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Anno
8
Numero
23

 

Direttore responsabile
Antonia Geninazza

Registrazione Tribunale di Roma n° 542/98 del 18.11.1998

Arcobaleno è una testata regolarmente registrata, ne è vietata la riproduzione, anche se parziale, senza preventiva autorizzazione.

 

 

 

 

 

Cultura

 

MATRIX: dagli schermi alle aule di filosofia 

Marta Stella De Giovine 

Mentre il terzo episodio continua a spopolare nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, Matrix prende il posto dei più grandi filosofi nelle aule americane. “Sebbene l’ultima parte non abbia sollevato tante discussioni filosofiche come le prime due, certamente era presente una sovrapposizione filosofica anche qui”, osserva Theodore Schick, il responsabile del dipartimento di filosofia del Muhlenberg College, Pennsylvania, uno dei tanti professori che hanno deciso di usare esempi di cultura popolare per stimolare gli allievi con nuovi pensieri. L’eterna battaglia fra realtà e illusione, fra  destino e libero arbitrio continua ad affascinare e a far riflettere. Schick è anche uno degli autori di un recente libro, ‘Matrix e la Filosofia’, che all’inizio di quest’anno è diventato un best-seller, in cui si pone il quesito principale: esiste la libertà? Che si sia uomini o macchine, siamo liberi o dobbiamo sottostare ad un ineluttabile destino? Secondo Schick la trilogia di Matrix sottende questioni filosofiche di primaria importanza. La Metafisica si chiede: cosa rende un fatto reale o irreale?, se tutto ciò che esiste è materia e movimento, cos’è una mente? Perciò può un computer, come l’agente Smith, la Nemesi di Neo, avere una mente? L’Epistemologia si domanda: qual è la natura della conoscenza? Gli scettici dicono che non possiamo acquisire la conoscenza attraverso i sensi perché non possiamo essere certi che quello che ci dicono i sensi è vero: così, possiamo avere la certezza di  non vivere in Matrix? L’Etica si chiede: cosa determina cos’è giusto o cos’è sbagliato? Quello che importa nella vita è soltanto avere esperienze positive sebbene non siamo nient’altro che “cervello in vitro”, o è piuttosto il tipo di scelte che compiamo a condizionarci? “Neo pensa che condurre una buona vita richieda fare delle scelte giuste”, dice Schick, il che implica l’eterno dilemma del fato e del libero arbitrio, dell’illusione di una scelta o di una reale scelta, che riconduce alla Metafisica. Lo scopo dell’Eletto, il protagonista Neo, è quello di salvare gli uomini, rendendoli coscienti che la loro vita non è altro che Matrix, un’illusione generata dalle macchine che hanno preso il sopravvento sulla stirpe umana, e di incitarli alla ribellione. La nostra volontà può essere così forte da non soccombere al cieco destino?
Nell’enucleare questi temi riaffiorano certamente i pensieri dei più grandi filosofi. Come non menzionare Cartesio, che fu il primo a porsi la domanda se in realtà vivessimo in una sorta di ‘Matrix’, un mondo apparente costruito da un genio maligno? Egli infine approdò al celeberrimo Cogito, ergo sum: forse nulla di ciò che percepiamo con i sensi è reale ma reale è il fatto stesso che io posso pensarlo. Dunque, almeno come res cogitans esistiamo.

Anche l’altra famosa saga de Il Signore degli Anelli secondo Schick esemplifica perfettamente una questione attuale di estrema importanza: quella che egli definisce come “la minaccia delle tecnologie emergenti”. La tecnologia è indubbiamente fondamentale ormai nella vita quotidiana, ma l’uso improprio che se ne può fare minaccia di distruggerci, così come gli anelli di Tolkien che hanno il potere di corrompere l’animo anche delle persone più semplici: “Anche Frodo è attratto dall’anello, è Sam a ricondurlo sulla retta via. Dovremmo gettare nel fuoco queste conoscenze tecnologiche, proprio come il Concilio di Elrond ha votato di distruggere l’anello”, sottolinea lo studioso. Per un bene maggiore bisogna sacrificare un bene che è un vantaggio per pochi, forse rinunciare a quelle “magnifiche sorti e progressive” dell’umanità che il Leopardi, ironicamente, cantava.