romana. E’ possibile che la data della scomparsa sia da ricondurre ad un periodo compreso tra il 1929 ed il 1930.
Tra i 618 reperti archeologici ne sono poi stati recuperati altri di eccezionale importanza storico-artistica: una statua funeraria femminile acefala, con mantello in nenfro del I secolo a.C., forse proveniente dall’antica Lavinium; un blocco in travertino di epoca tardo repubblicana con un’iscrizione che menziona una via porticata che conduceva al Foro romano; un cippo di epoca imperiale con dedica in latino a Giove Sabazio ed una lastra in marmo con dedica in greco a Eracle, figlio di Zeus.
Questa nuova serie di reperti continua a far parlare in Italia e nel mondo del nostro grande patrimonio artistico, nonostante molti voci stonate continuino a “SPARARE” sulla cultura definendola il male del progresso, “quattro sassi” che impediscono lo sviluppo delle città e delle infrastrutture, un problema per la viabilità e chi riesce a trovare altre sciocchezze le aggiunga pure. Ma se per parlare di noi bisogna solo citare il matrimonio di un noto presidente con un’italiana fuoriuscita o l’ennesimo tonfo dell’ennesimo governo, allora forse è meglio che tutti tacciano e ci lascino nell’oblio. GASP!