Per un’Italia possibile
Per un’Italia possibile
La cultura salverà il nostro paese?
di Ilaria Borletti Buitoni, edito da Mondadori
Per un’Italia possibile La cultura salverà il nostro paese?
Almalinda Giacummo
Ilaria Borletti Buitoni, presidente del FAI, Fondo Ambiente Italiano, dà alle stampe la sua prima opera, riunendo in un volumetto agile tutte le idee e le considerazioni che sono alla base del concetto di cooperazione e vivere insieme propri del FAI.
“Un Paese che riconosce la propria identità culturale è un Paese in cui si vive meglio. Il riscatto può nascere solo dalla bellezza che, nonostante tutto, vince”.
Sebbene l’analisi proposta con parole molto semplici nell’intero volumetto metta a nudo una realtà triste e, ahimè, sotto gli occhi di chiunque nel mondo, questa frase riunisce in sé un concetto che in molti esprimono con tante più parole, a volte astruse.
La preoccupazione per il futuro di noi tutti, per il lavoro, per un debito pubblico enorme, composto da soldi ma anche dall’immagine dell’Italia seriamente compromessa in ogni sua parte, per delle risorse che sembrano non esserci mai ma dall’incremento delle quali si esimono sempre i soliti noti, lasciano credere a molti che l’ambiente, il paesaggio, la cultura nelle sue mille manifestazioni siano un qualcosa in più, di minore importanza, che può stare così com’è, alla mercede di chiunque abbia “bisogno” di un pezzo di terra per fare cassa con la costruzione di palazzi e villette che restano spesso invenduti, di capannoni, di pale eoliche delle cui dimensioni il nostro Paese del Sole potrebbe tranquillamente fare a meno, seguendo l’esempio sia di comuni nostrani, sia di paesi esteri dove il fotovoltaico produce oltre il fabbisogno di ogni singolo impianto.
“L’espansione incredibile dell’industria del viaggio ha messo in evidenza le nostre debolezze, favorendo luoghi certamente meno ricchi dal punto di vista del patrimonio artistico e storico ma meglio capaci di preservarlo e promuoverlo”: per gli addetti ai lavori è purtroppo un dato ovvio. Tutti conoscono Pompei, ed i suoi disastri, ma pochi vengono a vedere Ostia Antica o le decine di siti archeologici considerati minori ma di ugualmente forte impatto emotivo, ad esempio Lucus Feroniae o Helvia Recina: in paesi come la Francia siti di per sé non eccezionali, vengono tenuti e pubblicizzati come unici al mondo ed i turisti accorrono. Prendendo consapevolezza della ricchezza del proprio paese, della propria terra e della sua storia…
“… per mancanza di infrastrutture… perché è venuta a mancare la vocazione alla tutela di molti territori assaliti con il cemento o, peggio ancora, abbandonati con la più colpevole incuria”: alcune delle possibili fonti di occupazione non vengono neppure considerate. Il restauro, la salvaguardia, la custodia, la divulgazione, l’indotto che le stesse generano, nulla di tutto ciò viene messo sullo stesso piano di case e capannoni che, invece, deturpano il paesaggio e hanno un periodo limitato nel loro “portare sviluppo”.
“Il turismo culturale e naturalistico, attento all’ambiente, potrebbe essere una risorsa formidabile in un paese come il nostro se l’obbiettivo di sostenerlo facesse parte di una scelta condivisa e fosse prioritario e non solo appoggiato da disordinati interventi sporadici”. Appunto.
