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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

FRANCESCO HAYEZ il "fotografo" dei personaggi famosi dell’Ottocento e il pittore dei più celebri quadri dedicati agli innamorati

Antonia Bonomi

Il 10 febbraio 1791, la data è fornita dallo stesso artista, Francesco Hayez nasce a Venezia, nella parrocchia di Santa Maria Mater Domini. È l’ultimo dei cinque figli di Giovanni, originario di Valanciennes, e di Chiara Torcella, nativa di Murano. La famiglia è poverissima e il piccolo Francesco viene affidato a una sorella benestante della madre, moglie di un commerciante d’arte che possedeva una discreta galleria di dipinti. A sei anni il piccolo manifesta già una naturale inclinazione al disegno. Lo zio lo affida a un restauratore perché impari il mestiere. È un breve periodo. Adolescente passa per tre anni nella scuola del Maggiotto. Con un amico frequenta assiduamente la galleria del palazzo Farsetti, che ospita una grande collezione di gessi statuari tratti dai modelli dei musei di Roma. Francesco si esercita con questi modelli per tre anni circa.

Nel 1803 segue un corso di nudo nella vecchia Accademia e sotto la guida di Lattanzio Querena comincia ad usare i colori.
Nel 1806 viene ammesso ai corsi di pittura della Nuova Accademia di Belle Arti, appena costituitasi. Il suo maestro è Teodoro Matteini.
Nel 1809 partecipa ad un concorso per tre posti di alunnato a Roma, indetto dall’Accademia di Venezia. Il concorso è affollato, ma Francesco vince il premio consistente in una pensione atta a mantenerlo agli studi a Roma per tre anni.

Il primo anno si svolge sotto il patrocinio di Antonio Canova, che lo prende a benvolere e che sarà il suo principale protettore. Francesco visita tutto ciò che è visitabile, copia appassionatamente gli affreschi di Raffaello nelle stanze Vaticane. Lavora, studia, si reca a Tivoli per riprendere le antichità e prende alloggio nel tempio della Sibilla, intanto fa amicizia con altri pittori che diventeranno famosi come Pinelli e Ingres. Il suo studio a Roma? A palazzo Venezia! Nel 1813 vince un premio di nudo, si dice grazie all’appoggio del Romeo e GiuliettaCanova. Nel 1814, a causa di una questione di "donne", viene aggredito e leggermente ferito, i suoi protettori lo mandano a Napoli, in attesa che si calmino le acque, e riceve commissioni da Gioacchino Murat. Ritorna a Roma e si fidanza con Vincenza Scaccia, di ottima famiglia borghese, che sposa nel 1817. Riceve commissioni per affreschi destinati alle stanze della futura imperatrice Carolina di Baviera, viaggia per l’Italia del Nord, lavora e affresca case patrizie.

Nel 1820 espone a Milano ed ha occasione di conoscere i protagonisti della vita milanese, compreso il Manzoni, ne ricava numerose commissioni. Ha anche un socio con funzioni di corrispondente all’estero. Torna a Venezia dove mette su studio, nel 1821 torna a Milano ed espone di nuovo, nel 1822 è nominato supplente per due anni all’Accademia di Brera. Si trasferisce con tutta la famiglia da Venezia a Milano, dove prende alloggio in via della Spiga. I suoi lavori, compresi gli affreschi di Palazzo Reale vengono osannati, meritevoli di figurare accanto a quelli dei migliori nomi. I costumi da lui disegnati per una festa del 30 gennaio 1828 restano negli annali della Milano bene.

Nel 1831 riceve la nomina a socio corrispondente dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli. Nel 1836, oltre ad essere ricevuto dall’imperatore e da Metternich, viene eletto membro dell’Accademia di Vienna. Nel 1838 diventa accademico ordinario di Brera.

Nel 1840, va a lavorare a Napoli, impegnato dal principe di Sant’Antimo. Alla moglie, rimasta a Milano, scrive lettere affettuose nelle quali racconta di come ai principi in questione piaccia la sua "finitezza, questa mia delicatezza di cui io stesso si compiaccio". Nel 1848 disegna il medaglione a ricordo delle "Cinque Giornate", nel 1949 gli viene conferita l’onorificenza dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. E tra una nuova cattedra, un viaggio a Vienna per consegnare il ritratto dell’imperatore e ricevere la Corona di Ferro, nel 1855 assume la direzione interinale dell’Accademia di Brera, nel 1860 viene nominato professore dell’Accademia di Bologna, Massimo d’Azeglio gli affida la direzione di Brera,

Nel 1867 rinuncia alla nomina di giurato all’esposizione internazionale di Parigi perché, come scriverà, è vicino agli ottant’anni e di salute cagionevole, deve restare accanto alla moglie, da due anni ammalatissima…

Nel 1868 è nominato cavaliere dell’Ordine Civile dei Savoia, nel 1869 muore la moglie Vincenza, da lui sempre chiamata affettuosamente Cencia. Nel 1873 adotta Angiolina Rossi, nubile, nata nel 1841. Dona alcune delle sue opere a Brera, fa un ultimo viaggio a Napoli, visita ancora una volta Roma, Pisa e Genova, muore il 21 dicembre del 1882 carico di anni e di onori.

Nel 1890, nella piazzetta di Brera, viene inaugurato il suo monumento, opera dello scultore Francesco Barzaghi, nel 1934 Milano gli dedica una grande mostra al Castello Sforzesco, esponendo 98 dipinti.

La critica è sempre stata molto benevola con Hayez, anche se gli viene rimproverata una certa piattezza e freddezza secondo i dettami classicheggianti, però animata da fluidità coloristica…chiacchiere di critici,il bacio non si può non restare meravigliati davanti ai ritratti di Hayez, che sembrano cogliere gli angoli più riposti della psicologia del personaggio raffigurato. Infatti, la critica è entusiasta del suo modo di rendere la figura umana, in particolare i nudi che rivelano un notevole inclinazione sensuale.

Quanto al riconoscimento ufficiale delle sue opere, e al numero effettivo delle medesime, è di difficile classificazione. Hayez non le firmava sempre e men che meno le datava. A volte, anzi, la data era di quando le donava e non di quando le aveva realizzate. Non solo, aveva l’abitudine di ripetere più e più volte lo stesso soggetto anche a distanza di anni e senza troppe variazioni, a volte neppure una come nei due ritratti di Morosini, realizzati a diciannove anni di distanza e senza una virgola cambiata. Quanto al famoso Bacio, ne dono state fatte più stesure, anche ad acquerello. Ma, tant’è, in una o nell’altra versione ha decorato infinite scatole di cioccolatini da che festa degli innamorati è festa degli innamorati.

Com’era Francesco Hayez DIETRO LO SPECCHIO dell’astrologia?

Aquario, possedeva la Luna nel Toro e Giove nella Bilancia, i due segni "artistici" per eccellenza. Venere nei Pesci accentuava il senso del romantico e la notevole sensualità. Ecco le moltissime donne dipinte, i nudi in abbondanza e per lo più odalische, donne da harem. Era una moda del tempo? Sì, ma andava a fagiolo al pigro Hayez, pigro e maschilista, estimatore del gentil sesso, ma che stesse al suo posto e svolgesse il compito che gli competeva. Ruvido, diffidente ma dotato di senso dell’opportunità e abile nello sfruttare le occasioni, sentimentaloide ma non sentimentale o romantico, intelligente e fortunato, narcisista ma artista. Non avrebbe potuto fare altro che quello che ha fatto. E, parere personale, lo ha fatto benissimo.