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Antonia Geninazza
Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la
riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.
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Cultura
Futurismo
- Moda – Design
La ricostruzione futurista dell'universo quotidiano,
in mostra a Gorizia, Musei Provinciali, fino al 1 maggio
Se l'abito non fa il monaco, certo fa il Futurista. Ne era ben convinto Giacomo
Balla: "si pensa e si agisce come si veste", scrisse nel suo Manifesto
per il vestito antineutrale del 1914.
Così giù picconate ai simboli stessi del decoro maschile: demolita la
simmetria delle giacche,
ficcati in un dimenticato cassetto i colori nero e marrone d'ordinanza, via
libera a panciotti che sono un tripudio di colori a scarpe e sciarpe
pluricolorate. La cravatta, aboliti i nodi scorsoi "da impiccato",
diventa oggetto di un apposito Manifesto futurista sulla cravatta italiana.
Intanto Thayaht inventa la "tuta", dall'aggettivo "tutta"
cui viene tolta una T, lettera che rappresenta graficamente il semplice taglio
bidimensionale di un nuovo capo di vestiario che si vuole alla portata di tutti,
confezionabile in casa. Un abito universale in grado di sostituire un intero
guardaroba, sia in versione maschile che femminile. Futuristi sono anche gli
ombrelli (in mostra tre di rarissimi), le borsette, i cappelli, ma non la
biancheria intima perché, costringendo il corpo, dai futuristi era aborrita.
Alla moda e alla "Ricostruzione futurista dell'universo quotidiano",
meglio domestico, i Musei Provinciali di Gorizia dedicano una originalissima
esposizione curata da Raffaella Sgubin e Carla Cerutti, che sarà allestita al
Museo della Moda e delle Arti Applicate dei Musei Provinciali dal 19 dicembre al
primo maggio.
Ad essere esposti saranno un centinaio di pezzi originali, alcuni dei capi in
mostra sono concessi da coloro che oggi fanno la moda: Laura Biagiotti Cigna
oppure Ottavio e Rosita Missoni, ad esempio, collezionisti di vestiti futuristi.
Roberto Capucci, a conclusione della rassegna, è presente con un'anteprima del
suo abito-omaggio al Futurismo.
Ma la mostra, come indica il sottotitolo - che fa riferimento all'ennesimo
"Manifesto" quello dedicato a "La ricostruzione futurista
dell'universo" firmato nel 1915 da Balla e Depero - non si ferma alla moda.
Indaga infatti anche il mondo delle cosiddette arti applicate, oggetti ed arredi
della quotidianità. Oggetti tutt'altro che secondari dato che attraverso loro,
la rivoluzione modernista proclamata dal movimento può avere una diffusione più
estesa
e capillare, entrare a far parte della realtà, del vissuto. "Quegli
uomini - scrive Marinetti riferendosi alle esperienze moderniste
internazionali - hanno finalmente la gioia di vivere fra pareti di ferro.
Hanno mobili d'acciaio, venti volte più leggeri e meno costosi dei nostri. Sono
finalmente liberati dall'esempio di fragilità e di mollezza debilitante che ci
danno il legno e le stoffe coi loro ornamenti agresti". Non è un caso,
infatti, che vi sia un gran proliferare di Case d'Arte, da nord a sud, negli
anni Dieci, Venti e Trenta: da Balla a Prampolini, a Depero, a Giannattasio,
Tato, Rizzo, Corona, Dal Monte, Diulgheroff, Andreoni, Pizzo e Azari. La loro
produzione è vasta, varia e diversificata, per quanto omogenea nello stile: dal
mobile al componente d'arredo, agli arazzi, alle stoffe, ai pannelli decorativi,
ai tappeti, alle ceramiche, ai metalli, nel tentativo di ridare dignità
artistica all'oggetto d'uso. La trasposizione della dinamicità dalle arti
figurative a quelle decorative investe sia le forme che le decorazioni,
improntate su plastiche combinazioni astratte cinetiche. I risultati variano da
tipologia a tipologia, a seconda dei materiali utilizzati e dell'artista stesso.
Balla è, infatti, più dinamico, Depero apparentemente più statico ma comunque
vitale grazie al suo colorismo rutilante, Prampolini più severo e modernista.
Se la produzione ceramica, sviluppatasi soprattutto ad Albisola, grazie ai
fratelli Torido e Tullio Mazzotti, è sicuramente quella più conosciuta e
rappresentativa del movimento, con esempi calzantissimi come l'alzata
destrutturata di Diulgheroff e Tullio d'Albisola, non sono da meno i mobili, per
lo più in legno dipinto, dove la decorazione è solitamente più
"futurista" della forma, fatta eccezione per qualche esempio di Balla
e di Depero (si pensi alle seggioline rosse del Cabaret del Diavolo) e per il
sorprendente tavolino "readymade" di Thayaht. Interessante anche il
capitolo delle stoffe e degli arazzi, dove la tecnica a tarsia di panno, diffusa
da Depero e dalla sua Casa d'Arte in Rovereto, trova applicazioni mirabili in
diversi artisti-artigiani, come la veneziana Bice Lazzari, pittrice e
decoratrice, abilissima nella tessitura al telaio e nella realizzazione di
arazzi e cuscini in panno Lenci tagliato e ricucito.
La mostra rientra nel Progetto "Gorizia. Futurismi di Frontiera"
congiuntamente promosso a Gorizia da Provincia, Comune e Fondazione Cassa di
Risparmio. L'esposizione è stata promossa dalla Provincia di Gorizia con il
contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio del Comitato
Nazionale per le Celebrazioni del centenario del Manifesto futurista.
FUTURISMO - MODA - DESIGN
LA RICOSTRUZIONE FUTURISTA DELL'UNIVERSO QUOTIDIANO
Gorizia, Musei Provinciali, 19 dicembre 2009 - 1 maggio 2010
Borgo Castello 13
Per informazioni: Musei Provinciali di Gorizia
Telefono: 0481 547541/ 547499
HYPERLINK
"mailto:musei@provincia.gorizia.it"
musei@provincia.gorizia.it
orari: 10-19. Chiuso il lunedì
Ingresso: 3,50 intero, 2,50 il ridotto. Presentando alla cassa il biglietto
delle altre mostre del progetto "Futurismi di Frontiera" si ha diritto
all'ingresso ridotto.
Catalogo: edito dai Musei Provinciali di Gorizia
Ufficio stampa: Studio ESSECI - Sergio Campagnolo. Tel.
049 663499; email HYPERLINK
"mailto:info@studioesseci.net"
info@studioesseci.net; sito: www.studioesseci.net
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