E noi italiani (non tutti ma certamente molti) siamo pieni di difetti: accusiamo sempre qualcun altro per le nostre inefficienze, siamo individualisti e conseguentemente del bene comune, sia esso una struttura o un paesaggio oppure il benessere nel senso più ampio del termine, ce ne infischiamo, ci muoviamo come un sol uomo di fronte alla donazione telefonica per le emergenze, smuoviamo i volontari per le catastrofi, ma non ci scandalizziamo se il patrimonio culturale viene danneggiato o, peggio, distrutto per sempre, senza quindi considerare che alla distruzione di boschi e greti fluviali, possono corrispondere frane ed alluvioni, solo per fare un esempio… Quindi “… nel nostro Paese si sia perpetrato, negli ultimi venticinque anni in particolare, il peggior danno al paesaggio che in qualsiasi altro stato occidentale. Legare questa desolante considerazione ai temi della responsabilità collettiva e della rapacità economica, all’incapacità di percepire tutto il Paese come il proprio…” perché di questo si tratta. Non pensiamo che la strada che sporco con le deiezioni del mio cane non è solo la strada, ma è la mia strada, che quando scarico abusivamente rifiuti lo sto facendo nel mio paesaggio, che quando lascio rifiuti dopo un pic-nic li ritroverò nello stesso posto alla prossima gita fuori porta… e la scusa che non ci sono i secchi per la spazzatura non regge…
I nostri politici, chi ci governa non si occupa del territorio, della cultura e di tutto quanto ciò potrebbe portare al Paese specie in un momento come questo? Dobbiamo essere noi a farglielo notare. Certo, sentire Roberto Cecchi, Sottosegretario di Stato del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del governo Monti, dire che le leggi in materia di tutela ci sono ma che vengono costantemente disattese e che devono essere i privati, fondazioni ed associazioni a farle rispettare fa veramente una brutta impressione, ma è “morale il dovere di gestire un territorio” anche da parte di ogni singolo cittadino, che deve esigere rispetto per sé e per i luoghi che ama e vive.
“La cultura è la chiave per aiutare la nascita di quella consapevolezza non solo di ciò che si è ma di ciò che si potrebbe essere ed è questo sentimento che permette un riscatto anche all’ultimo degli infelici”.
Perché la Convenzione Europea del Paesaggio, firmata nel 2000 a Firenze dice: “il paesaggio svolge importanti funzioni di interesse genarle sul piano culturale, ecologico, ambientale e sociale e costituisce una risorsa favorevole all’attività economica, e che, se salvaguardato, gestito e pianificato in modo adeguato può contribuire alla creazione di posti di lavoro e rappresenta una componente fondamentale del patrimonio culturale e naturale dell’Europa, contribuendo così al benessere ed alla soddisfazione degli esseri umani ed al consolidamento dell’identità europea”. Amen.
Leggere Per un’Italia possibile. La cultura salverà il nostro paese? di Ilaria Borletti Buitoni è un modo semplice per vedere nero su bianco cose che in molti pensano, pochi dicono, tanti cercano di non vedere.
Diversi gli esempi di gestioni virtuose e di collaborazioni fra Stato, enti e privati che sono possibili, oltre ad un viaggio a volo d’uccello perché “… la lista delle opportunità mancate è più lunga di quella degli sprechi…”.
Due chiuse di capitolo rendono un po’ amara questa lettura assai scorrevole: “… che cos’è l’intolleranza se non figlia diretta oltre che di un’immensa stupidità anche di una patologica insicurezza per la quale alla conoscenza e all’orgoglio per il proprio paese si preferiscono un grossolano senso di superiorità e di sopraffazione su chi viene ritenuto altro?”… e … “Solo noi, i cittadini, con un termine un po’ abusato, la società civile, chiunque si spinga oltre l’indignazione ad agire pretendendo da chi abbiamo eletto un’azione degna e volta all’interesse vero della collettività, possiamo cambiare l’attuale situazione”.
Inoltre i proventi vanno per finanziare progetti utili per tutti.
ROMA CAPOMUNNI
Giuseppe Gioacchino Belli
Nun fuss’antro pe ttante antichità
bisognerebbe nassce tutti cquì,
perché a la robba che cciavemo cquà
c’è, sor friccica mio, poco da dí.
Te ggiri, e vvedi bbuggere de llí:
te svorti, e vvedi bbuggere de llà:
e a vive l’anni che ccampò un zocchí
nun ze n’arriva a vvede la mità.
Sto paese, da sí cche sse creò,
poteva fà ccor Monno a ttu pper tu,
sin che nun venne er general Cacò.
Ecchevel’er motivo, sor monzú,
che Rroma ha perzo l’erre, e cche pperò
de st’anticajje nun ne pô ffà ppiú.












