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Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998
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Cultura
LA LUCE DEI ROMANI
esposizione temporanea del Museo archeologico di Verona
fino al 28 settembre 2008
Almalinda
Giacummo
E’
aperta una mostra tematica presso la suggestiva cornice del Museo Archeologico
di Verona, al Teatro romano, che espone, seppur non in una mostra dagli ampi
spazi, 130 lucerne
fra le circa settecento conservate nelle collezioni museali e databili tra il V
secolo a.C. e l’età tardo antica. I luoghi di rinvenimento sono diversi e si
rivelano adatte a spiegare l’evoluzione dell’illuminazione artificiale,
passando da esemplari semplici e “fumosi” ad elaborate strutture
architettoniche adatte a contenere il sego o, per i più ricchi, l’olio di
oliva e lo stoppino per dar vita ad un’illuminazione fioca ma, secondo criteri
più recenti, di effetto romantico. Da notare, però, come gli antichi vivessero
“di luce naturale”, assecondando il sole per lo svolgimento della vita e non
affidandosi ad altro che alla natura e al ciclo biologico
luce-tenebra-luce. Ma anche se l’illuminazione era necessaria, la
distinzione fra ricchi e meno abbienti era sempre presente e le lucerne erano
anch’esse specchio di differenze: terracotta per i più, bronzo e metallo in
generale per pochi eletti, adatti a
pendere la elaborate strutture a rami e bracci, oppure dalle più semplici
catenelle. E se l’uso comune è facilmente intuibile, il loro valore religioso
è duplice: da un lato doveva illuminare la via per l’aldilà, mentre
dall’altro erano sia un’offerta alle divinità sia un modo di far
comprendere come ponendole capovolte all’interno di
sepolture si manifestasse il cambiamento, il rovesciamento della vita e delle
sue costumanze.
Le poche vetrine della mostra sono però esaustive e se all’inizio mostrano in
breve l’evoluzione della lucerna da ciotolina per contenere l’olio e
affumicare chi si trovasse nei paraggi, le altre danno libero sfogo alla
fantasia dei romani, da quelle quadrate a quelle zoomorfe, da quelle con disco
più semplice, magari decorato solamente da motivi vegetali laterali, a quelle
più complessi con la Vittoria che scrive su uno scudo l’augurio per il nuovo
anno contornata da altri simboli beneauguranti; poi le tante divinità del
pantheon romano, Venere, Eros, Mercurio i più conosciuti, ed Acheoloo, una
sirena, un grifone per citare solo alcuni personaggi presenti, i gladiatori ed i
combattenti in generale, animali vari come il cinghiale o i cani. Il
cristianesimo e l’ebraismo sono presenti con lucerne che recano l’immagine
del candelabro a sette braccia o del Chrismon, mentre la vita quotidiana è
rappresentata, ad esempio, da un personaggio che lava e da due donne presso una
fontana.
Una piccola vetrina a parte si occupa di un fenomeno vecchio quanto il mondo: le
falsificazioni e le lucerne non fanno certo eccezione anche se in questo caso
sono “falsi storici”
anch’essi storici perché databili al XVIII e XIX secolo.
Ultima la vetrina con le lucerne marcate dal fabbricante e se FORTIS è la marca
più attestata si difendono bene anche le LUPI.
Nota ludica: sono presenti lucerne così piccole da poter essere interpretate
solo come oggetti pertinenti ad antiche case di bambole e l’amorino che fa
fare la cariola al cane ricorda come giocare sia una prerogativa di tutti,
divinità o meno.
Da vedere perché anche se di ridotte dimensioni i materiali sono ben scelti, ci
sono disegni esplicativi molto utili e non scontate, inoltre il panorama che si
scorge dalle passeggiate del Museo del Teatro è sempre di grande fascino;
peccato il campanile del Duomo… secondo alcuni.
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